Scheda rischio
Fumi di saldatura
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Saldare significa fondere metallo, e ogni volta che il metallo fonde si libera un aerosol di particelle finissime e di gas. I fumi di saldatura non sono un unico inquinante: sono una miscela che cambia con il materiale base, il metallo d’apporto, i rivestimenti e il processo. Nella stessa officina un cordone su acciaio al carbonio e uno su acciaio inox espongono a rischi molto diversi.
Le particelle respirabili penetrano in profondità nei polmoni. A seconda della composizione possono causare febbre da fumi metallici, bronchiti croniche, effetti neurologici da manganese e, dove sono presenti cromo esavalente e nichel, un rischio cancerogeno riconosciuto. A questi si aggiungono i gas del processo, come ossidi di azoto e monossido di carbonio, e la radiazione ottica dell’arco.
Cosa dice la norma
I fumi di saldatura si inquadrano nel Titolo IX del D.Lgs. 81/2008, dedicato alle sostanze pericolose. Il riferimento base è il Capo I sugli agenti chimici (artt. 221 e seguenti): il datore di lavoro valuta il rischio, stabilisce se è irrilevante per la salute e adotta misure di prevenzione e protezione.
Quando i fumi contengono agenti cancerogeni — tipicamente il cromo esavalente e i composti del nichel liberati saldando acciai inossidabili e leghe speciali — si applica anche il Capo II (artt. 233 e seguenti). Questo Capo impone obblighi più rigorosi: sostituzione dove tecnicamente possibile, riduzione dell’esposizione al minimo, registro degli esposti e sorveglianza sanitaria dedicata. I valori limite di esposizione professionale sono raccolti negli allegati del Testo Unico, tra cui l’Allegato XLIII per gli agenti cancerogeni: verifica sempre il valore aggiornato sulla fonte ufficiale, perché è materia soggetta a revisione.
La regola pratica è semplice: non decide il macchinario, decidono i materiali che stai saldando.
Come si valuta
La valutazione dei fumi non si improvvisa e non si copia da un altro cantiere.
- Censimento delle lavorazioni: mappa processi (MIG/MAG, TIG, elettrodo rivestito, saldatura a filo), materiali base e materiali d’apporto. Le schede di sicurezza dei consumabili e dei metalli d’apporto indicano gli agenti attesi nei fumi.
- Identificazione degli agenti critici: verifica la presenza di cromo esavalente, nichel, manganese, e di rivestimenti (zincature, vernici, oli) che generano ulteriori inquinanti in fase di riscaldo.
- Misura dell’esposizione: dove il rischio non è manifestamente irrilevante servono campionamenti personali della frazione respirabile, condotti da personale qualificato secondo le norme tecniche, con confronto ai valori limite pertinenti.
- Condizioni reali: pesa la durata dei cordoni, il grado di confinamento del posto di lavoro, l’efficacia dell’aspirazione esistente e le posture che portano la testa del saldatore dentro il pennacchio di fumo.
L’esito confluisce nel DVR e nella scelta delle misure.
Le misure, in ordine di priorità
- Alla fonte: prima di tutto ridurre l’emissione. Scegli processi e consumabili a più bassa produzione di fumi, sostituisci gli elettrodi più critici dove è tecnicamente possibile, sposta all’aperto o in postazioni dedicate le saldature su inox.
- Aspirazione localizzata: il fumo va catturato dove nasce. Bracci aspiranti riposizionabili, banchi aspiranti e torce con aspirazione integrata rimuovono l’inquinante prima che raggiunga le vie respiratorie, molto più della sola ventilazione generale, che diluisce ma non protegge chi sta sul cordone.
- Organizzative: rotazione tra le mansioni più esposte, manutenzione degli impianti di captazione, pulizia delle superfici per evitare la risospensione delle polveri.
- DPI respiratori: dove il rischio residuo lo richiede, respiratori adeguati agli agenti presenti — spesso elettrorespiratori a casco che integrano protezione oculare e respiratoria. Restano un complemento, non un sostituto dell’aspirazione. In un’officina di carpenteria metallica la combinazione tipica è banco aspirante più casco ventilato per le saldature su inox.
Sorveglianza sanitaria
Quando la valutazione evidenzia un rischio non irrilevante, il saldatore rientra nella sorveglianza sanitaria. Il medico competente costruisce il protocollo sugli agenti effettivamente presenti nei fumi: accertamenti della funzionalità respiratoria e, in presenza di cancerogeni come cromo esavalente e nichel, controlli più stringenti e periodicità adeguata. Gli esiti anonimi collettivi tornano nella valutazione del rischio e ne verificano l’efficacia.
Errori comuni
- Trattare tutte le saldature allo stesso modo: acciaio al carbonio e inox non producono lo stesso rischio; un unico giudizio generico nasconde l’esposizione ai cancerogeni.
- Fidarsi della ventilazione generale: aprire un portone o accendere un aspiratore a parete non cattura il fumo alla fonte e lascia il saldatore dentro il pennacchio.
- Dimenticare i rivestimenti: saldare su lamiere zincate, verniciate o oleose libera inquinanti che le schede del metallo base non prevedono.
- Comprare la maschera e chiudere la pratica: il DPI è l’ultima barriera; senza aspirazione efficiente e senza manutenzione degli impianti, la protezione dichiarata sulla carta non regge nella realtà del banco.
Domande frequenti
I fumi di saldatura sono un agente cancerogeno?
Dipende dai materiali e dal processo. La saldatura di acciai inossidabili e di leghe che liberano cromo esavalente e nichel rientra tra le lavorazioni con esposizione ad agenti cancerogeni: in questi casi si applica il Titolo IX, Capo II del D.Lgs. 81/2008, con registro degli esposti e sorveglianza sanitaria dedicata. In altre lavorazioni prevale l'inquadramento come rischio chimico.
Basta la cappa a parete o serve l'aspirazione sulla torcia?
La priorità è catturare i fumi il più vicino possibile alla loro origine. Un braccio aspirante posizionato correttamente o la torcia con aspirazione integrata sono molto più efficaci della sola ventilazione generale dell'ambiente, che diluisce ma non rimuove alla fonte.
Il saldatore va sottoposto a visita medica?
Sì, quando la valutazione evidenzia un rischio non irrilevante per la salute. Il medico competente definisce protocollo e periodicità in base agli agenti presenti nei fumi, con accertamenti più stringenti dove sono coinvolti cromo esavalente, nichel o altri cancerogeni.