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Guida · Formazione · 11 min di lettura

Diventare RSPP: moduli A, B e C e requisiti

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione è la figura tecnica su cui il datore di lavoro appoggia tutto l’impianto della sicurezza. Diventarlo non è questione di un solo corso: è un percorso a moduli, con requisiti d’accesso, capacità da dimostrare e un aggiornamento che non finisce mai. Vediamo come si costruisce davvero questa qualifica.

Passo 1 — Verifica i requisiti d’accesso

I requisiti sono fissati dall’art. 32 del D.Lgs. 81/2008. Il punto di partenza è un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore. Su questa base si innesta la formazione specifica per moduli. Chi possiede una laurea in determinate classi tecnico-scientifiche indicate dalla norma può essere esonerato dalla frequenza del modulo A: verifica sempre l’elenco aggiornato prima di iscriverti a un corso, perché è la fonte a stabilire le equipollenze.

Attenzione a non confondere due percorsi diversi: quello del professionista RSPP/ASPP (i moduli A, B e C descritti qui) e quello del datore di lavoro che assume direttamente l’incarico, regolato dall’art. 34 con un iter a sé.

Passo 2 — Il modulo A, la base comune

Il modulo A è il corso fondamentale, comune sia all’RSPP sia all’ASPP. Copre il quadro normativo, i soggetti del sistema di prevenzione, i concetti di rischio e danno, l’organizzazione della sicurezza in azienda. È propedeutico: senza modulo A (o senza l’esonero per titolo) non si accede ai moduli successivi.

Esempio concreto: un perito industriale che vuole avviarsi alla professione parte da qui, mentre un ingegnere della sicurezza potrebbe risultare esonerato — ma solo dopo aver verificato la propria classe di laurea rispetto all’elenco normativo.

Passo 3 — Il modulo B, la specializzazione sul rischio

Il modulo B è il cuore tecnico del percorso: insegna a riconoscere e valutare i rischi concreti e a individuare le misure di prevenzione. Si articola in un modulo B comune, valido per tutti i settori, a cui si aggiungono moduli di specializzazione per i comparti a rischio più elevato (ad esempio agricoltura, costruzioni ed estrattivo, sanità, chimico-petrolchimico).

La logica è quella dei codici ATECO: se seguirai un’azienda edile, al modulo B comune dovrai affiancare la specializzazione del settore costruzioni; per uno studio odontoiatrico servirà quella dell’area sanitaria. Le ore e l’abbinamento settore-specializzazione sono definiti dall’accordo Stato-Regioni in materia: fai riferimento al testo vigente per il dettaglio del tuo comparto, perché è la fonte che stabilisce cosa è obbligatorio.

Passo 4 — Il modulo C, solo per l’RSPP

Il modulo C è richiesto esclusivamente a chi punta al ruolo di responsabile, non all’addetto. Non è tecnico: è orientato a organizzazione, relazione, comunicazione e gestione del sistema di prevenzione. Prepara l’RSPP a dialogare con il datore di lavoro, il medico competente e l’RLS, a progettare la formazione e a gestire le dinamiche relazionali interne.

È la differenza pratica tra chi supporta il servizio (ASPP) e chi lo dirige (RSPP): stessa base tecnica, ma il responsabile deve saper coordinare persone e processi, non solo leggere una tabella di rischio.

Passo 5 — Programma l’aggiornamento periodico

La qualifica non è acquisita una volta per tutte. L’art. 32 impone un aggiornamento periodico obbligatorio con cadenza quinquennale, di durata diversa per RSPP e ASPP. L’aggiornamento non si accumula all’ultimo momento: va distribuito nel quinquennio e documentato. Chi lascia scadere il monte ore rischia di non poter più esercitare validamente il ruolo. Per non perdere le scadenze, inserisci l’aggiornamento nel sistema di gestione delle scadenze formative insieme a quello delle altre figure aziendali.

Passo 6 — Dalla qualifica all’incarico

Avere i moduli non basta a essere operativi: serve la designazione da parte del datore di lavoro. L’obbligo di designare l’RSPP è tra quelli non delegabili (art. 17), e il ruolo si inserisce nel servizio di prevenzione e protezione disciplinato dall’art. 31, con i compiti elencati dall’art. 33. Se l’incarico è affidato a un professionista esterno, l’atto va formalizzato: vedi la guida sulla nomina dell’RSPP per la parte documentale.

Checklist dei requisiti da verificare

  • Titolo di studio almeno pari al diploma di istruzione secondaria superiore (art. 32)
  • Modulo A frequentato, oppure esonero verificato per classe di laurea
  • Modulo B comune completato
  • Modulo/i di specializzazione B coerenti con il settore ATECO dell’azienda da seguire
  • Modulo C completato (obbligatorio solo per il ruolo di RSPP)
  • Aggiornamento quinquennale pianificato e tracciato, secondo la durata prevista per RSPP o ASPP
  • Atto di designazione formalizzato dal datore di lavoro prima dell’operatività

Domande frequenti

Serve una laurea per fare l'RSPP?

No. L'[art. 32](/testo-unico/articolo-32/) richiede come base un diploma di istruzione secondaria superiore, più i moduli di formazione previsti. La laurea in alcune classi tecnico-scientifiche può esonerare dal modulo A, ma non è un requisito di accesso obbligatorio.

Che differenza c'è tra RSPP e ASPP?

L'ASPP è l'addetto che supporta il servizio di prevenzione e protezione; l'RSPP è il responsabile che lo coordina. Il percorso formativo di base (moduli A e B) è lo stesso; l'RSPP deve però completare anche il modulo C, orientato alla gestione e alle relazioni, che all'ASPP non è richiesto.

Il datore di lavoro che fa da RSPP segue lo stesso percorso?

No. Il [datore di lavoro RSPP](/guide/datore-di-lavoro-rspp/) segue un percorso dedicato disciplinato dall'[art. 34](/testo-unico/articolo-34/) e da un accordo Stato-Regioni specifico, con durata modulata sul livello di rischio dell'azienda. È un percorso diverso da quello dei moduli A, B e C del professionista RSPP.

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