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Guida · Casi particolari · 11 min di lettura

Sicurezza nei lavori di giardinaggio e cura del verde

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Curare un giardino sembra un’attività tranquilla, ma la manutenzione del verde professionale concentra rischi che in altri settori si trovano separati: macchine da taglio ad alta velocità, lavori in quota sugli alberi, prodotti chimici, esposizione al sole e agli animali, movimentazione di carichi. Che si tratti di un’impresa di giardinaggio, di un addetto comunale o di una squadra che gestisce aree verdi condominiali, gli obblighi del D.Lgs. 81/2008 si applicano per intero. Vediamo come tradurli in pratica.

Passo 1 — Mappa le attività e valuta i rischi reali

La cura del verde non è una mansione sola: sfalcio dei prati, potatura di siepi e alberi, abbattimenti, lavorazioni del terreno, trattamenti fitosanitari, raccolta e trasporto del materiale di risulta. Ognuna porta pericoli diversi. La valutazione di tutti i rischi deve fotografarli mansione per mansione, applicando la gerarchia delle misure generali di tutela: eliminare il rischio alla fonte, poi ridurlo con misure organizzative e tecniche, infine proteggere con i DPI. Tra i rischi tipici da mettere nero su bianco: ferite da taglio, proiezione di sassi e schegge, rumore e vibrazioni mano-braccio, cadute dall’alto, esposizione ad agenti chimici e biologici.

Passo 2 — Attrezzature idonee, formazione e addestramento

Decespugliatori, tosaerba, motoseghe, trituratori, soffiatori e trattorini devono essere conformi e mantenuti efficienti: schermi e ripari al loro posto, dispositivi di arresto funzionanti, manutenzione registrata. Per queste attrezzature non esiste un patentino, ma l’informazione e l’addestramento all’uso sono obbligatori e vanno tracciati: chi impugna una motosega deve saper gestire il contraccolpo, la tensione del legno e le distanze di sicurezza. Diverso il caso di trattori e macchine agricole semoventi, per cui è richiesta l’abilitazione prevista dagli accordi Stato-Regioni: se il parco macchine comprende trattrici, vanno verificati adeguamento e revisione.

Passo 3 — DPI: il taglio impone protezioni specifiche

Il datore di lavoro fornisce i DPI adeguati al rischio effettivo. Nel verde questo significa protezioni che nel terziario non si vedono: pantaloni e gambali antitaglio per chi usa la motosega, guanti antitaglio, visiera e occhiali contro la proiezione di materiali, otoprotettori dimensionati sul rumore reale di macchine spesso molto rumorose, calzature di sicurezza con suola antiscivolo, indumenti coprenti. La scelta, la consegna e la gestione dei DPI vanno documentate, con verbale di consegna e verifica dell’uso effettivo.

Passo 4 — Potature e lavori in quota

La potatura e l’abbattimento in chioma sono tra le attività più pericolose del settore. Salire su un albero, su una scala o su una piattaforma per intervenire in quota fa scattare gli obblighi dei lavori in quota: priorità alle misure di protezione collettiva, sistemi di accesso e posizionamento idonei, DPI anticaduta di terza categoria con addestramento specifico. Il tree climbing è una tecnica di accesso e posizionamento mediante funi che richiede operatori formati e attrezzature dedicate; l’uso di piattaforme di lavoro elevabili resta spesso la soluzione più sicura dove il sito lo consente. La guida ai lavori in quota spiega come impostare correttamente questi interventi.

Passo 5 — Agenti chimici, biologici e presenza di amianto

I trattamenti con prodotti fitosanitari e diserbanti introducono il rischio chimico: la valutazione dedicata parte dalle schede di sicurezza, definisce DPI (guanti resistenti, protezione delle vie respiratorie) e procedure di preparazione, applicazione e smaltimento. Non vanno dimenticati gli agenti biologici e naturali: punture di insetti, contatto con flora e fauna pericolose, zoonosi da roditori o zecche, allergeni come pollini e resine. Attenzione infine ai contesti costruiti: se lo sfalcio o la pulizia interessano vecchie coperture, tettoie o muretti in cemento-amianto, si applica il Capo III del Titolo IX riformato dal D.Lgs. 213/2025, con l’Allegato XLIII-ter e i valori limite aggiornati; prima di intervenire va accertata la presenza di materiali contenenti amianto (vedi la guida alla valutazione del rischio amianto).

