Scheda rischio
Atmosfere esplosive (ATEX)
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Un’atmosfera esplosiva è una miscela di aria e sostanze infiammabili (gas, vapori, nebbie o polveri) che, una volta innescata, propaga la combustione a tutta la miscela. Bastano tre elementi contemporanei: il combustibile disperso, l’ossigeno dell’aria e una sorgente di innesco. L’esplosione libera in frazioni di secondo pressione, calore e proiezione di materiali, con conseguenze spesso mortali e danni strutturali gravi. La prevenzione ATEX non punta a “gestire” l’esplosione, ma a impedire che i tre elementi coesistano.
Cosa dice la norma
Il rischio di esplosione è disciplinato dal Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 (artt. 287-297), che recepisce la direttiva sociale ATEX. I capisaldi da conoscere:
- Art. 290 — obbligo di valutare i rischi specifici derivanti da atmosfere esplosive, tenendo conto di probabilità di formazione, durata, presenza di sorgenti di innesco ed entità degli effetti.
- Art. 293 — ripartizione in zone delle aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive e loro segnalazione, secondo i criteri dell’Allegato XLIX.
- Art. 294 e art. 294-bis — obblighi generali del datore di lavoro, informazione e formazione dei lavoratori esposti.
- Art. 296 — redazione del documento sulla protezione contro le esplosioni, che dimostra l’avvenuta valutazione, elenca le aree classificate e le misure adottate, anche in caso di coordinamento fra imprese diverse.
Le prescrizioni tecniche e organizzative minime e la segnaletica sono negli Allegati L e LI. Per gli stabilimenti che detengono sostanze pericolose oltre determinate soglie si aggiunge la disciplina Seveso.
Come si valuta
La valutazione ATEX è un percorso a tappe che confluisce nel documento dell’art. 296:
- Individuazione delle sostanze e delle sorgenti di emissione: quali infiammabili sono presenti (solventi, gas combustibili, polveri di processo) e da dove possono rilasciarsi in condizioni normali, prevedibili o anomale.
- Classificazione delle zone: le aree con pericolo da gas, vapori o nebbie si suddividono in zone 0, 1 e 2; quelle con pericolo da polveri combustibili in zone 20, 21 e 22, in funzione della frequenza e durata della presenza di atmosfera esplosiva. La classificazione segue le norme tecniche di riferimento (serie CEI EN 60079) ed è opportuno affidarla a personale competente.
- Analisi delle sorgenti di innesco: si censiscono superfici calde, fiamme, scintille meccaniche ed elettriche, elettricità statica, fulmini, correnti vaganti. Ogni sorgente attiva in una zona classificata va eliminata o resa inefficace.
- Stima del rischio ed estensione delle zone: si determinano tipo, estensione e durata delle zone, definendo le misure necessarie perché il rischio residuo sia accettabile.
Per il metodo operativo e la struttura del documento, vedi la guida sulla valutazione ATEX.
Le misure, in ordine di priorità
- Prevenzione della formazione dell’atmosfera esplosiva (misura prioritaria): sostituzione dei prodotti infiammabili con alternative meno pericolose, sistemi chiusi, inertizzazione, aspirazione localizzata delle polveri, ventilazione che mantenga la concentrazione sotto il limite inferiore di esplosività.
- Eliminazione o controllo delle sorgenti di innesco: impiego di apparecchi e sistemi di protezione conformi e adatti alla categoria della zona, messa a terra ed equipotenzializzazione contro l’elettricità statica, procedure per lavori a caldo (permesso di lavoro), protezione contro i fulmini.
- Attenuazione degli effetti: dispositivi di sfogo dell’esplosione, isolamento e soppressione, compartimentazione, per contenere le conseguenze quando l’evento non è del tutto escludibile.
- Misure organizzative: segnaletica delle zone all’ingresso (Allegato L), istruzioni scritte, permessi di lavoro, formazione specifica dei lavoratori e coordinamento con le imprese esterne che operano nelle aree classificate.
La pulizia industriale merita un posto a sé: gli strati di polvere combustibile depositati su strutture e macchine sono un serbatoio che, risollevato da un primo scoppio, alimenta un’esplosione secondaria spesso più distruttiva della prima. Una procedura di pulizia programmata è, in molti impianti, la misura più efficace e più trascurata.
Sorveglianza sanitaria e rischi connessi
Il Titolo XI non prevede una sorveglianza sanitaria specifica per il rischio di esplosione, che è per sua natura un rischio infortunistico. L’obbligo di sorveglianza può però discendere dagli agenti chimici o dalle polveri manipolati nello stesso processo (esposizione a solventi, a polveri di legno o ad altri inquinanti): la valutazione ATEX va quindi tenuta coerente con quella del rischio incendio e con quella igienico-ambientale, evitando documenti che si ignorano a vicenda.
Errori comuni
- Confondere ATEX e antincendio: sono valutazioni collegate ma distinte. Un buon piano antincendio non sostituisce la classificazione delle zone né il documento dell’art. 296.
- Dimenticare le polveri: molte aziende classificano i gas e ignorano farine, zuccheri, legno o metalli, dove il rischio di esplosione è concreto.
- Installare apparecchi non idonei alla zona: usare in zona classificata attrezzature prive dei requisiti previsti vanifica ogni altra misura.
- Redigere il documento e non aggiornarlo: nuove sostanze, nuove macchine o modifiche di layout cambiano l’estensione delle zone e richiedono la revisione della valutazione.
Domande frequenti
Il documento sulla protezione contro le esplosioni è obbligatorio anche per una piccola azienda?
Sì. Se dall'analisi possono formarsi atmosfere esplosive, il datore di lavoro deve redigere il documento previsto dall'art. 296, a prescindere dalle dimensioni. Può essere integrato nel DVR, ma i suoi contenuti minimi (aree classificate, misure, coordinamento) restano dovuti.
Un forno a metano o una cabina di verniciatura rientrano nell'ATEX?
Dipende dalla presenza di sostanze infiammabili e dalla possibilità che si formi una miscela pericolosa con l'aria. Una cabina di verniciatura a solventi, un locale caldaia, un silo di polveri combustibili o un deposito di bombole sono situazioni tipiche da valutare ai sensi del Titolo XI.
Le polveri possono davvero esplodere?
Sì. Polveri combustibili sospese in aria in concentrazione sufficiente (legno, farine, zuccheri, metalli, plastiche) possono innescare esplosioni violente. Per questo il Titolo XI classifica anche le zone da polveri (20, 21, 22), non solo quelle da gas e vapori.
Approfondisci
- ArticoloArt. 290 — Valutazione dei rischi di esplosione
- ArticoloArt. 293 — Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive
- ArticoloArt. 296 — Verifiche
- GuidaValutazione ATEX e documento contro le esplosioni
- RischioIncendio
- RischioPolveri di legno duro
- SettoreChimico e farmaceutico
- NormaD.Lgs. 105/2015 — Seveso III e rischio di incidente rilevante