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TUS

Scheda rischio

Legionella

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

La Legionella pneumophila è un batterio che vive nelle acque e prolifera negli impianti dove l’acqua ristagna a temperature tiepide (indicativamente tra 20 e 45 °C). Non si trasmette da persona a persona: il contagio avviene inalando aerosol contaminato — le minuscole goccioline prodotte da docce, rubinetti, torri di raffreddamento, umidificatori, fontane decorative e impianti di climatizzazione ad acqua. L’infezione può dare una forma febbrile lieve oppure la malattia del legionario, una polmonite grave e talvolta letale, più insidiosa nelle persone anziane, immunodepresse o fumatrici.

Il rischio non riguarda solo strutture sanitarie e alberghi: qualunque azienda con reti idriche complesse, tratti di tubazione poco usati o impianti che nebulizzano acqua deve porsi il problema.

Cosa dice la norma

La Legionella è un agente biologico e come tale rientra nel Titolo X del D.Lgs. 81/2008, dedicato all’esposizione ad agenti biologici (artt. 266-286). È classificata nel gruppo 2 dell’Allegato XLVI, cioè un agente che può causare malattia e costituire un rischio per i lavoratori, con possibilità di profilassi o terapia.

I riferimenti operativi da conoscere:

  • l’obbligo di valutare il rischio biologico quando l’attività può comportare esposizione (art. 271), tenendo conto di tutte le informazioni disponibili sulla probabilità di presenza dell’agente;
  • l’adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali per ridurre l’esposizione (art. 272);
  • la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti, ove pertinente (art. 279).

Sul piano tecnico, il riferimento nazionale è costituito dalle Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi approvate in sede di Accordo Stato-Regioni, che indicano metodi di valutazione, piani di autocontrollo e soglie di intervento. Per i valori numerici e le procedure di campionamento occorre rinviare a quel documento e alle norme tecniche di riferimento, senza improvvisare parametri.

Come si valuta

La valutazione integra l’igiene degli impianti con la logica del rischio biologico:

  1. Sopralluogo e mappatura degli impianti: rete idrica calda e fredda, serbatoi di accumulo, torri evaporative e condensatori evaporativi, umidificatori, impianti di climatizzazione, docce, punti d’uso poco frequentati (i cosiddetti “rami morti”).
  2. Analisi dei fattori favorevoli: temperature nella fascia critica, ristagno, incrostazioni e biofilm, materiali delle tubazioni, presenza di aerosol.
  3. Individuazione degli esposti: non solo gli occupanti, ma soprattutto chi opera sugli impianti — manutentori, addetti alle pulizie, tecnici delle torri di raffreddamento — e, nelle strutture ricettive o sanitarie, gli utenti.
  4. Campionamenti e analisi: dove la valutazione lo richiede, ricerca di Legionella nei punti significativi, con criteri e periodicità definiti nel piano di autocontrollo.
  5. Registrazione degli esiti nel DVR, con le misure conseguenti e le responsabilità di gestione degli impianti.

Un esempio concreto: in un albergo, le camere chiuse per settimane in bassa stagione lasciano acqua ferma nelle tubazioni; alla riapertura, la prima doccia genera aerosol potenzialmente carico. La valutazione deve prevedere flussaggi programmati prima del rientro degli ospiti.

Le misure, in ordine di priorità

  1. Progettazione e gestione degli impianti: eliminare i rami morti, garantire il ricircolo, mantenere l’acqua calda a temperatura sufficientemente elevata e l’acqua fredda sotto la fascia critica, evitare accumuli inutili.
  2. Manutenzione programmata: pulizia e disinfezione periodica di serbatoi, torri evaporative, filtri e soffioni; decalcificazione; sostituzione dei componenti deteriorati. La manutenzione come misura di prevenzione va tracciata su registro.
  3. Trattamenti dell’acqua: shock termici o disinfezioni chimico-fisiche secondo il piano, con verifica di efficacia tramite campionamento.
  4. Procedure operative: flussaggio dei punti d’uso poco utilizzati, gestione delle riaperture stagionali, istruzioni per gli interventi sugli impianti.
  5. Misure per chi lavora sugli impianti: riduzione dell’aerosol durante gli interventi e uso di protezione delle vie respiratorie adeguata quando si opera su reti o torri potenzialmente contaminate.

L’ordine non è casuale: agire sull’impianto e sulla sua gestione previene la proliferazione alla radice, mentre i DPI proteggono il singolo operatore ma non risolvono la contaminazione.

Sorveglianza sanitaria

Quando la valutazione individua lavoratori realmente esposti — tipicamente gli addetti alla manutenzione di impianti idrici e torri di raffreddamento — il medico competente definisce il protocollo sanitario ai sensi dell’art. 279. Non esiste un vaccino: la sorveglianza punta a informare i lavoratori sui sintomi, a valutare condizioni di suscettibilità individuale e a intercettare precocemente eventuali casi. Gli esiti collettivi anonimi rientrano nella valutazione, che va riletta se emergono positività ambientali o casi sospetti. La collaborazione con il medico è utile anche per la gestione della sorveglianza sanitaria complessiva dell’azienda.

Errori comuni

  1. Escludere il rischio “perché non siamo un ospedale”: torri evaporative, umidificatori e docce esistono anche in uffici, palestre e stabilimenti.
  2. Dimenticare i rami morti: i tratti di tubazione dismessi ma non rimossi sono serbatoi ideali di batterio.
  3. Fare campionamenti senza un piano: un’analisi isolata fotografa un istante; serve un piano di autocontrollo con punti, frequenze e azioni definite.
  4. Trascurare le riaperture stagionali: rientrare in una struttura chiusa senza flussaggio significa esporre subito le prime persone all’aerosol ristagnato.
  5. Proteggere l’operatore ma non bonificare l’impianto: il DPI è l’ultima barriera, non la soluzione al problema della contaminazione.

Domande frequenti

La Legionella è un rischio da valutare nel DVR di qualsiasi azienda?

Va considerata dove la conformazione degli impianti la rende plausibile: reti idriche estese, torri evaporative, umidificatori, docce poco usate, impianti di climatizzazione ad acqua. In un piccolo ufficio con impianto semplice e ricambio d'acqua frequente il rischio è basso, ma la valutazione va comunque motivata, non omessa per assunto.

Ogni quanto vanno fatti i campionamenti dell'acqua?

La frequenza non è un numero fisso di legge: dipende dall'esito della valutazione del rischio e dal piano di autocontrollo, che stabilisce punti, periodicità e valori di riferimento seguendo le linee guida nazionali sulla legionellosi. Un albergo con torre evaporativa ha cadenze diverse da un ufficio, ma entrambi devono avere un piano scritto e tracciato.

La legionellosi è una malattia professionale?

Può esserlo quando il contagio è riconducibile all'esposizione lavorativa, ad esempio in manutentori di impianti idrici o addetti a torri di raffreddamento. In tal caso valgono gli obblighi di denuncia e le tutele assicurative, e il datore che non aveva valutato il rischio o gestito gli impianti si espone a conseguenze civili e penali.

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