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Figura della sicurezza

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Chi è, in una frase

Il RSPP è il tecnico di fiducia del datore di lavoro per la prevenzione: coordina il servizio di prevenzione e protezione (art. 31), collabora alla valutazione dei rischi e propone le misure — ma le decisioni e la spesa restano del datore di lavoro.

Requisiti e formazione

L’art. 32 richiede un titolo di studio non inferiore al diploma e un percorso formativo articolato:

  • Modulo A (28 ore): la base normativa, uguale per tutti i macrosettori.
  • Modulo B (48 ore comune + specializzazioni per alcuni settori): la parte tecnica sui rischi.
  • Modulo C (24 ore): relazionale e gestionale, solo per RSPP (non per ASPP).
  • Aggiornamento: 40 ore nel quinquennio (20 per gli ASPP).

Chi possiede lauree tecniche indicate dalla norma è esonerato dai moduli A e B.

Cosa fa davvero

I compiti del servizio sono nell’art. 33: individuazione e valutazione dei rischi, elaborazione delle misure e delle procedure, proposta dei programmi di formazione, partecipazione alla riunione periodica, informazione ai lavoratori. Nella pratica quotidiana il RSPP efficace:

  • fa sopralluoghi veri e parla con i lavoratori, non compila solo documenti;
  • traduce le norme in procedure applicabili per quella specifica azienda;
  • tiene il datore di lavoro informato per iscritto dei rischi rilevati: la tracciabilità protegge entrambi;
  • fa da regia tra medico competente, consulenti specialistici, manutenzione e produzione.

Interno, esterno, o il datore di lavoro stesso

  • Interno: obbligatorio nei casi dell’art. 31, co. 6 (aziende industriali a rischio rilevante, centrali termoelettriche, aziende sopra determinate soglie dimensionali, strutture di ricovero e cura pubbliche e private, ecc.).
  • Esterno: ammesso negli altri casi, con i medesimi requisiti professionali.
  • Datore di lavoro RSPP: nelle ipotesi dell’art. 34 e dell’Allegato II (in generale imprese fino a determinate soglie di addetti), previo corso specifico. I dettagli nella guida dedicata.

Errori comuni

  1. Nominare e sparire: la designazione senza mezzi, tempo e accesso alle informazioni (art. 32, co. 10) è una nomina di facciata.
  2. RSPP “firmatutto”: far firmare al RSPP documenti che spettano al datore di lavoro confonde i ruoli e non sposta le responsabilità.
  3. Zero verbalizzazione: il RSPP che segnala solo a voce non lascia traccia del proprio operato — e in caso di contenzioso la traccia è tutto.
  4. Confondere RSPP e preposto: il RSPP consiglia, il preposto sorveglia sul campo. Sono funzioni diverse, spesso in capo a persone diverse.

Domande frequenti

Il RSPP è responsabile penalmente in caso di infortunio?

Il RSPP non ha poteri decisionali e di spesa, quindi non risponde delle violazioni contravvenzionali come datore di lavoro o dirigente. Può però rispondere di lesioni o omicidio colposo in concorso, quando un suo errore professionale — un rischio non segnalato, una valutazione sbagliata — ha contribuito all'evento. La giurisprudenza parla di 'consulente con responsabilità professionale'.

Meglio un RSPP interno o esterno?

La legge privilegia le risorse interne (art. 31, co. 3) e in alcune realtà complesse l'RSPP interno è obbligatorio (co. 6). All'atto pratico: l'interno conosce i processi, l'esterno porta esperienza multisettoriale. La scelta sbagliata è l'esterno 'a canone minimo' che in azienda non ci mette mai piede.

Quante aziende può seguire lo stesso RSPP esterno?

La legge non fissa un numero massimo, ma richiede che il RSPP disponga di mezzi e tempo adeguati per ogni incarico (art. 32, co. 10). Un professionista con centinaia di incarichi difficilmente supera questa prova in un'aula di tribunale.

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