Passo 6 — Ambiente di lavoro, caldo e viabilità

Il lavoro nel verde è quasi sempre all’aperto e spesso su suolo pubblico. Vanno gestiti il rischio da caldo e ondate di calore con pause, idratazione e rimodulazione degli orari, l’esposizione alla radiazione solare, il rischio stradale e da investimento quando si opera lungo strade e aiuole spartitraffico (segnaletica temporanea, indumenti ad alta visibilità), e le condizioni di terreno sconnesso o in pendenza. Dove gli addetti lavorano da soli in aree isolate, la valutazione deve prevedere procedure di comunicazione e allarme.

Passo 7 — Sorveglianza sanitaria, informazione e coordinamento

Dove la valutazione lo richiede — per rumore, vibrazioni, movimentazione manuale dei carichi, agenti chimici o biologici — scatta la sorveglianza sanitaria con il medico competente. I lavoratori vanno informati e formati sui rischi specifici e sull’uso corretto delle attrezzature, e i preposti devono vigilare sul rispetto delle procedure sul campo. Quando l’impresa opera presso committenti o insieme ad altre ditte, il coordinamento sui rischi interferenziali non è una formalità.

Checklist operativa per la cura del verde

  • Rischi valutati mansione per mansione (taglio, quota, chimico, biologico, caldo)
  • Attrezzature conformi, con ripari e dispositivi di arresto verificati
  • Informazione e addestramento all’uso di motoseghe e decespugliatori tracciati
  • Abilitazione per trattori e macchine agricole semoventi, dove previsto
  • DPI specifici forniti: antitaglio, otoprotettori, visiera, calzature, alta visibilità
  • Lavori in quota impostati con protezioni collettive o anticaduta e operatori formati
  • Valutazione del rischio chimico per i trattamenti fitosanitari
  • Presenza di amianto accertata prima di interventi su coperture e manufatti datati
  • Sorveglianza sanitaria attivata dove richiesta e coordinamento con i committenti

Domande frequenti

  • Il giardiniere con partita IVA che lavora da solo deve fare la valutazione dei rischi?

    Il lavoratore autonomo che opera senza dipendenti non è tenuto a redigere il DVR, ma resta soggetto agli obblighi dell'art. 21 del D.Lgs. 81/2008: usare attrezzature conformi, munirsi di DPI adeguati e, quando opera in un cantiere o presso un committente insieme ad altre imprese, coordinarsi sui rischi. Se invece ha anche un solo dipendente o collaboratore equiparato, l'obbligo di valutazione e di DVR scatta a tutti gli effetti.

  • Per usare il decespugliatore o la motosega serve un patentino?

    Non esiste un patentino di legge per decespugliatore e motosega come per carrelli elevatori o PLE. Restano però obbligatori l'informazione, la formazione e l'addestramento all'uso sicuro dell'attrezzatura (art. 73 del D.Lgs. 81/2008), da tracciare. Per trattori e macchine agricole semoventi con operatore a bordo, invece, l'abilitazione prevista dall'Accordo Stato-Regioni è richiesta.

  • La manutenzione del verde attorno a vecchie coperture in cemento-amianto richiede cautele particolari?

    Sì. Se le lavorazioni possono interessare tettoie, capannoni o muretti in cemento-amianto (taglio di rampicanti, pulizia di grondaie, movimentazione di lastre degradate), si applica la disciplina del Capo III del Titolo IX, riformato dal D.Lgs. 213/2025 in vigore dal 24 gennaio 2026, con l'Allegato XLIII-ter e i valori limite aggiornati. Prima di intervenire va verificata la presenza di materiali contenenti amianto e, se pertinente, redatto il piano di lavoro.