Scheda rischio
Rischio elettrico
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Il rischio elettrico nasce dal contatto o dall’eccessiva vicinanza con parti in tensione. Gli effetti sul corpo umano vanno dal formicolio alla tetanizzazione muscolare, alla fibrillazione ventricolare fino all’arresto cardiaco; a questi si aggiungono le ustioni da arco elettrico e da corto circuito, spesso profonde e non proporzionate alla lesione visibile. È un rischio insidioso perché invisibile: un cavo danneggiato o una massa in tensione non danno alcun segnale finché non si tocca.
Si distinguono due modalità di contatto: diretto, con una parte normalmente in tensione (un conduttore scoperto), e indiretto, con una massa metallica andata in tensione per un guasto d’isolamento. La prevenzione lavora su entrambi: isolamento e barriere contro il primo, messa a terra e interruttori differenziali contro il secondo.
Cosa dice la norma
La sicurezza elettrica sul lavoro è disciplinata dal Titolo III, Capo III del D.Lgs. 81/2008 (artt. 80-87), dedicato a impianti e apparecchiature elettriche. I riferimenti chiave:
| Articolo | Contenuto |
|---|---|
| Art. 80 | Obblighi del datore di lavoro: valutare e ridurre i rischi da contatti diretti e indiretti, archi, incendi ed esplosioni di origine elettrica |
| Art. 81 | Requisiti di sicurezza degli impianti e delle apparecchiature |
| Art. 82 | Divieto di lavori sotto tensione, salvo le condizioni tassative previste |
| Art. 83 | Lavori in prossimità di parti attive non protette |
| Art. 86 | Verifiche e controlli degli impianti, anche in relazione al DPR 462/2001 |
La normativa di dettaglio è tecnica: la conformità impiantistica si dimostra con la dichiarazione prevista dal DM 37/2008, mentre le modalità operative dei lavori elettrici seguono la norma CEI 11-27, che definisce le figure PES, PAV e PEI e le procedure di lavoro.
Come si valuta
La valutazione del rischio elettrico è parte integrante del DVR e non si esaurisce nel dire che l’impianto è “a norma”. In pratica occorre:
- Ricognizione degli impianti e delle apparecchiature: stato dell’isolamento, protezioni differenziali e magnetotermiche, messa a terra, grado di protezione (IP) adeguato all’ambiente.
- Analisi delle attività: chi fa cosa sull’elettrico. Un conto è l’uso ordinario di apparecchi (rischio residuo basso), un altro è la manutenzione, l’intervento su quadri o i lavori in prossimità di linee.
- Verifica documentale: dichiarazione di conformità o di rispondenza, libretto d’impianto, esiti delle verifiche periodiche.
- Ambienti particolari: luoghi bagnati, con pericolo di esplosione (ATEX), cantieri e locali medici richiedono criteri più severi.
Le misure, in ordine di priorità
- Impianti a regola d’arte: progettazione, realizzazione e manutenzione conformi, con interruttori differenziali e impianto di terra efficienti come prima barriera contro il contatto indiretto.
- Verifiche periodiche: la messa a terra e le protezioni contro i fulmini vanno verificate secondo il DPR 462/2001; la periodicità precisa va riscontrata sulla fonte ufficiale in base al tipo di luogo.
- Fuori tensione come regola: gli interventi si eseguono con l’impianto sezionato, applicando le cinque regole d’oro (sezionare, impedire richiusure, verificare l’assenza di tensione, mettere a terra e in corto, delimitare). Il lavoro sotto tensione è vietato salvo eccezioni tassative.
- Qualificazione del personale: attribuzione documentata delle idoneità PES/PAV e formazione mirata, come descritto nella guida ai lavori elettrici.
- DPI e attrezzi isolati: guanti isolanti, calzature, elmetto con visiera per arco elettrico, attrezzi con impugnatura isolata, scelti in base alla tensione di lavoro.
Errori comuni
- Confondere conformità e sicurezza: un impianto certificato anni fa può essere degradato, sovraccaricato o modificato senza aggiornare la documentazione.
- Far intervenire personale non qualificato: l’operaio “che se ne intende” non è una persona idonea ai sensi di legge; serve un’attribuzione formale delle qualifiche.
- Prolunghe e ciabatte in serie: la soluzione provvisoria che diventa definitiva è tra le cause più banali di surriscaldamento e incendio.
- Dimenticare le verifiche periodiche: la messa a terra si dà per scontata finché un differenziale non interviene troppo tardi.
- Non sezionare “per fare in fretta”: la maggior parte degli infortuni gravi da elettrocuzione avviene su impianti che si potevano tranquillamente mettere fuori tensione.
Domande frequenti
Chi può eseguire un lavoro elettrico in azienda?
Solo persone idonee e qualificate. Il datore di lavoro valuta e attribuisce le condizioni di idoneità (persona esperta PES, persona avvertita PAV) in base a istruzione, esperienza e conoscenza degli impianti, secondo i criteri della norma tecnica CEI 11-27. Cambiare una lampada non è un lavoro elettrico; intervenire su un quadro sì.
Ogni quanto vanno verificati gli impianti elettrici?
Oltre alla manutenzione secondo la regola dell'arte, gli impianti di messa a terra e i dispositivi contro le scariche atmosferiche sono soggetti a verifica periodica da parte di ASL/ARPA o organismi abilitati, con periodicità (di norma biennale o quinquennale a seconda del tipo di luogo) stabilita dal DPR 462/2001. Le cadenze precise vanno riscontrate sulla fonte ufficiale.
Il rischio elettrico va inserito nel DVR anche in un ufficio?
Sì. Ogni luogo di lavoro ha un impianto elettrico e quindi un rischio elettrico da valutare, per quanto basso. In contesti a bassa complessità la valutazione si concentra sull'integrità dell'impianto, sulla conformità (DM 37/2008) e sul corretto uso di prese, prolunghe e apparecchi.
Approfondisci
- ArticoloArt. 80 — Obblighi del datore di lavoro
- ArticoloArt. 82 — Lavori sotto tensione
- ArticoloArt. 86 — Verifiche e controlli
- GuidaLavori elettrici: qualifiche PES, PAV e idoneità
- GuidaVerifiche dell’impianto di terra: il DPR 462/2001
- NormaNorma CEI 11-27 — Lavori su impianti elettrici
- SettoreImpiantistica (elettrica, idraulica, HVAC)
- RischioAtmosfere esplosive (ATEX)