Guida · Valutazioni · 11 min di lettura
Rumore nei locali di musica e intrattenimento
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Nei locali di musica e intrattenimento il rumore non è un sottoprodotto da eliminare: è il servizio stesso. Questo capovolge la logica con cui si valuta il rischio in fabbrica e rende facile l’errore opposto — considerare l’esposizione “inevitabile” e quindi non valutabile. Non è così: l’obbligo resta pieno, cambia solo il modo di adempierlo. Vediamo come.
Passo 1 — Inquadra l’obbligo, senza alibi
Il rumore è un agente fisico disciplinato dal Titolo VIII, Capo II del D.Lgs. 81/2008, senza esclusioni per lo spettacolo. L’art. 198 prevede l’elaborazione di linee guida per i settori della musica, delle attività ricreative e dei call center, proprio perché i criteri industriali mal si adattano a questi contesti. Attenzione però: quelle linee guida orientano il metodo, non creano una deroga. La valutazione del rumore va fatta e allegata al DVR come in qualsiasi altra azienda.
Passo 2 — Individua chi è davvero esposto
In un locale l’attenzione va spesso solo agli artisti, ma gli esposti più continuativi sono i lavoratori fissi in sala. Costruisci i profili di esposizione omogenei distinguendo almeno:
- personale di bar e servizio, per tutta la durata di apertura;
- tecnici del suono e delle luci, a ridosso di palco e regia;
- addetti all’accoglienza, alla sicurezza, al guardaroba;
- musicisti, DJ e personale artistico, con esposizioni intense ma spesso più brevi.
Un DJ suona due ore; un barman resta otto ore a pochi metri da una cassa. Il rischio maggiore, in termini di esposizione giornaliera, è spesso di chi non sale mai sul palco.
Passo 3 — Misura un rumore che cambia ogni sera
La fonometria va condotta con strumentazione idonea e tarata, secondo la buona tecnica di settore, ma qui la difficoltà è la variabilità: il livello dipende dal genere musicale, dal pubblico, dalla serata. In pratica:
- misura in condizioni rappresentative delle serate tipiche e di quelle più rumorose, non in un pomeriggio di prove a volume ridotto;
- usa fonometri integratori o dosimetri personali indossati dal lavoratore, utili quando la postazione non è fissa;
- registra i tempi effettivi per profilo e le eventuali pause fuori sala;
- considera a parte i picchi impulsivi (effetti, applausi, prove di impianto).
Dove manca un posizionamento fisso, il dosimetro personale è spesso l’unica via per un dato difendibile.
Passo 4 — Confronta con i valori di riferimento
Classifica ciascun profilo rispetto alle soglie dell’art. 189: valori inferiori di azione, valori superiori di azione e valori limite di esposizione, espressi in termini di esposizione giornaliera normalizzata su otto ore e di pressione di picco. I valori precisi e il regime degli obblighi crescenti sono quelli dell’articolo richiamato: riportali dalla fonte, senza arrotondamenti a memoria. Il risultato è una tabella che, per ogni gruppo, indica livello stimato, fascia e obblighi conseguenti.
Passo 5 — Agisci prima sull’ambiente, poi sulla persona
Le misure seguono la gerarchia dell’art. 192. Nei locali, dove non si può “spegnere la fonte”, pesano molto gli interventi intermedi:
- trattamento acustico dell’ambiente, schermature e corretto orientamento delle casse;
- allontanamento delle postazioni fisse (bar, cassa, guardaroba) dai diffusori, con zone di servizio più riparate;
- misure organizzative: rotazione del personale, pause in aree silenziose, limitazione dei tempi di permanenza in sala;
- gestione consapevole del volume, specie negli orari in cui il pubblico è ridotto.
Gli otoprotettori (art. 193) chiudono la gerarchia: messi a disposizione oltre i valori inferiori di azione, a uso obbligatorio oltre quelli superiori. Per musicisti e tecnici privilegia i modelli a risposta piatta, che riducono il livello senza distorcere il suono; per il personale di servizio, filtri che lascino percepire le comunicazioni. La scelta corretta e l’addestramento restano a carico del datore di lavoro: vedi la gestione dei DPI e la scelta degli otoprotettori.
Passo 6 — Formazione e sorveglianza sanitaria
Chi è esposto va informato e formato sul rischio e sull’uso dei DPI uditivi. La sorveglianza sanitaria (art. 196) è obbligatoria al superamento dei valori superiori di azione ed è estesa, su richiesta del lavoratore o del medico competente, anche a chi supera quelli inferiori. Coordina la valutazione con il medico competente per costruire un protocollo sanitario con controlli audiometrici adeguati. Ricorda che il rumore si somma spesso ad altri rischi tipici del settore dello spettacolo e degli eventi, dalle lavorazioni notturne alle cadute dal palco.
Checklist del rumore nei locali
- Profili di esposizione omogenei individuati, personale di sala incluso
- Tempi di permanenza effettivi documentati per ciascun profilo
- Misure in condizioni rappresentative delle serate tipiche e di picco
- Dosimetri personali usati dove la postazione non è fissa
- Esposizione e picco confrontati con i valori dell’art. 189
- Misure ambientali e organizzative prima dei DPI (art. 192)
- Otoprotettori idonei forniti, a risposta piatta per artisti e tecnici
- Formazione e informazione degli esposti erogate
- Sorveglianza sanitaria attivata per i profili che la richiedono
- Relazione tecnica allegata al DVR, con data e firma del valutatore
Domande frequenti
Il rumore della musica si valuta come quello di una fabbrica?
L'impianto normativo è lo stesso — il Capo II del Titolo VIII si applica anche a locali, teatri e sale concerto — ma il metodo di misura va adattato. In una fabbrica il rumore nasce da macchine che si possono insonorizzare; in un locale è il prodotto stesso dell'attività, variabile da serata a serata. L'art. 198 prevede proprio linee guida applicative per questi settori, ma la loro assenza o incompletezza non sospende l'obbligo di valutare l'esposizione.
Chi è esposto in una discoteca o in un live club?
Non solo i musicisti e i DJ, ma tutto il personale che resta in sala durante l'attività: barman, camerieri, personale di sicurezza, tecnici del suono e delle luci, guardaroba posizionati vicino alle casse. L'esposizione va stimata per profili omogenei, perché un tecnico a bordo palco e un addetto al guardaroba possono avere livelli molto diversi pur nello stesso locale.
Gli otoprotettori in un locale di musica si possono imporre?
Valgono le soglie generali: oltre i valori inferiori di azione i DPI uditivi vanno messi a disposizione, oltre i valori superiori il loro uso diventa obbligatorio. Per musicisti e personale artistico si usano otoprotettori 'a risposta piatta', che abbassano il livello mantenendo la qualità del suono, così da non pregiudicare la prestazione.