D.Lgs. 81/2008 · Allegato XLIX
Ripartizione delle aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
A cosa serve l’Allegato XLIX
Il Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 (art. 287 e seguenti) impone al datore di lavoro di proteggere i lavoratori dal rischio di esplosione. Il primo passo operativo è previsto dall’art. 293: ripartire in zone le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive, secondo i criteri dell’Allegato XLIX. L’allegato è quindi il “vocabolario” della classificazione ATEX: definisce cosa si intende per zona 0, 1, 2 (gas e vapori) e zona 20, 21, 22 (polveri combustibili).
Dalla classificazione discendono a cascata gli altri obblighi: le prescrizioni minime e la scelta degli apparecchi idonei per ciascuna zona (Allegato L), la segnaletica “EX” ai punti di accesso (Allegato LI) e il documento sulla protezione contro le esplosioni dell’art. 294, che integra il DVR.
La logica della classificazione
L’allegato ragiona per probabilità e durata della presenza di un’atmosfera esplosiva durante le normali attività, cioè quando gli impianti sono utilizzati entro i loro parametri di progetto. Più l’atmosfera esplosiva è probabile e persistente, più la zona è “severa” e più stringenti sono i requisiti degli apparecchi che vi possono lavorare.
| Presenza dell’atmosfera esplosiva | Gas, vapori, nebbie | Polveri combustibili |
|---|---|---|
| In permanenza, per lunghi periodi o frequentemente | Zona 0 | Zona 20 |
| Probabile occasionalmente durante le normali attività | Zona 1 | Zona 21 |
| Non probabile durante le normali attività; se si verifica, è di breve durata | Zona 2 | Zona 22 |
Due precisazioni contenute nell’allegato meritano attenzione operativa:
- per le polveri conta la nube di polvere combustibile nell’aria; ma strati, depositi e cumuli vanno trattati come qualsiasi altra sorgente in grado di formare un’atmosfera esplosiva, perché un urto o un flusso d’aria possono risospenderli;
- la classificazione non riguarda l’intero stabilimento ma le singole aree: uno stesso reparto può contenere una zona 0 di pochi decimetri attorno a uno sfiato e una zona 2 più ampia intorno.
Esempi tipici in azienda
- Interno di un serbatoio di solvente o di una vasca di miscelazione con prodotto infiammabile: tipicamente zona 0, perché la miscela vapori-aria è presente in modo continuativo.
- Cabina di verniciatura a spruzzo e intorno delle valvole di sfiato: zone 1 o 2 a seconda della frequenza dei rilasci e della ventilazione.
- Interno di silos e filtri a maniche in una falegnameria o in un molino: tipicamente zona 20; l’area circostante i punti di scarico e insacco può essere zona 21 o 22. Il tema è centrale per chi lavora polveri di legno e nel settore alimentare.
- Locali di ricarica batterie con sviluppo di idrogeno: da valutare in funzione della ventilazione.
L’estensione geometrica delle zone e i parametri di calcolo (grado delle emissioni, ventilazione, caratteristiche delle sostanze) non sono nell’allegato: si determinano con le norme tecniche di settore sulla classificazione dei luoghi pericolosi, richiamate dalla buona prassi. Per il metodo completo rimandiamo alla guida sulla valutazione ATEX.
Cosa discende dalla classificazione
- Scelta degli apparecchi: in ciascuna zona possono essere installati solo apparecchi della categoria adeguata secondo i criteri dell’Allegato L e della direttiva di prodotto ATEX; alla zona più severa corrisponde la categoria più protettiva.
- Segnaletica: i punti di accesso alle aree classificate vanno segnalati, dove prescritto, con il cartello triangolare “EX” dell’Allegato LI.
- Misure organizzative: formazione dei lavoratori, istruzioni scritte e permessi di lavoro per le attività pericolose (manutenzioni, lavori a caldo) nelle aree classificate.
- Documento sulla protezione contro le esplosioni: raccoglie classificazione, valutazione e misure, e va tenuto aggiornato ai sensi dell’art. 294.
Errori comuni
- Classificare “a occhio” tutto il reparto come zona 2: sottostimare una zona 0/20 espone a esplosioni; sovrastimare gonfia inutilmente i costi degli apparecchi. La zonizzazione va calcolata sorgente per sorgente.
- Dimenticare le polveri: molte aziende associano l’ATEX solo a gas e solventi, ma farine, zuccheri, polveri di legno e metalli leggeri esplodono. La presenza di depositi di polvere è già un segnale da valutare.
- Ignorare le attività anomale ma prevedibili: la classificazione considera le normali attività, ma pulizie, spurghi e manutenzioni possono generare rilasci che vanno gestiti con procedure e permessi di lavoro.
- Introdurre apparecchi non idonei dopo la classificazione: un carrello elevatore standard, un aspirapolvere ordinario o un telefono non certificati vanificano la zonizzazione. Ogni nuovo acquisto destinato ad aree classificate va verificato contro la categoria richiesta.
- Non aggiornare la zonizzazione: cambio di solvente, nuova linea, modifica della ventilazione: ogni variazione del processo può spostare i confini delle zone e va riportata nel documento ex art. 294 e nel DVR aggiornato.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra zona 0 e zona 20?
Entrambe indicano un'area in cui l'atmosfera esplosiva è presente in permanenza, per lunghi periodi o frequentemente. La zona 0 riguarda gas, vapori o nebbie infiammabili miscelati con aria; la zona 20 riguarda le nubi di polvere combustibile. Cambia la sostanza, non la logica di probabilità.
Chi deve classificare le zone e dove va documentata la classificazione?
La classificazione spetta al datore di lavoro, che in pratica si avvale di un tecnico competente in materia ATEX. Il risultato confluisce nel documento sulla protezione contro le esplosioni previsto dall'art. 294, che integra il DVR e va aggiornato quando cambiano luoghi, attrezzature o processi.
Uno strato di polvere depositato sulle superfici conta ai fini della classificazione?
Sì. L'Allegato XLIX precisa che strati, depositi e cumuli di polvere combustibile vanno considerati come qualsiasi altra sorgente capace di formare un'atmosfera esplosiva, perché possono sollevarsi in nube. Per questo la pulizia programmata è una misura di prevenzione a tutti gli effetti.
Approfondisci
- ArticoloArt. 293 — Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive
- GuidaValutazione ATEX e documento contro le esplosioni
- RischioAtmosfere esplosive (ATEX)
- AllegatoAllegato L — Segnale di avvertimento e prescrizioni minime per la protezione da atmosfere esplosive
- AllegatoAllegato LI — Prescrizioni per le attrezzature e i sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfere esplosive
- RischioPolveri di legno duro