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TUS

Scheda rischio

Burnout

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Il burnout è una sindrome da esaurimento professionale: si sviluppa quando lo stress cronico legato al lavoro non viene gestito. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo descrive con tre dimensioni ricorrenti — esaurimento delle energie, distacco mentale o cinismo verso il proprio lavoro, calo dell’efficacia professionale. Non è un capriccio né una debolezza individuale: è la conseguenza prevedibile di un’organizzazione del lavoro che chiede più di quanto restituisca in risorse, autonomia e riconoscimento.

Per l’azienda il costo è concreto: assenteismo, turnover, errori, conflitti, cali di produttività e, nei casi più gravi, malattie riconosciute. Come per lo stress, il burnout si previene agendo sull’organizzazione, non chiedendo ai singoli di “resistere”.

Cosa dice la norma

Il D.Lgs. 81/2008 non contiene la parola “burnout”, ma lo copre attraverso il concetto di salute e la valutazione dei rischi psicosociali. La salute è definita come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale: il benessere mentale rientra quindi a pieno titolo tra i beni tutelati.

Il riferimento operativo è l’art. 28, che impone di valutare tutti i rischi, compreso lo stress lavoro-correlato secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. Il burnout è l’esito clinico-organizzativo verso cui quel rischio può degenerare: valutare correttamente lo stress lavoro-correlato significa già presidiare le condizioni che generano esaurimento.

A monte, le misure generali di tutela dell’art. 15 chiedono di rispettare i principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro e nella definizione dei metodi, “anche per attenuare il lavoro monotono e ripetitivo”. È il principale aggancio normativo per intervenire sui carichi e sui ritmi.

Come si valuta

Il burnout non ha valori limite né strumenti di misura come il rumore: si valuta all’interno del percorso sullo stress lavoro-correlato, seguendo la metodologia INAIL articolata su indicatori oggettivi e percezione dei lavoratori.

  1. Indicatori aziendali (eventi sentinella): infortuni, assenze per malattia, turnover, richieste di trasferimento, procedimenti disciplinari, segnalazioni. Un reparto che “brucia” le persone lo dice prima di tutto con i numeri.
  2. Analisi del contenuto e del contesto del lavoro: carico e ritmi, autonomia decisionale, chiarezza di ruolo, sostegno di colleghi e superiori, equità dei riconoscimenti, conciliazione con la vita privata.
  3. Percezione dei lavoratori: quando gli indicatori segnalano criticità, si approfondisce con questionari validati o focus group, coinvolgendo l’RLS e i gruppi omogenei di mansione.
  4. Attenzione alle mansioni relazionali: per infermieri, educatori, operatori di call center o assistenti la valutazione deve pesare in modo specifico il carico emotivo del contatto continuo con utenti e pazienti.

L’esito confluisce nel DVR con un piano di miglioramento datato e con responsabili individuati.

Le misure, in ordine di priorità

  1. Organizzative, alla radice: dimensionare gli organici sui carichi reali, definire ruoli e priorità chiare, garantire pause e recuperi effettivi, contenere la reperibilità e le richieste fuori orario. In una struttura sanitaria significa turni sostenibili e affiancamento nei momenti critici; in un call center, obiettivi realistici e tempi di recupero tra le chiamate difficili.
  2. Sul ruolo e sul riconoscimento: dare autonomia decisionale coerente con la responsabilità, feedback regolari, percorsi di crescita, equità nelle assegnazioni. La sproporzione tra sforzo richiesto e riconoscimento ricevuto è uno dei predittori più solidi del burnout.
  3. Di supporto: formazione dei preposti a riconoscere i segnali precoci, canali di ascolto, supervisione tra pari nelle professioni di cura, sportelli di sostegno psicologico dove pertinente. Sono utili, ma non sostituiscono gli interventi organizzativi: offrire uno sportello mentre si lascia intatto un carico insostenibile sposta il problema sul lavoratore.

Sorveglianza sanitaria

Non esiste una sorveglianza sanitaria obbligatoria “per burnout”. Tuttavia, quando la valutazione evidenzia un rischio psicosociale rilevante, il medico competente collabora alla valutazione e definisce, in relazione ai rischi specifici, gli accertamenti opportuni. Il medico è spesso il primo a intercettare i segnali attraverso le visite periodiche previste dall’art. 41 e i sopralluoghi negli ambienti di lavoro: i suoi dati anonimi collettivi devono rientrare nella valutazione, chiudendo il cerchio tra clinica e organizzazione. Va prestata attenzione ai contesti che sommano fattori di rischio, come il lavoro notturno e a turni.

Errori comuni

  1. Trattarlo come problema del singolo: consigliare “più resilienza” a chi lavora in un reparto sotto organico è un modo per non affrontare la causa.
  2. Fermarsi al questionario: raccogliere percezioni senza tradurle in interventi organizzativi datati produce solo malcontento e un rischio ispettivo in più.
  3. Ignorare gli eventi sentinella: turnover e assenze anomale in un reparto sono un allarme, non una fatalità.
  4. Confondere benessere con benefit: la frutta in sala e la palestra aziendale non compensano carichi cronicamente eccessivi e ruoli confusi.

Domande frequenti

Il burnout va valutato come rischio a sé nel DVR?

Il D.Lgs. 81/2008 non nomina il burnout, ma lo colloca dentro la valutazione dello stress lavoro-correlato prevista dall'art. 28. Non serve un documento separato: il burnout va letto come esito possibile di un'esposizione prolungata a fattori organizzativi mal gestiti, e come tale trattato nella valutazione dei rischi psicosociali.

Quali lavoratori sono più esposti al burnout?

Le professioni a forte contenuto relazionale e di cura — sanità, assistenza, scuola, call center, forze dell'ordine, servizi sociali — mostrano la maggiore incidenza. Il rischio cresce dove si sommano carichi elevati, scarsa autonomia decisionale, turni prolungati e contatto continuo con la sofferenza altrui.

Il datore di lavoro risponde del burnout di un dipendente?

L'art. 2087 del Codice civile impone al datore di tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. Se l'azienda ha ignorato segnali documentati o non ha adottato misure organizzative ragionevoli, può rispondere sul piano civile e, in caso di malattia riconosciuta, anche assicurativo.

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