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TUS

Titolo X-bis · Capo I — Protezione dalle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario

Art. 286-quater — Misure specifiche di prevenzione e protezione

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il testo della norma, in chiaro

L’articolo 286-quater impone al datore di lavoro del settore sanitario un pacchetto di misure concrete, da adottare sulla base della valutazione dei rischi dell’art. 28 e senza pregiudizio delle tutele già previste dal Titolo X sul rischio biologico. In sintesi, dove la valutazione riveli un rischio di ferita o di esposizione a sangue e ad altro materiale potenzialmente infetto, il datore di lavoro deve:

a) definire e attuare procedure di utilizzo e di eliminazione in sicurezza dei dispositivi medici taglienti o acuminati e dei rifiuti contaminati, prevedendo contenitori adeguatamente sigillati ed etichettati, collocati il più vicino possibile alle zone in cui i taglienti sono usati; b) eliminare l’uso non necessario di oggetti taglienti e acuminati, modificando le procedure di lavoro; c) mettere a disposizione dispositivi medici dotati di meccanismi di protezione e sicurezza (safety-engineered), sulla base dei risultati della valutazione; d) vietare la pratica del reincappucciamento manuale degli aghi in assenza di dispositivi che incorporino meccanismi di protezione; e) assicurare che le misure di prevenzione si integrino con l’informazione, la formazione e la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti.

La norma recepisce nell’ordinamento italiano l’Accordo quadro europeo confluito nella direttiva 2010/32/UE: passa da un principio generale a un elenco di obblighi puntuali, misurabili in sede ispettiva.

Cosa significa in pratica

Il senso dell’articolo è spostare la prevenzione dal comportamento del singolo operatore al sistema. Per anni la puntura d’ago è stata trattata come “distrazione” del professionista; l’art. 286-quater ribalta la prospettiva e chiede al datore di lavoro di rendere il gesto sicuro a monte, con scelte organizzative e di acquisto.

Il punto di partenza è sempre la valutazione del rischio biologico: è lì che si mappano i reparti, le procedure e i dispositivi da cui deriva il pericolo di ferite da taglio e da punta. Da quella mappa discendono le misure. Qualche esempio concreto di come si traducono in un’azienda sanitaria:

  • Contenitori a portata di mano. In un reparto di degenza, il contenitore rigido per taglienti va posizionato sul carrello delle medicazioni o a bordo letto, non in fondo al corridoio: la lettera a) chiede proprio che lo smaltimento avvenga “il più vicino possibile” al punto d’uso, per eliminare il tragitto con l’ago scoperto in mano.
  • Acquisto di presidi di sicurezza. In un ambulatorio prelievi, la lettera c) impone di valutare la sostituzione delle butterfly e delle siringhe tradizionali con dispositivi a retrazione automatica o con guaina; la scelta va documentata e motivata rispetto alla valutazione dei rischi.
  • Divieto di recapping in sala operatoria e in odontoiatria. In uno studio dentistico, reincappucciare l’ago dell’anestesia “come si è sempre fatto” è la condotta che la lettera d) vieta; se non è disponibile un dispositivo con sistema di ricopertura a una mano, l’ago si elimina direttamente nel contenitore.
  • Procedure scritte e conosciute. Non basta comprare i dispositivi giusti: servono istruzioni operative sull’uso e sullo smaltimento, che diventano poi oggetto della formazione dell’art. 286-quinquies.

Un errore di lettura frequente è considerare questi obblighi “aggiuntivi” rispetto al Titolo X. Non lo sono: l’art. 286-quater fa sistema con il rischio biologico. Le misure sui taglienti si sommano a quelle su vaccinazioni, DPI e procedure già dovute per gli agenti biologici, non le sostituiscono.

Obblighi e soggetti coinvolti

  • Datore di lavoro (direzione sanitaria, titolare dello studio, legale rappresentante della struttura): è il destinatario principale. Deve tradurre la valutazione dei rischi in misure tecniche, organizzative e procedurali e finanziarne l’attuazione, a partire dall’acquisto dei dispositivi di sicurezza.
  • Dirigente: attua le misure nell’organizzazione dei reparti e dei servizi che dirige e vigila sul rispetto del divieto di reincappucciamento.
  • Preposto: sovrintende in reparto, richiama i comportamenti scorretti e segnala le criticità (dispositivi mancanti, contenitori pieni o mal posizionati).
  • Lavoratori: adottano le procedure di utilizzo e smaltimento e usano i dispositivi di sicurezza messi a disposizione.
  • RSPP e medico competente: collaborano alla valutazione e alla scelta dei presidi; il medico competente gestisce la sorveglianza sanitaria e le procedure post-esposizione previste dall’art. 286-sexies.

Il campo di applicazione è quello fissato dall’art. 286-ter: tutte le strutture del settore ospedaliero e sanitario, pubbliche e private. Le definizioni di “tagliente”, “lavoratore” e “datore di lavoro” rilevanti restano quelle dell’art. 286-bis.

Errori comuni

  1. Fermarsi ai DPI. Guanti e camici riducono ma non eliminano il rischio di puntura: la norma chiede prima di tutto di eliminare l’uso non necessario dei taglienti e di adottare dispositivi con meccanismi di sicurezza, non solo di proteggere l’operatore a valle.
  2. Acquistare i presidi “di sicurezza” e non usarli. Comprare siringhe retrattili e lasciarle in magazzino perché “costano di più” vanifica l’obbligo: la messa a disposizione deve essere effettiva nei reparti dove la valutazione ha individuato il rischio.
  3. Tollerare il reincappucciamento per abitudine. È tra le violazioni più contestate in sede ispettiva, soprattutto in odontoiatria e nei prelievi: senza un dispositivo idoneo, il recapping manuale è vietato.
  4. Contenitori sbagliati o lontani. Contenitori non rigidi, riempiti oltre il limite o collocati lontano dal punto d’uso trasformano lo smaltimento stesso in fonte di ferita.
  5. Scollegare le misure dalla formazione. Le procedure dell’art. 286-quater funzionano solo se il personale sa applicarle: l’informazione e la formazione dell’art. 286-quinquies sono parte integrante del sistema, non un adempimento separato.

Domande frequenti sull’art. 286-quater

L'art. 286-quater obbliga a usare aghi e dispositivi con meccanismo di sicurezza?

Sì, quando la valutazione dei rischi lo richiede. Se dall'analisi emerge un rischio di ferita o di esposizione a sangue e materiale potenzialmente infetto, il datore di lavoro deve mettere a disposizione presidi che incorporano meccanismi di protezione e sicurezza, come aghi retraibili o con guaina protettiva, al posto dei dispositivi tradizionali dove tecnicamente possibile.

Il reincappucciamento degli aghi è sempre vietato?

La norma vieta la pratica del reincappucciamento manuale (recapping) come gesto di routine. È tollerata solo dove esistano dispositivi che consentono di ricoprire l'ago con meccanismi di sicurezza a una sola mano; in assenza di tali dispositivi, l'ago va eliminato direttamente nell'apposito contenitore rigido senza reincappucciarlo.

Queste misure valgono solo negli ospedali pubblici?

No. L'art. 286-quater si applica, tramite l'art. 286-ter, a tutte le strutture del settore ospedaliero e sanitario, pubbliche e private, dove si utilizzano dispositivi taglienti o acuminati: ambulatori, studi dentistici, laboratori, RSA e servizi di assistenza domiciliare rientrano nel campo di applicazione.

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