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TUS

Settore · ATECO 33, 43, 80, 81, 95

Impiantistica (elettrica, idraulica, HVAC)

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Un mestiere che porta il rischio con sé

L’impiantistica non ha un luogo di lavoro fisso: la squadra si sposta ogni giorno tra cantieri, abitazioni, capannoni e locali tecnici altrui, e il rischio viaggia con lei. È un comparto dove convivono energia elettrica, quota, spazi angusti, fiamma libera e sostanze in pressione, spesso tutti nello stesso intervento. Per questo l’installatore di impianti — elettrici, idrotermosanitari, di climatizzazione e ventilazione — è tra i profili con infortuni più gravi in rapporto agli addetti: folgorazioni, cadute dalle scale, ustioni da saldobrasatura, tagli. La buona notizia è che i rischi sono noti e governabili; la cattiva è che si concentrano in interventi brevi e ripetitivi, dove la fretta e l’abitudine abbassano la guardia.

I rischi tipici

  • Rischio elettrico: contatti diretti e indiretti, archi elettrici, lavori su parti in tensione o in prossimità. È il rischio-firma del settore e richiede qualifiche e procedure dedicate (Titolo III, Capo III).
  • Cadute dall’alto: posa di canaline, corpi illuminanti, unità esterne di condizionatori, tubazioni a soffitto — spesso da scale portatili, trabattelli o coperture. I lavori in quota sono la principale causa di infortunio mortale anche fuori dai cantieri edili.
  • Spazi confinati: centrali termiche interrate, cisterne, cavedi e cunicoli tecnici, con rischio di carenza di ossigeno o atmosfere pericolose (DPR 177/2011).
  • Ustioni e incendio: saldobrasatura di tubazioni, fiamma libera, lavori a caldo in presenza di materiali combustibili; il permesso di lavoro a caldo è una misura essenziale.
  • Rischio da gas e pressione: interventi su reti gas, circuiti frigoriferi e impianti in pressione, con esposizione anche ai fluidi refrigeranti.
  • Legionella e rischio biologico: manutenzione di torri evaporative, impianti HVAC e reti idriche, dove l’aerosol può veicolare l’agente.
  • Movimentazione e posture: trasporto di caldaie, radiatori, bobine e quadri, lavoro in ginocchio o sopra la testa in spazi ridotti.
  • Rischi di interferenza: la squadra opera quasi sempre in luoghi di altri — un cantiere o l’azienda committente — dove si sommano i pericoli propri e quelli dell’ambiente ospite.

Gli adempimenti essenziali

  1. DVR completo dei rischi di trasferta, che consideri le diverse tipologie di sito in cui la squadra opera e non solo la sede o il magazzino.
  2. Qualificazione elettrica del personale: attribuzione scritta di PES, PAV e idoneità ai lavori sotto tensione secondo la norma CEI 11-27, con formazione e addestramento tracciati.
  3. Formazione e addestramento specifici: rischio elettrico, lavori in quota, uso di DPI anticaduta di terza categoria, e — dove pertinente — spazi confinati e attrezzature abilitanti (PLE).
  4. DPI adeguati e consegnati con verbale: guanti e calzature isolanti, occhiali, protezione anticaduta, otoprotettori; gli anticaduta e i DPI di terza categoria richiedono addestramento documentato.
  5. Sorveglianza sanitaria correlata ai rischi effettivi: quota, movimentazione, rumore, agenti chimici e biologici, secondo il protocollo del medico competente.
  6. Gestione degli appalti e delle interferenze: quando si lavora presso terzi, DUVRI e cooperazione con il committente ex art. 26; nei cantieri edili, POS e coordinamento con il CSE.
  7. Impianti a regola d’arte e dichiarazione di conformità: il lavoro dell’installatore è disciplinato dal DM 37/2008, che impone requisiti tecnico-professionali dell’impresa e il rilascio della DiCo a fine lavori.
  8. Verifiche di quanto si installa e si usa: messa a terra e scariche atmosferiche secondo il DPR 462/2001, e verifiche periodiche sulle proprie attrezzature.
  9. Autonomi in squadra: chi opera come lavoratore autonomo ex art. 21 deve dotarsi di attrezzature idonee e DPI, e la sua presenza va coordinata con quella dei dipendenti.

Checklist rapida di sopralluogo

  • Attribuzione scritta PES/PAV per chi opera sull’elettrico, aggiornata
  • Impianto messo fuori tensione e verificato prima dell’intervento, non solo sezionato
  • Scale e trabattelli idonei, integri e vincolati; anticaduta se non si può eliminare la quota
  • Ambienti confinati identificati e trattati con procedura, non “a occhio”
  • Permesso di lavoro a caldo e mezzi estinguenti per saldobrasatura
  • DPI consegnati con verbale e addestramento per i terza categoria
  • DUVRI o coordinamento con committente/CSE quando si lavora fuori sede
  • Attestati di formazione e giudizi di idoneità in corso di validità per tutta la squadra

Domande frequenti

Un elettricista deve avere la qualifica PES o PAV?

Sì, chi esegue lavori su impianti elettrici deve essere riconosciuto per iscritto dal datore di lavoro come PES (persona esperta) o PAV (persona avvertita) secondo la norma CEI 11-27. La qualifica non è un titolo che si acquista, ma un attestato di idoneità basato su formazione, addestramento ed esperienza documentati.

Chi lavora in casa di un cliente privato è comunque tutelato dal Testo Unico?

Sì. Gli obblighi del D.Lgs. 81/2008 seguono il lavoratore ovunque operi: valutazione dei rischi, formazione, DPI e sorveglianza sanitaria valgono anche nell'abitazione del committente. Il datore di lavoro deve valutare i rischi specifici della trasferta e delle diverse tipologie di sito.

Ispezionare un locale tecnico o una cisterna è considerato spazio confinato?

Spesso sì. Centrali termiche interrate, vasche, serbatoi, cunicoli e cavedi possono rientrare tra gli ambienti sospetti di inquinamento o confinati disciplinati dal DPR 177/2011, con requisiti stringenti di qualificazione dell'impresa, procedure di lavoro e presidi. Valutalo caso per caso prima di far entrare qualcuno.

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