Guida · DPI · 10 min di lettura
Otoprotettori: sceglierli con i metodi SNR e HML
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
La scelta degli otoprotettori non è una questione di “prendere quello che attenua di più”. Un DPI uditivo va dimensionato sul rumore realmente misurato: deve riportare l’esposizione sotto i valori di legge senza però isolare del tutto il lavoratore. I metodi SNR e HML, definiti dalla norma UNI EN ISO 4869-2, servono esattamente a fare questo calcolo. Vediamo come.
Passo 1 — Parti dai livelli misurati, non dalle sensazioni
Il punto di partenza è la valutazione del rischio rumore, che l’art. 190 del D.Lgs. 81/2008 impone come base per ogni misura di protezione. Dalle fonometrie ricavi i due dati che servono alla scelta del DPI: il livello di esposizione ponderato A (LA, in dB(A)) e il livello ponderato C (LC, in dB(C)). La differenza LC−LA è un indicatore del contenuto in frequenza del rumore: un valore alto segnala componenti gravi, un valore basso o negativo componenti acute.
Ricorda la scala dei valori del Titolo VIII, Capo II: valore inferiore di azione a 80 dB(A), valore superiore di azione a 85 dB(A), valore limite di esposizione a 87 dB(A). Quest’ultimo va rispettato tenendo conto dell’attenuazione degli otoprotettori: è proprio il livello che il calcolo di attenuazione deve verificare.
Passo 2 — Verifica marcatura e categoria del DPI
Gli otoprotettori sono DPI immessi sul mercato secondo il Regolamento (UE) 2016/425 e, in quanto protezione da rumore nocivo, rientrano nella terza categoria. Sulla documentazione del fabbricante trovi i valori di attenuazione certificati: SNR, la terna H, M, L e i dati per bande d’ottava. Sono questi numeri, non le indicazioni commerciali, a entrare nel calcolo. Trattandosi di terza categoria, ricordati che scatta l’addestramento obbligatorio all’uso corretto.
Passo 3 — Il metodo SNR (stima rapida)
L’SNR (Single Number Rating) è un valore unico di attenuazione. Il livello efficace all’orecchio si stima con:
L’A = LC − SNR
Esempio: postazione con LC misurato pari a 95 dB(C) e otoprotettore con SNR 27. Il livello residuo stimato è 95 − 27 = 68 dB(A). È un calcolo veloce, comodo per una prima scrematura tra modelli, ma è anche il meno raffinato perché non distingue la composizione in frequenza del rumore.
Passo 4 — Il metodo HML (stima accurata)
Il metodo HML usa tre valori di attenuazione — H (alte frequenze), M (medie), L (basse) — e sceglie la formula in base alla differenza LC−LA. Si calcola prima l’attenuazione prevista (PNR):
- se LC − LA ≤ 2 dB: PNR = M − (H − M) / 4 × (LC − LA − 2);
- se LC − LA > 2 dB: PNR = M − (M − L) / 8 × (LC − LA − 2).
Il livello efficace è poi:
L’A = LA − PNR
Esempio: LA = 92 dB(A), LC = 96 dB(C), quindi LC−LA = 4 dB (caso > 2). Con un DPI di valori H 30, M 24, L 18: PNR = 24 − (24 − 18) / 8 × (4 − 2) = 24 − 1,5 = 22,5 dB. Il livello residuo è 92 − 22,5 ≈ 69,5 dB(A). Poiché tiene conto dello spettro, l’HML è più affidabile dell’SNR quando il rumore ha una componente grave o acuta netta; per spettri molto irregolari la norma prevede il metodo per bande d’ottava, ancora più preciso.
Passo 5 — Evita l’iper-protezione
Verificare che L’A stia sotto il valore limite non basta: bisogna anche non scendere troppo. La regola pratica è puntare a un livello efficace all’orecchio nella fascia indicativa 70–80 dB(A). Sopra questa soglia la protezione è insufficiente; molto sotto i 70 dB(A) si entra in iper-protezione, con effetti controproducenti: il lavoratore non sente allarmi, comunicazioni e rumori di lavorazione, percepisce il DPI come ostacolo e finisce per rimuoverlo. Un otoprotettore tolto non protegge, anche se sulla carta è il più performante.
Passo 6 — Considera l’uso reale e formalizza la scelta
L’attenuazione certificata è di laboratorio: sul campo incide il fitting reale, la durata d’uso durante il turno, la compatibilità con altri DPI (elmetto, occhiali, mascherine). Anche pochi minuti a orecchio scoperto in ambiente rumoroso abbattono la protezione effettiva. Per questo l’art. 193 lega l’uso alla soglia di rischio e va accompagnato da consegna documentata e informazione. Motiva sempre la scelta all’interno della gestione ordinaria dei DPI, dando al lavoratore, dove possibile, più di un modello idoneo tra cui scegliere: l’accettabilità aumenta l’uso effettivo.
Checklist della scelta
- Livelli LA e LC ricavati dalla valutazione del rischio rumore
- Calcolata la differenza LC − LA per scegliere il metodo
- Attenuazione stimata con SNR o, meglio, con HML (bande d’ottava se lo spettro è irregolare)
- Livello efficace L’A sotto il valore limite di 87 dB(A)
- L’A entro la fascia di comfort (indicativamente 70–80 dB(A)), niente iper-protezione
- Verificata compatibilità con gli altri DPI in uso
- Addestramento (terza categoria), consegna e informazione documentati
Domande frequenti
Quando gli otoprotettori diventano obbligatori?
Il datore di lavoro mette a disposizione i DPI uditivi al superamento del valore inferiore di azione (LEX,8h pari a 80 dB(A)) e ne esige l'uso al superamento del valore superiore di azione (85 dB(A)), come previsto dall'art. 193 del D.Lgs. 81/2008. Sotto gli 80 dB(A) l'uso non è imposto.
SNR e HML danno risultati diversi: quale uso?
L'SNR è un valore unico rapido, utile per un primo confronto tra modelli. Il metodo HML è più accurato perché tiene conto del contenuto in frequenza del rumore (grave, medio, acuto) tramite la differenza LC−LA. Dove il rumore ha una componente spettrale marcata, l'HML (o il metodo per bande d'ottava) è preferibile.
Un otoprotettore che attenua molto è sempre meglio?
No. Se il livello residuo all'orecchio scende troppo (indicativamente sotto 70 dB(A)) si parla di iper-protezione: il lavoratore percepisce male segnali di allarme, voce e macchine, tende a togliere il DPI e si isola. L'obiettivo è portare l'esposizione efficace in una fascia di comfort, non azzerarla.