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TUS

Titolo X · Capo I — Disposizioni generali

Art. 268 — Classificazione degli agenti biologici

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il testo della norma, in chiaro

L’articolo 268 stabilisce come si classificano gli agenti biologici ai fini della tutela dei lavoratori. Il criterio è uno solo — il rischio di infezione — e porta a quattro gruppi:

Co. 1, lett. a)Gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani. Co. 1, lett. b)Gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità e sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche. Co. 1, lett. c)Gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi e costituisce un serio rischio per i lavoratori; può propagarsi nella comunità, ma di norma esistono efficaci misure profilattiche o terapeutiche. Co. 1, lett. d)Gruppo 4: un agente che può provocare malattie gravi, costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; di norma non sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche. Co. 2 — Se un agente non è attribuibile in modo inequivocabile a un gruppo, va classificato nel gruppo di rischio più elevato tra le possibilità. Co. 3 — L’Allegato XLVI riporta l’elenco degli agenti biologici classificati nei gruppi 2, 3 e 4.

Quattro definizioni e un rinvio all’allegato: è la chiave di lettura di tutto il Titolo X.

Cosa significa in pratica

La classificazione non è un esercizio accademico: è la scala su cui poggiano tutti gli obblighi successivi. Una volta che un agente è collocato in un gruppo, quel gruppo determina il livello di contenimento, le misure di igiene, la sorveglianza sanitaria e — per gli agenti dei gruppi 3 e 4 — perfino gli obblighi di comunicazione e autorizzazione. Sbagliare il gruppo significa dimensionare male l’intera prevenzione.

I quattro parametri che il legislatore usa per costruire i gruppi sono sempre gli stessi: infettività (capacità di causare malattia), patogenicità (gravità della malattia), trasmissibilità nella comunità e neutralizzabilità (esistenza di vaccini o terapie). Salendo di gruppo, questi fattori peggiorano progressivamente.

Qualche riferimento concreto per orientarsi:

  • Gruppo 1: microrganismi comuni e sostanzialmente innocui, come molti ceppi utilizzati in laboratorio didattico. Sono così poco rilevanti che non compaiono nemmeno nell’elenco dell’Allegato XLVI.
  • Gruppo 2: agenti diffusi negli ambienti di lavoro sanitari e non, per i quali esistono di norma vaccino o terapia. Rientrano qui, ad esempio, molti agenti responsabili di infezioni gestibili nella pratica clinica.
  • Gruppo 3: agenti che causano malattie gravi e possono diffondersi, come i micobatteri della tubercolosi o diversi virus a trasmissione ematica. La loro presenza fa scattare misure di contenimento rigorose.
  • Gruppo 4: agenti che provocano malattie gravissime senza terapie di routine, come i virus delle febbri emorragiche. Richiedono il massimo livello di contenimento e sono relativamente rari negli ambienti di lavoro ordinari.

Il comma 2 merita un’attenzione particolare perché è una regola di cautela: quando la scienza non permette di collocare con certezza un agente, si sceglie il gruppo più alto. È la stessa logica del principio di precauzione che attraversa tutto il decreto — nel dubbio si protegge di più, non di meno. Chi redige la valutazione del rischio biologico deve tenerne conto: davanti a un agente emergente o non ancora classificato, la scelta prudente è trattarlo come appartenente alla classe superiore finché non ci sono elementi certi.

Attenzione a un punto spesso frainteso: l’art. 268 riguarda la classificazione intrinseca dell’agente, non ancora l’esposizione reale in azienda. Il fatto che un agente sia di gruppo 3 non significa che ogni lavoratore ne sia esposto in modo grave; la stima concreta del rischio — probabilità, vie di penetrazione, quantità — avviene nella valutazione ai sensi dell’art. 271. Il gruppo è il punto di partenza, non il verdetto finale.

Obblighi e soggetti coinvolti

  • Datore di lavoro: nell’ambito dell’uso deliberato o dell’esposizione potenziale ad agenti biologici, deve identificare correttamente il gruppo di appartenenza degli agenti presenti, perché da questo discendono le misure del Capo II. La classificazione è il primo passo della valutazione dell’art. 271.
  • RSPP e medico competente: collaborano alla corretta attribuzione del gruppo, incrociando la classificazione dell’Allegato XLVI con le mansioni effettive e con i dati epidemiologici aggiornati.
  • Legislatore ed enti tecnici: mantengono aggiornato l’Allegato XLVI, che recepisce le revisioni della normativa europea sugli agenti biologici; la classificazione non è quindi statica, ma segue l’evoluzione delle conoscenze.

La corretta classificazione riguarda in modo diretto i settori a più alta esposizione biologica, a partire da sanità e ospedali, laboratori, gestione rifiuti e attività a contatto con animali.

Errori comuni

  1. Confondere gruppo e rischio effettivo. Un agente di gruppo 3 non impone automaticamente le misure massime a ogni postazione: il gruppo definisce la pericolosità intrinseca, mentre l’entità dell’esposizione va stimata caso per caso nella valutazione dei rischi.
  2. Ignorare il criterio del comma 2. Davanti a un agente non chiaramente classificabile, alcuni scelgono per comodità il gruppo inferiore. La norma impone l’esatto contrario: si adotta il gruppo più elevato.
  3. Usare un Allegato XLVI non aggiornato. L’elenco viene periodicamente rivisto; lavorare su una versione superata può portare a inquadrare un agente nel gruppo sbagliato e a sottodimensionare le misure di contenimento.
  4. Dimenticare che il gruppo 1 esiste ma non è elencato. L’assenza di un agente dall’Allegato XLVI non significa che sia fuori dal Titolo X: gli agenti di gruppo 1 restano soggetti ai principi generali di igiene, semplicemente non figurano nell’elenco dei gruppi 2, 3 e 4.

Domande frequenti sull’art. 268

In quanti gruppi sono classificati gli agenti biologici?

In quattro gruppi, numerati da 1 a 4 secondo un rischio di infezione crescente. Il gruppo 1 raccoglie gli agenti con poche probabilità di causare malattia, il gruppo 4 quelli che provocano malattie gravi, si propagano facilmente nella comunità e per i quali di norma non esistono efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Dove trovo l'elenco ufficiale degli agenti e del loro gruppo?

Nell'Allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008, richiamato dallo stesso art. 268, che riporta gli agenti biologici classificati nei gruppi 2, 3 e 4. Gli agenti del gruppo 1 non sono elencati perché considerati a basso rischio. L'elenco recepisce gli aggiornamenti della normativa europea sugli agenti biologici.

Cosa succede se un agente non è chiaramente attribuibile a un gruppo?

L'art. 268 impone di classificarlo nel gruppo di rischio più elevato tra quelli possibili. È un criterio di cautela: nel dubbio si applicano le misure di prevenzione e protezione previste per la classe superiore, così da non sottostimare l'esposizione dei lavoratori.

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