Scheda rischio
Scivolamenti e cadute in piano
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Scivolamenti, inciampi e cadute sullo stesso livello — le cosiddette cadute in piano — sono la tipologia di infortunio più diffusa e più trasversale: colpiscono l’edilizia come l’ufficio, la cucina come il magazzino. Raramente sono mortali, e proprio per questo vengono sottovalutate: nelle statistiche INAIL restano però tra le prime cause di giornate di lavoro perse, con distorsioni, fratture di polso e anca, contusioni e traumi cranici. Un rischio “banale” che produce numeri tutt’altro che banali.
Cosa dice la norma
Non esiste un titolo del Testo Unico dedicato allo scivolamento: l’obbligo discende dalle disposizioni generali sui luoghi di lavoro, contenute nel Titolo II e, soprattutto, nell’Allegato IV. Quest’ultimo prescrive che i pavimenti dei locali siano fissi, stabili e antisdrucciolevoli, privi di protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi, e che le aperture nel suolo siano protette.
I due riferimenti operativi:
| Riferimento | Cosa impone |
|---|---|
| Art. 63 | I luoghi di lavoro devono rispettare i requisiti di salute e sicurezza dell’Allegato IV, pavimenti compresi |
| Art. 64 | Il datore di lavoro mantiene i luoghi in condizioni di ordine e pulizia e garantisce la manutenzione degli ambienti |
Il rischio va inoltre individuato e trattato nella valutazione generale ex art. 28, e le aree temporaneamente pericolose (pavimento bagnato, dislivelli) vanno evidenziate con la segnaletica prevista dal Titolo V.
Come si valuta
La valutazione è essenzialmente osservativa e per aree, non strumentale come per rumore o vibrazioni. Il metodo tipico:
- Mappatura dei percorsi: si segue il tragitto reale delle persone (ingressi, corridoi, scale, zone di transito muletti-pedoni) individuando i punti dove qualcuno può scivolare o inciampare.
- Analisi dei fattori di rischio: per ciascun punto si esaminano superficie del pavimento, presenza di contaminanti (acqua, oli, farine, residui di lavorazione), illuminazione, ordine, dislivelli e tipo di calzatura in uso.
- Uso dello storico: infortuni pregressi e near miss segnalano da soli le aree critiche; un magazzino che accumula scivolate all’ingresso nei giorni di pioggia ti sta indicando dove intervenire.
- Scivolosità della superficie: dove serve un dato oggettivo — capitolati di appalto, contenziosi, nuove pavimentazioni — si ricorre al coefficiente di attrito, misurato secondo le norme tecniche di settore.
Le misure, in ordine di priorità
- Strutturali: scelta di pavimentazioni con resistenza allo scivolamento adeguata all’ambiente (più elevata dove il pavimento è normalmente umido), eliminazione dei dislivelli isolati o loro evidenziazione cromatica, rampe al posto dei gradini singoli, drenaggio nelle aree a rischio ristagno.
- Organizzative: sono le più efficaci sul quotidiano. Procedure di pulizia che non lascino il pavimento bagnato durante il transito, gestione immediata degli spandimenti, ordine dei percorsi (niente pallet, cavi o cartoni sulle vie di passaggio), tappeti antipolvere agli ingressi nei giorni di pioggia. La redazione del DVR deve tradurre queste regole in istruzioni operative assegnate a qualcuno.
- Segnaletica: cartelli mobili “pavimento bagnato” durante le pulizie, strisce antiscivolo sui gradini, evidenziazione dei dislivelli.
- DPI: calzature con suola antiscivolo dove il rischio residuo lo richiede, scelte in base alla superficie e al contaminante reali. La gestione dei DPI richiede consegna documentata e sostituzione quando la suola è usurata: una scarpa antiscivolo con battistrada liscio non protegge più.
Errori comuni
- “Non c’è rischio, è solo un pavimento”: liquidare la voce nel DVR è tra gli autogol ispettivi più frequenti, perché il rischio esiste ovunque si cammini e gli infortuni lo dimostrano.
- Lavare il pavimento nell’orario di punta: la pulizia mal programmata crea proprio il pericolo che dovrebbe prevenire; va fatta in fasce a basso transito e sempre segnalata.
- Comprare la scarpa antiscivolo e chiudere la pratica: il DPI è l’ultima misura, non la prima. Se il pavimento resta bagnato e ingombro, la calzatura da sola non basta.
- Ignorare la manutenzione: piastrelle rotte, zerbini arricciati, illuminazione fulminata nei corridoi e grondaie che allagano l’ingresso trasformano un ambiente a norma in un ambiente pericoloso nel giro di poche settimane.
Domande frequenti
Le cadute in piano vanno valutate anche in un ufficio?
Sì. Il rischio va valutato in ogni ambiente di lavoro ai sensi dell'art. 28, indipendentemente dal settore. In ufficio i fattori tipici sono cavi volanti, pavimenti appena lavati, gradini isolati non segnalati e tappeti che si arricciano: bassa energia, ma alta frequenza di infortuni con giorni di assenza.
Le calzature antiscivolo sono obbligatorie?
Non esiste un obbligo generalizzato: la calzatura con suola antiscivolo è un DPI da fornire quando la valutazione dimostra che le misure su pavimento, pulizia e organizzazione non azzerano il rischio residuo, come in cucine, reparti umidi o piattaforme esposte alle intemperie. Va scelta in funzione della superficie e del contaminante reali.
Un pavimento bagnato senza segnalazione è una violazione?
La mancata segnalazione di un'area temporaneamente scivolosa espone a contestazioni sugli obblighi relativi ai luoghi di lavoro e alla segnaletica di sicurezza, oltre che a responsabilità in caso di infortunio. Per gli importi esatti delle sanzioni si rinvia sempre al testo vigente del D.Lgs. 81/2008.