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Guida · Cantieri · 11 min di lettura

Rimozione di coperture in cemento-amianto

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Rimuovere una copertura in cemento-amianto — il cosiddetto eternit — significa lavorare contemporaneamente su due fronti di rischio: le fibre di amianto e la caduta dall’alto da una superficie spesso fragile. È un intervento di bonifica regolato dal Titolo IX, Capo III del D.Lgs. 81/2008, riformato dal D.Lgs. 213/2025 (in vigore dal 24 gennaio 2026), e non ammette improvvisazione. Vediamo la sequenza operativa corretta.

Passo 1 — Affida i lavori a un’impresa qualificata

La rimozione non può essere eseguita da un’impresa edile generica. Serve un’impresa iscritta all’Albo nazionale gestori ambientali nella categoria dedicata alla bonifica dei beni contenenti amianto. Se sei il committente, verifica l’iscrizione in fase di offerta, insieme al resto della verifica dell’idoneità tecnico professionale: affidare la bonifica a chi non è abilitato ti fa concorrere nella violazione. Gli addetti devono avere formazione specifica sull’amianto e idoneità sanitaria rilasciata dal medico competente.

Passo 2 — Redigi e invia il piano di lavoro

Prima di salire sul tetto serve il piano di lavoro previsto dall’art. 256: è il progetto operativo della rimozione, che descrive tecniche, attrezzature, DPI, confinamento, decontaminazione e gestione dei rifiuti. Va inviato all’organo di vigilanza (di regola il servizio di prevenzione della ASL competente) prima dell’inizio dei lavori, nel termine previsto dalla norma. La guida dedicata spiega come costruirlo: il piano di lavoro amianto. L’invio del piano sostituisce la notifica dell’art. 250. Tutto parte dall’esito della valutazione del rischio amianto, che qualifica il materiale e stima l’esposizione.

Passo 3 — Pianifica la protezione dalle cadute

Le coperture in cemento-amianto sono quasi sempre superfici non portanti o fragili: il rischio di sfondamento e di caduta dall’alto è concreto e, statisticamente, uccide più dell’amianto nell’immediato. Prima di accedere alla copertura vanno quindi predisposte le misure contro le cadute dall’alto: protezione collettiva ove possibile (reti di sicurezza, impalcati e andatoie di ripartizione del carico che non gravino sulle lastre), sistemi di accesso adeguati e, come barriera residua, i sistemi anticaduta individuali. Vale tutto l’impianto dei lavori in quota e della sicurezza sui tetti e sulle coperture: non si cammina mai direttamente sulle lastre.

Passo 4 — Allestisci l’area e incapsula

L’obiettivo di tutta la tecnica è uno: non liberare fibre. Per questo, prima di toccare le lastre, si applica un incapsulante (di norma colorato, per verificare la copertura) che fissa le fibre superficiali e si lascia agire secondo le indicazioni del prodotto. L’area sottostante e il perimetro vanno delimitati e segregati per proteggere i terzi; si predispone l’unità di decontaminazione per il personale. Vietato l’uso di strumenti che frantumano o abradono la matrice: niente flessibili, spazzole metalliche o idropulitrici ad alta pressione, che trasformerebbero una rimozione controllata in una dispersione incontrollata.

Passo 5 — Smonta le lastre intere e gestisci i rifiuti

La regola operativa del cemento-amianto a matrice compatta è lo smontaggio delle lastre intere, senza romperle: si rimuovono i fissaggi (ganci, viti, bulloni) con utensili manuali o a bassa velocità, bagnando i punti di intervento, e si cala a terra la lastra integra. Ogni lastra va subito imballata — film di polietilene a doppio strato, big-bag o palette filmate — ed etichettata come rifiuto contenente amianto. Da qui in poi si applica la disciplina dei rifiuti pericolosi: codice CER specifico, formulario di trasporto e conferimento a impianto autorizzato. Il materiale non si frantuma per ridurne il volume e non si abbandona mai in cantiere.

Passo 6 — DPI, decontaminazione e restituibilità

Gli addetti indossano indumenti monouso (tipo 5) e protezione delle vie respiratorie ad alta efficienza: sono DPI di terza categoria con addestramento obbligatorio, e la loro scelta va motivata sul livello di esposizione atteso. Sono l’ultima barriera, non la prima: vengono dopo le misure tecniche e organizzative, nella gerarchia dell’art. 251. A fine lavori il personale si decontamina seguendo la procedura prevista, e si verifica l’assenza di rischi residui da esposizione (restituibilità dell’area) prima di considerare chiuso l’intervento. Per il rischio amianto il valore limite di esposizione e le metodiche di misura sono quelli fissati dal Capo III riformato dal D.Lgs. 213/2025: per i valori numerici esatti fai sempre riferimento al testo vigente dell’articolo e dell’Allegato XLIII-ter.

Checklist operativa della rimozione

  • Impresa iscritta all’Albo gestori ambientali e addetti formati e idonei
  • Piano di lavoro ex art. 256 inviato all’organo di vigilanza prima dell’avvio
  • Protezione dalle cadute dall’alto da copertura fragile predisposta
  • Area sottostante delimitata, segregata e unità di decontaminazione allestita
  • Incapsulante applicato prima di qualsiasi movimentazione
  • Nessun utensile che frantuma o abrade (flessibili, idropulitrici vietati)
  • Smontaggio delle lastre intere, senza rotture, con fissaggi rimossi a umido
  • Lastre imballate ed etichettate e gestite come rifiuto pericoloso
  • DPI delle vie respiratorie e indumenti monouso adeguati all’esposizione
  • Decontaminazione del personale e verifica della restituibilità a fine lavori

Domande frequenti

  • Posso rimuovere da solo poche lastre di eternit dal mio capannone?

    No. Non esiste una soglia minima sotto la quale la rimozione sia libera: anche poche lastre vanno affidate a un'impresa iscritta all'Albo nazionale gestori ambientali per la bonifica dell'amianto, con piano di lavoro ex art. 256 inviato all'organo di vigilanza prima dell'avvio. Il fai-da-te espone il datore di lavoro e il committente a responsabilità penali e, in caso di dispersione di fibre, a costi di bonifica ambientale molto più elevati.

  • La copertura è in buono stato: devo comunque rimuoverla?

    Non necessariamente. Il cemento-amianto è un materiale a matrice compatta: se le lastre sono integre e non manomesse, la valutazione del rischio può concludersi con un programma di controllo e manutenzione, incapsulamento o confinamento, senza rimozione immediata. La rimozione diventa la scelta obbligata quando il materiale è degradato, fratturato o quando l'intervento edilizio lo comporta.

  • Perché le lastre non si possono rompere o lavare con l'idropulitrice?

    Perché ogni azione meccanica che frantuma la matrice (rottura, taglio, spazzolatura, lavaggio ad alta pressione) libera fibre di amianto nell'aria e contamina la superficie circostante. La tecnica corretta prevede lo smontaggio delle lastre intere previa bagnatura con incapsulante, proprio per evitare il rilascio di polvere: è una regola operativa, prima ancora che un obbligo di legge.