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TUS

Titolo XI · Capo II — Obblighi del datore di lavoro

Art. 293 — Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il testo della norma, in chiaro

L’articolo 293 chiude il ciclo logico aperto dalla valutazione dei rischi di esplosione: dopo aver capito dove può formarsi un’atmosfera esplosiva, impone di tradurre quella conoscenza in una mappa operativa dello stabilimento. In sintesi:

Co. 1 — Il datore di lavoro ripartisce in zone, a norma dell’Allegato XLIX, le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive. Co. 2 — Il datore di lavoro assicura che per tali aree siano applicate le prescrizioni minime dell’Allegato L (misure organizzative e criteri di scelta di apparecchi e sistemi di protezione). Co. 3 — Se necessario, le aree in cui l’atmosfera esplosiva può formarsi in quantità tali da mettere in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori sono segnalate nei punti di accesso a norma dell’Allegato LI (il cartello triangolare “EX”).

L’articolo va letto insieme alla valutazione dei rischi di esplosione dell’art. 290, che ne è il presupposto, e al documento sulla protezione contro le esplosioni dell’art. 294, in cui la classificazione in zone deve essere formalizzata.

Cosa significa in pratica

Classificare le zone significa disegnare, letteralmente, i confini del pericolo dentro l’azienda. Non è un esercizio teorico: da quella mappa discende quali apparecchiature elettriche e meccaniche puoi installare, quali procedure di lavoro adotti, dove è vietato fumare o usare un trapano non certificato.

Il criterio dell’Allegato XLIX è basato sulla frequenza e durata della presenza dell’atmosfera esplosiva:

  • Zona 0 / Zona 20: l’atmosfera esplosiva (da gas o da polveri) è presente in modo continuo, per lunghi periodi o frequentemente. Pensa all’interno di un serbatoio di solventi o di un silo di farina.
  • Zona 1 / Zona 21: la formazione dell’atmosfera è probabile durante il normale funzionamento. Tipicamente le immediate vicinanze di un punto di carico o di uno sfiato.
  • Zona 2 / Zona 22: la formazione è improbabile e, se avviene, dura poco. Sono le fasce più esterne, dove l’atmosfera può comparire solo per un guasto o un evento anomalo.

Un esempio concreto. In un mulino o in un pastificio, l’interno delle tramogge e dei sili è zona 20; l’area attorno alle bocche di scarico dove la polvere di farina si solleva in nube è zona 21; il resto del reparto, dove la polvere si deposita ma raramente forma una nube, tende alla zona 22. In una verniciatura a spruzzo, la cabina è zona 1 durante l’attività e diventa zona 2 nelle vicinanze. Ogni zona così individuata richiede attrezzature con la categoria ATEX adeguata (per la gestione del rischio da atmosfere esplosive le categorie 1, 2 e 3 corrispondono proprio ai livelli di protezione delle zone).

Il comma 2 è il “così cosa faccio”: una volta tracciate le zone, scattano le prescrizioni minime dell’Allegato L. Sul piano organizzativo significa istruzioni scritte, permessi di lavoro per le attività pericolose, formazione mirata; sul piano tecnico significa scegliere apparecchi e sistemi di protezione conformi alla categoria richiesta dalla zona. La classificazione non è quindi un’etichetta, ma il parametro che seleziona ogni misura successiva.

Il comma 3 riguarda la comunicazione del rischio: dove l’atmosfera può raggiungere quantità pericolose, i punti di accesso vanno segnalati con il cartello dell’Allegato LI — forma triangolare, bordo e lettere nere “EX” su sfondo giallo. È il segnale che avverte chiunque entri (manutentori, appaltatori, personale di altri reparti) che in quell’area valgono regole speciali.

Obblighi e soggetti coinvolti

  • Datore di lavoro: è il destinatario diretto dell’obbligo. Ripartisce le zone, applica l’Allegato L e dispone la segnaletica. Si avvale in genere di tecnici specializzati per la classificazione, ma la responsabilità dell’atto resta sua.
  • RSPP e progettisti/consulenti ATEX: elaborano tecnicamente la classificazione (spesso con le norme tecniche di riferimento, come la serie CEI EN 60079), che confluisce nel documento dell’art. 294.
  • Preposti: vigilano sul rispetto dei divieti e delle procedure nelle zone classificate durante il lavoro quotidiano.
  • Imprese appaltatrici e lavoratori esterni: devono conoscere la classificazione delle aree in cui operano; qui si intreccia il coordinamento previsto dal Titolo XI quando più imprese condividono lo stesso luogo.

La classificazione va rivista quando cambiano gli impianti, le sostanze, i quantitativi o i cicli di lavoro: non è un documento “fatto una volta per tutte”, ma segue la vita dello stabilimento allo stesso modo della valutazione dei rischi che la alimenta.

Errori comuni

  1. Classificare senza aver prima valutato. La ripartizione in zone non sostituisce la valutazione dei rischi di esplosione: senza l’analisi delle sorgenti di emissione la mappa delle zone è arbitraria.
  2. Confondere le zone da gas con quelle da polveri. Usare la numerazione 0-1-2 per una polvere combustibile (che va classificata 20-21-22) è un errore ricorrente, con conseguenze dirette sulla scelta delle attrezzature.
  3. Installare apparecchi non idonei alla zona. Un motore, una lampada o un utensile non certificato ATEX per la categoria richiesta vanifica la classificazione e diventa esso stesso sorgente di innesco.
  4. Dimenticare la segnaletica ai punti di accesso. L’assenza del cartello “EX” dove l’atmosfera può essere pericolosa è tra le prime cose che un’ispezione rileva, e pesa anche in caso di ingresso di personale esterno non informato.
  5. Non aggiornare la classificazione dopo una modifica. Un nuovo serbatoio, un cambio di solvente o l’aumento delle portate possono spostare i confini delle zone: se la mappa resta quella vecchia, le misure applicate non corrispondono più al rischio reale.

Domande frequenti sull’art. 293

Che differenza c'è tra la valutazione dell'art. 290 e la classificazione delle zone dell'art. 293?

La valutazione dei rischi di esplosione dell'art. 290 stabilisce se e dove possono formarsi atmosfere esplosive e quanto è probabile. L'art. 293 è il passaggio successivo: presa quella fotografia, il datore di lavoro divide fisicamente gli spazi in zone secondo l'Allegato XLIX, così da graduare le misure di protezione.

Come sono numerate le zone ATEX?

L'Allegato XLIX distingue le atmosfere da gas, vapori o nebbie (zone 0, 1 e 2) da quelle da polveri combustibili (zone 20, 21 e 22). Il numero più basso indica presenza continua o frequente dell'atmosfera esplosiva, quello più alto una presenza solo occasionale o improbabile e di breve durata.

La segnalazione delle zone con il cartello EX è sempre obbligatoria?

L'art. 293, comma 3, la richiede quando è necessario, cioè nei punti di accesso alle aree in cui l'atmosfera esplosiva può formarsi in quantità pericolose per la sicurezza e la salute. Il segnale è quello dell'Allegato LI: bordo nero, sfondo giallo e le lettere nere EX.

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