Titolo VIII · Capo II — Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro
Art. 188 — Definizioni
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il testo della norma, in chiaro
L’articolo 188 apre il Capo II del Titolo VIII fissando il significato dei tre parametri con cui si misura il rumore negli ambienti di lavoro. Non introduce obblighi: stabilisce il vocabolario tecnico su cui poggia tutto il resto del capo.
a) Pressione acustica di picco (ppeak): il valore massimo della pressione acustica istantanea ponderata in frequenza «C». È il singolo evento sonoro più intenso, il “colpo” — si pensi a una pressa, a uno sparo, a un maglio.
b) Livello di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h): il valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione per una giornata lavorativa nominale di otto ore, come definito dalla norma ISO 1999:1990. Comprende tutti i rumori presenti sul lavoro, incluso il rumore impulsivo.
c) Livello di esposizione settimanale al rumore (LEX,w): il valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione giornaliera per una settimana nominale di cinque giornate lavorative di otto ore, sempre secondo la ISO 1999:1990.
Tre grandezze, due logiche diverse: la dose accumulata nel tempo (LEX,8h e LEX,w) e l’evento istantaneo (ppeak).
Cosa significa in pratica
Capire questi tre parametri è la premessa per leggere qualsiasi relazione fonometrica e qualsiasi pagina “rumore” del DVR. Sono i numeri che l’ispettore confronta con le soglie di legge.
Il LEX,8h è il dato più usato. Risponde alla domanda: “quanta energia sonora complessiva ha ricevuto quel lavoratore in una giornata tipo?”. È un livello equivalente, cioè spalma su otto ore l’insieme dei rumori — continui, variabili e impulsivi — a cui la persona è realmente esposta. Un operatore che passa quattro ore accanto a una rettificatrice rumorosa e quattro ore in ufficio non ha “il rumore della rettificatrice”: ha una media pesata che tiene conto anche del tempo trascorso in silenzio. È questo valore che, all’art. 189, viene messo a confronto con i valori di azione (inferiore e superiore) e con il valore limite.
Il LEX,w serve quando la giornata “tipo” non esiste. Pensa a un’impresa di manutenzione che un giorno usa il martello demolitore per otto ore e nei giorni successivi fa lavori silenziosi: la media giornaliera oscilla troppo per essere rappresentativa. La norma consente allora di ragionare sulla settimana, a condizione — come precisa l’art. 189 — che il livello settimanale non superi il valore limite e che si adottino misure adeguate per i giorni più esposti. Non è una scorciatoia per “diluire” il rumore: è uno strumento per fotografare correttamente esposizioni molto variabili.
La pressione acustica di picco misura tutt’altro. Il LEX descrive un danno da dose, che si accumula con gli anni; la ppeak descrive il rischio di un danno acuto provocato da un singolo impulso violento, capace di ledere l’orecchio in una frazione di secondo. Per questo è ponderata in banda «C», più adatta a cogliere le basse frequenze e le forti intensità degli eventi impulsivi, mentre il LEX usa la ponderazione «A», tarata sulla risposta dell’orecchio ai livelli ordinari. In un’officina, in una fucina o in un poligono possono coesistere un LEX,8h contenuto e picchi elevatissimi: valutare solo la media significherebbe non vedere metà del problema.
Il richiamo alla norma ISO 1999:1990 non è un dettaglio formale. Ancorare le definizioni a uno standard internazionale garantisce che il valore misurato in un’azienda sia calcolato allo stesso modo ovunque, con lo stesso metodo di integrazione temporale. È ciò che rende i dati confrontabili nel tempo, tra reparti e tra fornitori diversi di rilievi fonometrici.
Obblighi e soggetti coinvolti
L’articolo 188 non attribuisce obblighi diretti, ma i suoi parametri diventano operativi negli articoli successivi.
- Datore di lavoro: valuta il rischio rumore secondo l’art. 190 usando questi indicatori e li riporta nel DVR; sulla loro base sceglie le misure dell’art. 192 e i DPI uditivi.
- Tecnico competente in acustica / chi effettua le misure: applica i parametri dell’art. 188 secondo le procedure dell’art. 191, producendo LEX,8h, eventualmente LEX,w e ppeak in modo tracciabile.
- Medico competente: sulla scorta dei livelli così definiti attiva la sorveglianza sanitaria audiometrica quando scattano le soglie del capo.
- RSPP: traduce i valori misurati in programma di prevenzione e in informazione ai lavoratori esposti.
Errori comuni
- Confondere il livello di picco con la media. Un LEX,8h “sotto soglia” non esclude un problema: se la ppeak supera i limiti dell’art. 189, il rischio esiste comunque e va gestito.
- Usare il LEX,w per “abbassare” i numeri. Il livello settimanale è ammesso solo per esposizioni realmente variabili e non deroga al valore limite; impiegarlo per mascherare giornate critiche è una forzatura che non regge in sede ispettiva.
- Ignorare il rumore impulsivo. La definizione di LEX,8h include espressamente gli impulsi: escluderli dalla misura, o affidarsi a strumentazione che non li integra, produce un valore falsato per difetto.
- Trattare le ponderazioni come intercambiabili. «A» per il LEX e «C» per il picco non sono equivalenti: riportare un picco in banda «A» rende il dato inconfrontabile con la soglia di legge.
Domande frequenti sull’art. 188
Che differenza c'è tra LEX,8h e pressione acustica di picco?
Il LEX,8h misura l'energia sonora media a cui è esposto il lavoratore in una giornata di otto ore: descrive un'esposizione prolungata. La pressione acustica di picco (ppeak) misura invece il singolo evento più intenso, il colpo istantaneo, ed è espressa in pascal ponderati in banda C. Servono a valutare rischi diversi: il danno da dose cumulata e il danno da impulso violento.
Quando si usa il LEX,w al posto del LEX,8h?
Il livello di esposizione settimanale (LEX,w) media i valori giornalieri su una settimana di cinque giornate da otto ore. Si utilizza, ai sensi dell'art. 189, quando l'esposizione varia molto da un giorno all'altro: consente di rappresentare in modo più realistico un lavoro con picchi concentrati in pochi giorni e giornate silenziose negli altri.
Le definizioni dell'art. 188 hanno un valore pratico o sono solo teoria?
Sono la base tecnica di tutto il Capo II. I valori limite e i valori di azione dell'art. 189, la valutazione dell'art. 190 e le misurazioni dell'art. 191 sono tutti costruiti su questi tre parametri. Senza definizioni univoche, i numeri riportati nel DVR e nelle relazioni fonometriche non sarebbero confrontabili né verificabili.