Settore · ATECO 30.1, 30.11, 30.12, 33.15
Cantieristica navale
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Un cantiere dentro un cantiere
La cantieristica navale concentra in uno spazio ristretto quasi tutti i rischi gravi del lavoro industriale: lavori in quota sulle fiancate e sulle sovrastrutture, spazi confinati nei doppifondi e nelle cisterne, saldatura e taglio termico in ambienti chiusi, movimentazione di grandi masse, rumore intenso e coattività di decine di imprese sullo stesso scafo. Che si tratti di nuova costruzione in bacino o di riparazione alla banchina, la nave in lavorazione è a tutti gli effetti un cantiere temporaneo o mobile, con la disciplina del Titolo IV del Testo Unico che si sovrappone agli obblighi generali di ogni datore di lavoro.
I rischi tipici
- Spazi confinati: doppifondi, gavoni, casse di zavorra, cisterne del carico, locali macchine e sottocoperta. Atmosfere povere di ossigeno, sacche di gas, residui di prodotti trasportati e vie di fuga anguste rendono questi ambienti la principale fonte di infortuni multipli e mortali del comparto.
- Fumi di saldatura e agenti chimici: saldatura, molatura e taglio al plasma negli ambienti chiusi dello scafo, applicazione di pitture, primer e solventi. La ventilazione naturale è quasi sempre insufficiente.
- Cadute dall’alto: ponteggi di fiancata, trabattelli, lavori sulle sovrastrutture, sui ponti e all’interno delle stive, con dislivelli notevoli e superfici scivolose.
- Rumore e vibrazioni: scriccatura, martellatura, sabbiatura e prove ai motori generano livelli molto elevati, amplificati dalla riflessione sulle lamiere.
- Rischio di incendio ed esplosione: lavori a caldo in prossimità di residui infiammabili, coibentazioni e cisterne non bonificate; è il rischio da governare con permessi di lavoro rigorosi.
- Amianto e fibre: coibentazioni e guarnizioni nelle navi datate emergono durante demolizioni, refitting e riparazioni.
- Movimentazione e sollevamento: gru di banchina, carriponte e paranchi che manovrano blocchi di scafo, motori e attrezzature di grande massa sopra le squadre di lavoro.
Gli adempimenti essenziali
Oltre agli obblighi comuni a ogni azienda (DVR, nomina dell’RSPP, formazione, sorveglianza sanitaria, gestione delle emergenze), il cantiere navale impone una gestione stringente della compresenza e degli accessi.
- Coordinamento della coattività — quando operano più imprese esecutrici, il committente nomina il coordinatore per la sicurezza in progettazione ed esecuzione e viene redatto il PSC. Negli appalti interni all’organizzazione dell’armatore o del cantiere si applica invece la cooperazione e il coordinamento dell’art. 26, con la gestione delle interferenze tra imprese.
- POS di ogni impresa esecutrice — calato sulle lavorazioni reali di quel bacino o di quella commessa di riparazione.
- Procedure per gli ambienti confinati — l’accesso a doppifondi e cisterne segue le tutele dell’art. 66 e del DPR 177/2011: qualificazione dell’impresa, permesso di ingresso, verifica dell’atmosfera, presidio esterno e dispositivi di recupero.
- Permesso di lavoro a caldo — autorizzazione formale, bonifica delle aree, sorveglianza antincendio e verifica dell’assenza di atmosfere esplosive prima di saldature e tagli.
- Valutazione del rischio chimico — fumi metallici, pitture e solventi, con misure di ventilazione e aspirazione documentate.
- Formazione e addestramento specifici — abilitazioni per gru e apparecchi di sollevamento, addestramento agli ambienti confinati e ai DPI di terza categoria.
- DPI e apprestamenti — protezione delle vie respiratorie, otoprotettori, imbracature e sistemi anticaduta, indumenti idonei ai lavori a caldo.
Gli obblighi delle imprese e del datore di lavoro in cantiere, il ruolo del coordinatore e del committente sono definiti nel Titolo IV del Testo Unico, mentre i requisiti degli ambienti confinati richiamano l’art. 66 e la disciplina speciale del DPR 177/2011. Per gli importi delle sanzioni e i passaggi procedurali fai sempre riferimento al testo di legge aggiornato e alle indicazioni degli organi di vigilanza, perché il quadro è stato più volte modificato.
Checklist rapida di sopralluogo
- POS di ogni impresa presente a bordo, coerente con le lavorazioni in corso
- PSC e coordinamento delle interferenze aggiornati sulla coattività effettiva
- Permesso di ingresso in spazi confinati con misura dell’ossigeno e dei gas
- Presidio esterno e dispositivi di recupero pronti per ogni accesso in doppiofondo o cisterna
- Permesso di lavoro a caldo con bonifica e sorveglianza antincendio
- Aspirazione localizzata e ventilazione forzata attive negli ambienti chiusi
- Ponteggi di fiancata, trabattelli e protezioni delle aperture verificati
- Imbracature e sistemi anticaduta ispezionati, con ancoraggi idonei
- Otoprotettori e protezione delle vie respiratorie consegnati e indossati
- Abilitazioni valide per gruisti e addestramento agli ambienti confinati documentato
Domande frequenti
L'ingresso in un doppiofondo o in una cisterna di una nave è un lavoro in spazio confinato?
Sì. Doppifondi, gavoni, casse di zavorra, cisterne e locali sottocoperta scarsamente ventilati rientrano tra gli ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Prima dell'accesso vanno applicate le tutele del DPR 177/2011: qualificazione dell'impresa, procedura di lavoro, verifica dell'atmosfera, sorveglianza dall'esterno e dispositivi di recupero. Per il dettaglio delle condizioni consulta la fonte normativa.
In un cantiere di riparazione navale con più ditte serve un coordinatore per la sicurezza?
Quando in un cantiere temporaneo o mobile operano, anche non contemporaneamente, più imprese esecutrici, il committente nomina il coordinatore per la progettazione e per l'esecuzione e viene redatto il PSC. Nel bacino o alla banchina, dove convivono scafo, allestimento e impiantistica, il coordinamento delle interferenze è l'adempimento più critico: fai riferimento al Titolo IV del Testo Unico.
Come si gestiscono i fumi di saldatura a bordo?
Negli ambienti chiusi dello scafo i fumi di saldatura e taglio si accumulano rapidamente. La misura prioritaria è l'aspirazione localizzata alla fonte e la ventilazione forzata degli ambienti; solo quando non basta si integra con la protezione delle vie respiratorie. La scelta va documentata nella valutazione dei rischi e riletta nel protocollo di sorveglianza sanitaria.