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TUS

Settore · ATECO 15, 15.11, 15.12

Concerie e pelletteria

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Un settore chimico mascherato da lavorazione artigianale

Dietro l’immagine della tradizione manifatturiera italiana, la concia è a tutti gli effetti un processo chimico industriale. Trasformare una pelle grezza in cuoio significa farla passare attraverso decine di bagni, reagenti e trattamenti, in ambienti umidi, con grandi vasche, botti rotanti e sostanze pericolose movimentate ogni giorno. La pelletteria a valle aggiunge taglio, incollaggio, verniciatura e rifinizione. Il risultato è una concentrazione di rischi eterogenei - chimici, biologici, fisici e infortunistici - che richiede una valutazione dei rischi solida e, molto spesso, misurazioni igienistiche in campo.

I rischi tipici

  • Rischio chimico: sali di concia, acidi e basi del calcinaio e del piclaggio, solventi, coloranti, tensioattivi e resine di rifinizione. L’esposizione avviene per via inalatoria e cutanea, con rischio di dermatiti e sensibilizzazione.
  • Cromo e cromo esavalente: la concia al cromo impiega sali trivalenti, ma in alcune condizioni di processo si può formare cromo esavalente, cancerogeno, che impone la gestione rafforzata del Titolo IX.
  • Agenti biologici e zoonosi: le pelli grezze di origine animale possono veicolare microrganismi patogeni, con particolare attenzione nelle fasi a monte del ciclo (ricevimento, rinverdimento, calcinaio), disciplinate dal Titolo X.
  • Idrogeno solforato in vasche e fosse: la decomposizione di residui organici e alcune reazioni del ciclo possono liberare H2S; vasche, pozzetti e serbatoi sono potenziali spazi confinati.
  • Rumore: botti, bottali rotanti, palissoni, presse e macchine di rifinizione generano livelli sonori spesso elevati.
  • Movimentazione manuale dei carichi: pelli e fasci bagnati sono pesanti e ingombranti; frequenti sollevamenti, traino e spinta di carrelli.
  • Scivolamenti su pavimenti bagnati, ferite da taglio nelle fasi di rifilatura e taglio, e atmosfere esplosive dove si impiegano solventi e vernici infiammabili in rifinizione.

Gli adempimenti essenziali

Oltre agli obblighi comuni a ogni azienda (DVR, nomina dell’RSPP, formazione, designazione degli addetti alle emergenze), la conceria ruota attorno alla gestione delle sostanze pericolose.

  1. Valutazione del rischio chimico basata sulle schede di sicurezza di tutti i prodotti, integrata quando necessario da campionamenti ambientali e monitoraggio biologico.
  2. Verifica della possibile presenza di cancerogeni: se la valutazione conferma l’esposizione a cromo esavalente o ad altri agenti cancerogeni, si applicano gli obblighi rafforzati del Titolo IX, inclusa la tenuta del registro degli esposti.
  3. Valutazione del rischio biologico del Titolo X per le fasi a monte, con misure igieniche e procedure di manipolazione delle pelli grezze.
  4. Ventilazione e aspirazione localizzata su botti, linee di rifinizione, cabine di verniciatura e punti di travaso.
  5. Deposito e stoccaggio delle sostanze chimiche in condizioni sicure, con separazione delle incompatibilità e contenimento degli sversamenti.
  6. Procedura per gli spazi confinati per interventi in vasche, fosse e serbatoi, con permesso di lavoro e sorveglianza dall’esterno.
  7. Sorveglianza sanitaria definita dal medico competente, con DPI adeguati e, dove serve, protezione delle vie respiratorie.

La disciplina delle sostanze pericolose è contenuta nel Titolo IX e quella degli agenti biologici nel Titolo X del Testo Unico; per i valori limite di esposizione, gli obblighi di registro e il quadro sanzionatorio, che è stato più volte aggiornato, fai sempre riferimento al testo di legge vigente e alle indicazioni degli organi di vigilanza. La pelletteria finale condivide molti rischi con il settore tessile e moda.

DPI tipici del comparto

Guanti resistenti agli agenti chimici e al taglio, grembiuli e indumenti impermeabili per le fasi a umido, calzature antiscivolo e impermeabili, occhiali o visiere nei travasi, otoprotettori nei reparti rumorosi e, in funzione delle misurazioni, facciali filtranti o respiratori per polveri e vapori di solvente.

Formazione e addestramento

Formazione generale e specifica calibrata sul rischio alto, informazione mirata sui prodotti utilizzati a partire dalle schede di sicurezza, addestramento all’uso dei DPI di terza categoria contro il rischio chimico e biologico, procedure per la gestione degli sversamenti e per l’accesso agli spazi confinati, oltre alle abilitazioni per carrelli e attrezzature di movimentazione.

Checklist rapida di sopralluogo

  • DVR con valutazione del rischio chimico aggiornata e schede di sicurezza di tutti i prodotti disponibili
  • Verifica della possibile formazione di cromo esavalente e, se presente, registro degli esposti e protocollo cancerogeni
  • Valutazione del rischio biologico per ricevimento, rinverdimento e calcinaio
  • Aspirazione localizzata su botti, cabine di verniciatura e punti di travaso, con impianti efficienti e manutenuti
  • Deposito chimici ordinato, con incompatibilità separate e sistemi di contenimento sversamenti
  • Procedura e permesso di lavoro per accessi a vasche, fosse e serbatoi
  • Pavimenti antiscivolo, drenaggi efficienti e segnalazione delle superfici bagnate
  • DPI chimici, anticontatto, otoprotettori e protezione respiratoria consegnati e indossati
  • Sorveglianza sanitaria attiva con protocollo definito dal medico competente
  • Formazione, informazione e addestramento documentati e aggiornati

Domande frequenti

  • La concia al cromo espone davvero al cromo esavalente?

    I sali impiegati nella concia sono composti di cromo trivalente, meno pericolosi. Il problema nasce quando, in determinate condizioni di processo, essiccazione o lavorazioni a caldo, si può formare cromo esavalente, classificato come cancerogeno. La valutazione del rischio chimico deve verificarne la possibile presenza con misure igienistiche, e in caso di esposizione scattano gli obblighi rafforzati del Titolo IX, dal registro degli esposti alla sorveglianza sanitaria dedicata.

  • Perché le pelli grezze comportano un rischio biologico?

    Le pelli e i cuoi grezzi di origine animale possono veicolare agenti biologici, incluso in via teorica l'agente del carbonchio. Per questo le fasi di ricevimento, rinverdimento e calcinaio vanno valutate ai sensi del Titolo X, con misure igieniche, procedure di manipolazione, vaccinazioni ove indicate dal medico competente e sorveglianza sanitaria mirata.

  • Gli operai di conceria devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria?

    Sì, nella quasi totalità dei casi: l'esposizione ad agenti chimici, l'eventuale esposizione a cancerogeni, il rischio biologico, il rumore e la movimentazione manuale dei carichi fanno scattare l'obbligo. Il protocollo sanitario è definito dal medico competente sulla base del DVR e delle misure igienistiche aziendali.