Guida · Valutazioni · 13 min di lettura
Valutazione ATEX e documento contro le esplosioni
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Un’atmosfera esplosiva si forma quando gas, vapori, nebbie o polveri combustibili si mescolano all’aria in proporzioni tali che una scintilla basta a innescare la propagazione della fiamma. Silos di farine, verniciature a spruzzo, distribuzione di GPL, officine con solventi, impianti di depurazione: il rischio ATEX riguarda molte più aziende di quanto si creda. Il Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 impone di valutarlo e di formalizzare le misure in un documento dedicato. Vediamo come costruirlo.
Passo 1 — Verifica se sei soggetto
Il primo lavoro è capire se in azienda possono formarsi atmosfere esplosive. Fai l’inventario delle sostanze combustibili presenti (gas, vapori di solventi, polveri di legno, farine, zuccheri, metalli, plastiche) leggendo le schede di sicurezza e verificando i punti di infiammabilità e le caratteristiche di esplodibilità delle polveri. Poi individua dove e quando quelle sostanze possono disperdersi nell’aria: travasi, macinazioni, essiccazioni, perdite da tenute, pulizie con aria compressa. Se nessuna sorgente di emissione è credibile, lo documenti e chiudi qui; altrimenti prosegui.
Passo 2 — Valuta il rischio di esplosione
La valutazione specifica è prescritta dall’art. 290 e considera tre elementi combinati: la probabilità che si formi e persista un’atmosfera esplosiva, la probabilità che siano presenti sorgenti di accensione efficaci (fiamme, superfici calde, scintille elettriche o meccaniche, cariche elettrostatiche) e l’entità degli effetti prevedibili. Un mulino che tratta zucchero a polvere fine con impianto elettrico non adeguato è un caso da manuale: nube combustibile e sorgenti di innesco convivono nello stesso volume. La valutazione va fatta per condizioni normali e per anomalie ragionevolmente prevedibili, tenendo conto anche delle interconnessioni tra impianti.
Passo 3 — Classifica le zone
Dove l’atmosfera esplosiva può formarsi, i luoghi si ripartiscono in zone secondo la frequenza e la durata della presenza della miscela, come indicato nell’Allegato XLIX. Per gas, vapori e nebbie: zona 0 (presenza continua o per lunghi periodi), zona 1 (presenza probabile in attività ordinaria), zona 2 (presenza non probabile e comunque di breve durata). Per le polveri combustibili la logica è la stessa con zone 20, 21 e 22. La classificazione è il cuore tecnico del documento: da essa discendono la scelta degli apparecchi e le procedure operative. Esempio concreto: l’interno di un silo di farina è tipicamente zona 20, l’area immediatamente circostante le bocche di carico zona 21, il resto del locale zona 22.
Passo 4 — Adotta le misure di prevenzione e protezione
L’ordine di priorità è chiaro: prima prevenire la formazione dell’atmosfera esplosiva (inertizzazione, ventilazione, contenimento, limitazione delle concentrazioni), poi evitarne l’accensione, infine attenuare gli effetti di un’eventuale esplosione (dischi di rottura, sistemi di soppressione, disaccoppiamento, resistenza delle strutture). Le apparecchiature installate nelle zone classificate devono appartenere alle categorie idonee: gli apparecchi conformi al Regolamento antideflagrante (categorie di gruppo II) vanno scelti in coerenza con la zona, secondo i criteri dell’Allegato L. Rientrano tra le misure anche la messa a terra delle parti metalliche contro l’accumulo elettrostatico, l’uso di utensili antiscintilla e le procedure di pulizia che evitano di sollevare polveri.
Passo 5 — Segnala, forma e coordina
Le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive vanno segnalate all’ingresso con il cartello triangolare “EX” previsto dall’Allegato LI. I lavoratori che operano nelle zone classificate devono ricevere formazione e istruzioni specifiche sui rischi e sulle procedure, e le lavorazioni pericolose vanno gestite con permessi di lavoro e sistemi di autorizzazione. Se nell’area operano imprese esterne (manutentori, pulizie, appaltatori), il coordinamento va formalizzato: chi accede deve conoscere la classificazione delle zone e le regole di comportamento.
Passo 6 — Redigi il documento sulla protezione contro le esplosioni
Il documento sulla protezione contro le esplosioni (DPCE) raccoglie e formalizza tutto il lavoro precedente. Va elaborato prima dell’inizio dell’attività, aggiornato quando i luoghi, le attrezzature o l’organizzazione del lavoro subiscono modifiche rilevanti, e tenuto coerente con il DVR di cui costituisce parte integrante. Deve dare conto dell’avvenuta valutazione, delle zone classificate, delle misure adottate e del loro mantenimento nel tempo. Attenzione a non confondere il rischio ATEX con lo scenario Seveso: quando le quantità di sostanze pericolose superano le soglie del D.Lgs. 105/2015, si aggiungono adempimenti ulteriori che vanno tenuti distinti dal documento ATEX.
Checklist del documento sulla protezione contro le esplosioni
- Inventario delle sostanze combustibili e delle sorgenti di emissione
- Valutazione della probabilità di formazione dell’atmosfera esplosiva e delle sorgenti di accensione (art. 290)
- Classificazione delle zone (0/1/2 e 20/21/22) secondo l’Allegato XLIX, con planimetrie
- Misure tecniche e organizzative di prevenzione e protezione, in ordine di priorità
- Idoneità delle attrezzature installate nelle zone classificate (Allegato L)
- Segnaletica EX all’ingresso delle aree e procedure operative
- Formazione dei lavoratori e coordinamento con le imprese esterne
- Programma di manutenzione e verifica delle misure adottate
- Attestazione che i luoghi e le attrezzature sono progettati e gestiti in sicurezza
- Data di elaborazione e criteri di aggiornamento, con collegamento al DVR
Domande frequenti
Il documento ATEX è un allegato del DVR o un documento a sé?
È un documento specifico previsto dall'art. 294, ma non vive isolato: la valutazione del rischio esplosione fa parte della valutazione generale dei rischi e il documento sulla protezione contro le esplosioni va richiamato nel DVR come suo allegato. In pratica lo si redige separatamente e lo si collega, così che classificazione delle zone e misure risultino coerenti con il resto della valutazione.
Chi può classificare le zone ATEX?
La legge non riserva la classificazione a una figura abilitata, ma richiede competenze specifiche: la ripartizione in zone secondo l'Allegato XLIX si basa su norme tecniche (le serie CEI EN 60079 per i gas e i vapori, CEI EN 60079-10-2 per le polveri) e su dati di processo. Nella pratica la svolgono RSPP e tecnici con competenza impiantistica, spesso con il supporto di un professionista antideflagrante.
Un forno a gas in cucina rende l'attività soggetta ad ATEX?
Non automaticamente. L'obbligo scatta quando può formarsi un'atmosfera esplosiva in quantità pericolosa. Un impianto a gas a norma, con apparecchi certificati e locale ventilato, di norma non genera zone classificate in condizioni ordinarie; vanno però valutate le anomalie ragionevolmente prevedibili, come una perdita. La valutazione va comunque fatta e verbalizzata, anche solo per motivare l'assenza di zone.
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