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Case di riposo e RSA

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Non è “solo assistenza”: è un settore ad alto rischio

Chi lavora in una casa di riposo o in una RSA assiste persone anziane, fragili e spesso non autosufficienti. È un lavoro di cura, ma con un profilo di rischio pesante: si sollevano e si spostano ospiti tutto il giorno, si è a contatto con agenti biologici, si lavora di notte e a turni, si gestiscono situazioni di aggressività legate al decadimento cognitivo. I dati INAIL collocano stabilmente l’assistenza residenziale tra i comparti con più infortuni e malattie professionali, con un peso enorme dei disturbi muscolo-scheletrici. Che si tratti di una piccola casa di riposo comunale o di una grande RSA privata, gli adempimenti del D.Lgs. 81/2008 valgono dal primo lavoratore e vanno calibrati su questo profilo, non su quello di un ufficio.

I rischi tipici

  • Movimentazione degli ospiti: sollevare, trasferire e riposizionare persone allettate o parzialmente autosufficienti è la prima causa di lombalgie e patologie della colonna tra OSS e infermieri. Rientra nel Titolo VI del Testo Unico e va valutata con metodi specifici per la movimentazione di pazienti.
  • Agenti biologici: infezioni respiratorie, gastroenteriti, epidemie stagionali e patogeni multiresistenti circolano facilmente in una comunità di anziani. L’esposizione è disciplinata dal Titolo X, con valutazione specifica, procedure e misure di contenimento.
  • Lavoro notturno e a turni: l’assistenza è continua ventiquattr’ore, quindi turnazione, notti e rotazioni gravano su salute, attenzione e vita del personale e impongono tutele dedicate.
  • Aggressioni da parte degli ospiti: demenza, stati confusionali e disturbi comportamentali possono sfociare in reazioni violente durante l’igiene, i pasti o la somministrazione delle terapie. È un rischio da valutare e organizzare, non da subire.
  • Stress lavoro-correlato e burnout: carichi assistenziali alti, carenza di personale, rapporto costante con la sofferenza e il fine vita rendono il rischio psicosociale centrale in questo settore.
  • Legionella, scivolamenti e rischio chimico: gli impianti idrici estesi con acqua calda sanitaria richiedono un piano di controllo della legionella; pavimenti bagnati, aree doccia e prodotti per pulizia e disinfezione completano il quadro dei rischi ambientali.

Gli adempimenti essenziali

  1. DVR completo con la valutazione del rischio biologico secondo il Titolo X, la movimentazione degli ospiti, lo stress lavoro-correlato e il rischio di aggressione, calibrati sui reparti e sulle mansioni reali (assistenza, cucina, lavanderia, pulizie).
  2. Nomina dell’RSPP: nelle strutture di dimensioni non minime è tipicamente un professionista qualificato; il datore di lavoro RSPP resta possibile solo entro i limiti di legge per le realtà più piccole.
  3. Sorveglianza sanitaria: il medico competente definisce protocolli e giudizi di idoneità ai sensi dell’art. 41, tenendo conto della movimentazione, del rischio biologico e del lavoro notturno, e propone le vaccinazioni in relazione al rischio.
  4. Ausili e addestramento: sollevatori, teli ad alto scorrimento e letti regolabili non bastano se non c’è addestramento pratico tracciato; il personale deve saperli usare davvero e non ripiegare sul sollevamento manuale.
  5. Gestione delle emergenze: piano di emergenza ed evacuazione con procedure per ospiti allettati e non deambulanti, addetti antincendio e primo soccorso presenti su ogni turno e prove di evacuazione realistiche, spesso di tipo orizzontale verso compartimenti sicuri.
  6. Piano di controllo della legionella: registro delle temperature, campionamenti e manutenzione dell’impianto idrico secondo le linee guida vigenti.
  7. DPI e gestione degli appalti: guanti, camici e protezioni respiratorie adeguati; per pulizie, mensa, lavanderia e manutenzioni affidate all’esterno serve il DUVRI sui rischi interferenziali.

Checklist rapida di sopralluogo

  • Valutazione della movimentazione degli ospiti con metodo dedicato ai pazienti
  • Sollevatori e ausili presenti, funzionanti, manutenuti e realmente utilizzati
  • Valutazione del rischio biologico aggiornata per mansione e area
  • Protocollo sanitario e giudizi di idoneità aggiornati per il personale
  • Piano di emergenza con procedure per ospiti allettati e non deambulanti
  • Addetti antincendio e primo soccorso designati e presenti su ogni turno, notti comprese
  • Piano di controllo della legionella con registro delle temperature
  • Misure organizzative contro le aggressioni durante igiene, pasti e terapie
  • Attestati di formazione e addestramento in corso di validità per tutti

Domande frequenti

La movimentazione degli ospiti va valutata come movimentazione di carichi?

Sì, ma con le dovute specificità. Sollevare e riposizionare persone non autosufficienti rientra nella movimentazione manuale del Titolo VI del D.Lgs. 81/2008: la valutazione va condotta con metodi dedicati ai pazienti e accompagnata da ausili (sollevatori, teli ad alto scorrimento, letti regolabili) e da addestramento pratico del personale. È spesso il rischio principale in una RSA.

In una casa di riposo servono addetti alle emergenze anche di notte?

Sì. La presenza continua di ospiti allettati o non deambulanti impone addetti antincendio e primo soccorso designati e presenti su ogni turno, notti e festivi compresi. Il piano di emergenza deve prevedere l'evacuazione orizzontale e le procedure per chi non può muoversi autonomamente.

Gli operatori di una RSA devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria?

Di norma sì. L'esposizione ad agenti biologici e la movimentazione degli ospiti fanno scattare la sorveglianza sanitaria: il medico competente definisce protocolli e giudizi di idoneità ai sensi dell'art. 41 e propone le vaccinazioni utili in relazione al rischio. Le periodicità sono stabilite nel protocollo sanitario.

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