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Settore · ATECO 22

Plastica e gomma

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Un comparto industriale, non “una fabbrica pulita”

La trasformazione di materie plastiche e gomma appare ordinata: capannoni asciutti, materiale in granuli, macchine automatizzate. È un’impressione ingannevole. Dietro l’apparente pulizia ci sono polimeri portati a fusione, stampi a centinaia di gradi, presse che sviluppano forze di chiusura enormi e reparti di mescola dove additivi, cariche e agenti vulcanizzanti vengono maneggiati ogni giorno. Il profilo di rischio è quello di una vera azienda manifatturiera, con una combinazione tipica di rischio chimico, meccanico e fisico che va valutata con serietà, dallo stampaggio a iniezione all’estrusione, dal soffiaggio alla lavorazione della gomma.

I rischi tipici

  • Rischio chimico: fumi e prodotti di degradazione termica dei polimeri, plastificanti, coloranti, cariche minerali, solventi e collanti. Nel poliuretano sono in gioco gli isocianati; nella gomma zolfo, acceleranti e ammine. La valutazione del rischio chimico parte dalla lettura sistematica delle schede di sicurezza.
  • Agenti cancerogeni: nella lavorazione della gomma alcune fasi sono associate a nitrosammine e idrocarburi policiclici aromatici; vanno gestite con gli obblighi rafforzati del Capo II del Titolo IX.
  • Rischio meccanico: presse a iniezione, estrusori, calandre, mulini e mescolatori aperti sono tra le macchine più pericolose dell’industria. Schiacciamento nella zona stampo, cesoiamento tra cilindri, trascinamento: qui contano i ripari interbloccati e il rispetto del Regolamento Macchine.
  • Ustioni e superfici calde: materiale fuso, ugelli, stampi e resistenze restano ad alta temperatura anche a macchina ferma; gli spruzzi di polimero fuso durante lo spurgo sono una causa frequente di infortunio.
  • Rumore: granulatori, mulini, soffiaggio e aria compressa generano livelli spesso superiori ai valori di azione, con obbligo di valutazione strumentale.
  • Incendio ed esplosione: le materie plastiche sono combustibili, i solventi infiammabili e le polveri fini di macinazione possono generare atmosfere esplosive, con la necessità di valutazione ATEX nelle aree critiche.
  • Movimentazione e posture: carico di sacchi e big-bag di materia prima, cambio stampi pesanti, movimenti ripetitivi in confezionamento e sbavatura.

Gli adempimenti essenziali

  1. DVR completo con le valutazioni specifiche che il comparto quasi sempre attiva: rischio chimico, rumore, movimentazione manuale dei carichi, incendio e, dove pertinente, cancerogeno e ATEX.
  2. Valutazione del rischio incendio secondo i criteri vigenti (DM 3/9/2021), con piano di emergenza e gestione della sicurezza antincendio proporzionati all’attività.
  3. Sicurezza delle macchine: verifica della marcatura CE e della conformità di presse ed estrusori, controllo dei ripari interbloccati e delle procedure di accesso alla zona pericolosa, con manutenzione programmata documentata.
  4. DPI adeguati: guanti e schermi termici per lo spurgo, otoprotettori, protezione delle vie respiratorie dove i fumi non sono captati alla fonte, con scelta e consegna verbalizzate.
  5. Aspirazione localizzata dei fumi di lavorazione e ventilazione dei reparti, con verifica periodica dell’efficacia.
  6. Sorveglianza sanitaria mirata agli agenti chimici e, dove presente esposizione a cancerogeni, con registro degli esposti e protocollo dedicato del medico competente.
  7. Formazione e addestramento: formazione generale e specifica a rischio alto, più addestramento tracciato sulle singole attrezzature e sulle procedure di manutenzione in sicurezza.
  8. Verifiche periodiche delle attrezzature soggette e degli impianti secondo gli obblighi di legge, con registro dei controlli aggiornato.

Per le sanzioni e i termini puntuali fai sempre riferimento al testo del D.Lgs. 81/2008 e alle indicazioni degli organi di vigilanza, evitando di basarti su importi riferiti a memoria.

Checklist rapida di sopralluogo

  • Ripari e interblocchi delle presse e degli estrusori efficienti e non manomessi
  • Zona stampo accessibile solo a macchina in sicurezza, procedure affisse
  • Aspirazione localizzata dei fumi attiva e manutenuta
  • Schede di sicurezza aggiornate e disponibili in reparto per ogni prodotto
  • DPI termici e otoprotettori presenti, idonei e realmente indossati
  • Stoccaggio di materie prime e solventi ordinato, lontano da fonti di innesco
  • Segnaletica di superfici calde, rumore e sostanze pericolose presente
  • Attestati di formazione e addestramento in corso di validità per gli operatori macchina

Domande frequenti

  • Nel reparto stampaggio serve la valutazione del rischio chimico anche se lavoriamo solo granuli di plastica?

    Sì. La fusione dei polimeri libera fumi e prodotti di degradazione termica, e ai granuli si aggiungono coloranti, cariche e additivi con proprie schede di sicurezza. La valutazione del rischio chimico ai sensi del Titolo IX è dovuta ogni volta che l'attività comporta la presenza di agenti chimici pericolosi, indipendentemente dalla quantità apparente.

  • La mescola e la vulcanizzazione della gomma comportano rischi cancerogeni?

    Possono comportarli. Alcune fasi della lavorazione della gomma sono storicamente associate a esposizione a nitrosammine e IPA, con evidenze di cancerogenicità. Dove la valutazione conferma l'esposizione ad agenti cancerogeni si applicano gli obblighi rafforzati del Capo II del Titolo IX: sostituzione ove possibile, sistema chiuso, registro degli esposti e sorveglianza sanitaria dedicata.

  • Le presse a iniezione e gli estrusori richiedono formazione specifica?

    Non esiste un patentino nazionale come per i carrelli, ma il datore di lavoro deve garantire informazione, formazione e addestramento all'uso di ogni attrezzatura pericolosa, compreso l'accesso alla zona stampo e le procedure di manutenzione. L'addestramento va tracciato e riferito alla macchina specifica.