Guida · Emergenze · 11 min di lettura
Piano di emergenza ed evacuazione: come redigerlo
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il piano di emergenza è il documento che dice a ogni persona presente in azienda cosa fare nei primi minuti di un incendio, di un terremoto o di un malore grave, quando non c’è tempo per improvvisare. Non è un adempimento da fotocopiare: un piano scritto senza conoscere davvero i luoghi e le persone si smonta alla prima prova di evacuazione. Vediamo come costruirne uno che funzioni.
Passo 1 — Verifica se sei obbligato e con quale profilo
L’obbligo di organizzare la gestione delle emergenze nasce dall’art. 18, che impone al datore di lavoro di designare gli addetti e adottare le misure necessarie, e si specifica nell’art. 43. Il piano scritto è richiesto nei luoghi di lavoro con più di dieci occupanti o soggetti a valutazione del rischio incendio, e nelle attività soggette a controllo dei Vigili del Fuoco ai sensi del DPR 151/2011. Prima di scrivere, quindi, chiarisci il tuo profilo: numero massimo di occupanti, presenza di pubblico, livello di rischio incendio emerso dalla valutazione del rischio incendio secondo il DM 3/9/2021.
Passo 2 — Parti dagli scenari, non dal modello
Il piano si costruisce sugli eventi realmente ipotizzabili nel tuo contesto. Elenca gli scenari e per ciascuno immagina la dinamica: incendio in un reparto produttivo, principio d’incendio in cucina per un ristorante, allagamento di un magazzino interrato, terremoto in un ufficio ai piani alti, emergenza sanitaria (malore, infortunio grave), fuga di gas, minaccia esterna. Uno scenario che non ti riguarda non deve appesantire il documento; uno che ti riguarda e manca è una lacuna che si paga.
Passo 3 — Descrivi le procedure con ruoli e sequenze
Per ogni scenario scrivi chi fa cosa e in che ordine, evitando il “si provvede a”: chi dà l’allarme, chi chiama i soccorsi (112) e con quali informazioni, chi interrompe l’alimentazione elettrica o del gas, chi assiste le persone con difficoltà motorie, chi verifica che i locali siano vuoti, chi accoglie i Vigili del Fuoco. Assegna i compiti agli addetti antincendio e primo soccorso designati e prevedi sempre un sostituto per le assenze. Nelle attività più complesse, l’organizzazione delle figure e delle procedure segue anche il modello della gestione della sicurezza antincendio del DM 2/9/2021.
Passo 4 — Progetta l’evacuazione e le planimetrie
La sezione evacuazione descrive le vie di esodo, le uscite di emergenza, il verso di apertura delle porte, l’illuminazione di sicurezza e il punto di raccolta esterno, in area sicura e lontana dai flussi dei mezzi di soccorso. Correda il piano con le planimetrie: quelle di orientamento affisse ai piani, con il “voi siete qui”, i percorsi di fuga, la posizione di estintori, idranti e cassetta di primo soccorso. Verifica sul posto che i percorsi siano liberi da ostacoli e che la segnaletica sia coerente con la realtà: un’uscita indicata ma bloccata da uno scaffale è la criticità più frequente e più grave.
Passo 5 — Tara il piano sulle persone presenti
Le procedure vanno calibrate su chi c’è davvero: lavoratori disabili o con mobilità ridotta (per cui prevedere assistenza dedicata e, dove serve, dispositivi di evacuazione), lavoratrici in gravidanza, visitatori e clienti che non conoscono i luoghi, presenza di pubblico numeroso, turni notturni con pochi addetti. In una RSA o in un albergo il tema centrale è l’assistenza a persone che non possono evacuare da sole; in un ufficio con smart working conta invece sapere quanti sono presenti in un dato momento.
Passo 6 — Informa, forma e collauda con la prova
Un piano che resta nel cassetto non serve. Consegna le informazioni essenziali a tutti i lavoratori, forma gli addetti con i corsi coerenti al livello di rischio (vedi corso antincendio) e affiggi le planimetrie. Poi collauda il piano con la prova di evacuazione, da svolgere almeno una volta l’anno: cronometra i tempi, osserva i punti di ingorgo, raccogli le osservazioni e correggi. Ogni prova è la vera revisione del piano.
Passo 7 — Tieni il piano allineato ai luoghi
Rivedi il documento a ogni cambiamento significativo: nuovo layout, ampliamento dei locali, variazione dell’organico, nuove lavorazioni o sostanze, modifica delle vie di esodo. Data e numero di revisione in prima pagina sono il segnale di un piano vivo; un documento fermo da anni mentre l’azienda è cambiata è, di fatto, un piano inutilizzabile nel momento del bisogno.
Checklist dei contenuti del piano di emergenza
- Individuazione degli scenari di emergenza credibili per l’attività
- Procedure operative per ogni scenario, con ruoli e sequenze
- Modalità di diramazione dell’allarme e di chiamata dei soccorsi
- Compiti degli addetti antincendio e primo soccorso, con sostituti
- Descrizione delle vie di esodo, delle uscite e del punto di raccolta
- Planimetrie di orientamento ed esodo affisse e aggiornate
- Misure specifiche per persone con esigenze particolari e pubblico
- Programma di informazione, formazione e prove periodiche
- Data e numero di revisione, con storico degli aggiornamenti
Domande frequenti
Il piano di emergenza è sempre obbligatorio?
Il piano scritto è obbligatorio nei luoghi di lavoro con più di dieci occupanti o comunque assoggettati a valutazione del rischio incendio e nelle attività soggette a controllo dei Vigili del Fuoco (DPR 151/2011). Nelle realtà più piccole restano comunque obbligatorie le misure organizzative e gestionali per la gestione delle emergenze previste dall'art. 43, anche senza un documento formale.
Piano di emergenza e piano di evacuazione sono la stessa cosa?
L'evacuazione è una parte del piano di emergenza. Il piano di emergenza copre tutti gli scenari (incendio, terremoto, allagamento, emergenza sanitaria, minaccia esterna) e le relative procedure; il piano di evacuazione è la sezione che descrive come e per quali vie far uscire in sicurezza le persone verso il punto di raccolta.
Ogni quanto va aggiornato il piano di emergenza?
Non ha una scadenza fissa, ma va rivisto ad ogni modifica significativa dei luoghi, dei processi, del layout o dell'organico, e comunque quando le prove di evacuazione ne evidenziano le criticità. La prova pratica va effettuata almeno una volta l'anno e i suoi esiti alimentano la revisione del piano.
Approfondisci
- ArticoloArt. 18 — Obblighi del datore di lavoro e del dirigente
- ArticoloArt. 43 — Disposizioni generali
- GuidaLa prova di evacuazione: obblighi e verbale
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