Settore · ATECO 15, 15.11, 15.12
Concerie e pelletteria
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Un settore chimico mascherato da lavorazione artigianale
Dietro l’immagine della tradizione manifatturiera italiana, la concia è a tutti gli effetti un processo chimico industriale. Trasformare una pelle grezza in cuoio significa farla passare attraverso decine di bagni, reagenti e trattamenti, in ambienti umidi, con grandi vasche, botti rotanti e sostanze pericolose movimentate ogni giorno. La pelletteria a valle aggiunge taglio, incollaggio, verniciatura e rifinizione. Il risultato è una concentrazione di rischi eterogenei - chimici, biologici, fisici e infortunistici - che richiede una valutazione dei rischi solida e, molto spesso, misurazioni igienistiche in campo.
I rischi tipici
- Rischio chimico: sali di concia, acidi e basi del calcinaio e del piclaggio, solventi, coloranti, tensioattivi e resine di rifinizione. L’esposizione avviene per via inalatoria e cutanea, con rischio di dermatiti e sensibilizzazione.
- Cromo e cromo esavalente: la concia al cromo impiega sali trivalenti, ma in alcune condizioni di processo si può formare cromo esavalente, cancerogeno, che impone la gestione rafforzata del Titolo IX.
- Agenti biologici e zoonosi: le pelli grezze di origine animale possono veicolare microrganismi patogeni, con particolare attenzione nelle fasi a monte del ciclo (ricevimento, rinverdimento, calcinaio), disciplinate dal Titolo X.
- Idrogeno solforato in vasche e fosse: la decomposizione di residui organici e alcune reazioni del ciclo possono liberare H2S; vasche, pozzetti e serbatoi sono potenziali spazi confinati.
- Rumore: botti, bottali rotanti, palissoni, presse e macchine di rifinizione generano livelli sonori spesso elevati.
- Movimentazione manuale dei carichi: pelli e fasci bagnati sono pesanti e ingombranti; frequenti sollevamenti, traino e spinta di carrelli.
- Scivolamenti su pavimenti bagnati, ferite da taglio nelle fasi di rifilatura e taglio, e atmosfere esplosive dove si impiegano solventi e vernici infiammabili in rifinizione.
Gli adempimenti essenziali
Oltre agli obblighi comuni a ogni azienda (DVR, nomina dell’RSPP, formazione, designazione degli addetti alle emergenze), la conceria ruota attorno alla gestione delle sostanze pericolose.
- Valutazione del rischio chimico basata sulle schede di sicurezza di tutti i prodotti, integrata quando necessario da campionamenti ambientali e monitoraggio biologico.
- Verifica della possibile presenza di cancerogeni: se la valutazione conferma l’esposizione a cromo esavalente o ad altri agenti cancerogeni, si applicano gli obblighi rafforzati del Titolo IX, inclusa la tenuta del registro degli esposti.
- Valutazione del rischio biologico del Titolo X per le fasi a monte, con misure igieniche e procedure di manipolazione delle pelli grezze.
- Ventilazione e aspirazione localizzata su botti, linee di rifinizione, cabine di verniciatura e punti di travaso.
- Deposito e stoccaggio delle sostanze chimiche in condizioni sicure, con separazione delle incompatibilità e contenimento degli sversamenti.
- Procedura per gli spazi confinati per interventi in vasche, fosse e serbatoi, con permesso di lavoro e sorveglianza dall’esterno.
- Sorveglianza sanitaria definita dal medico competente, con DPI adeguati e, dove serve, protezione delle vie respiratorie.
La disciplina delle sostanze pericolose è contenuta nel Titolo IX e quella degli agenti biologici nel Titolo X del Testo Unico; per i valori limite di esposizione, gli obblighi di registro e il quadro sanzionatorio, che è stato più volte aggiornato, fai sempre riferimento al testo di legge vigente e alle indicazioni degli organi di vigilanza. La pelletteria finale condivide molti rischi con il settore tessile e moda.
DPI tipici del comparto
Guanti resistenti agli agenti chimici e al taglio, grembiuli e indumenti impermeabili per le fasi a umido, calzature antiscivolo e impermeabili, occhiali o visiere nei travasi, otoprotettori nei reparti rumorosi e, in funzione delle misurazioni, facciali filtranti o respiratori per polveri e vapori di solvente.
Formazione e addestramento
Formazione generale e specifica calibrata sul rischio alto, informazione mirata sui prodotti utilizzati a partire dalle schede di sicurezza, addestramento all’uso dei DPI di terza categoria contro il rischio chimico e biologico, procedure per la gestione degli sversamenti e per l’accesso agli spazi confinati, oltre alle abilitazioni per carrelli e attrezzature di movimentazione.
Checklist rapida di sopralluogo
- DVR con valutazione del rischio chimico aggiornata e schede di sicurezza di tutti i prodotti disponibili
- Verifica della possibile formazione di cromo esavalente e, se presente, registro degli esposti e protocollo cancerogeni
- Valutazione del rischio biologico per ricevimento, rinverdimento e calcinaio
- Aspirazione localizzata su botti, cabine di verniciatura e punti di travaso, con impianti efficienti e manutenuti
- Deposito chimici ordinato, con incompatibilità separate e sistemi di contenimento sversamenti
- Procedura e permesso di lavoro per accessi a vasche, fosse e serbatoi
- Pavimenti antiscivolo, drenaggi efficienti e segnalazione delle superfici bagnate
- DPI chimici, anticontatto, otoprotettori e protezione respiratoria consegnati e indossati
- Sorveglianza sanitaria attiva con protocollo definito dal medico competente
- Formazione, informazione e addestramento documentati e aggiornati
Domande frequenti
La concia al cromo espone davvero al cromo esavalente?
I sali impiegati nella concia sono composti di cromo trivalente, meno pericolosi. Il problema nasce quando, in determinate condizioni di processo, essiccazione o lavorazioni a caldo, si può formare cromo esavalente, classificato come cancerogeno. La valutazione del rischio chimico deve verificarne la possibile presenza con misure igienistiche, e in caso di esposizione scattano gli obblighi rafforzati del Titolo IX, dal registro degli esposti alla sorveglianza sanitaria dedicata.
Perché le pelli grezze comportano un rischio biologico?
Le pelli e i cuoi grezzi di origine animale possono veicolare agenti biologici, incluso in via teorica l'agente del carbonchio. Per questo le fasi di ricevimento, rinverdimento e calcinaio vanno valutate ai sensi del Titolo X, con misure igieniche, procedure di manipolazione, vaccinazioni ove indicate dal medico competente e sorveglianza sanitaria mirata.
Gli operai di conceria devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria?
Sì, nella quasi totalità dei casi: l'esposizione ad agenti chimici, l'eventuale esposizione a cancerogeni, il rischio biologico, il rumore e la movimentazione manuale dei carichi fanno scattare l'obbligo. Il protocollo sanitario è definito dal medico competente sulla base del DVR e delle misure igienistiche aziendali.