Salta al contenuto
TUS

Scheda rischio

Utensili manuali

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Gli utensili manuali (martelli, chiavi, cacciaviti, pinze, lime, scalpelli, seghetti, coltelli, taglierini, forbici, ma anche i piccoli utensili portatili elettrici e pneumatici) sono l’attrezzatura più diffusa e la più sottovalutata. Proprio perché semplici e familiari, generano un numero elevato di infortuni: ferite da taglio e da punta, schiacciamenti, colpi, distorsioni e proiezione di schegge. La lesione tipica è di lieve o media gravità, ma la frequenza è tale da renderli una voce importante negli indici infortunistici, soprattutto in officina, cantiere, cucina professionale e magazzino.

Cosa dice la norma

Gli utensili manuali sono attrezzature di lavoro a tutti gli effetti: l’art. 69 (Titolo III) definisce attrezzatura “qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto destinato a essere usato durante il lavoro”, senza alcuna soglia. Ne discendono gli obblighi del Capo I del Titolo III.

RiferimentoCosa impone
Art. 70 e Allegato VRequisiti di sicurezza dell’attrezzatura (o marcatura CE per gli utensili a motore)
Art. 71Utensili idonei al lavoro, adeguati, mantenuti in efficienza e sottoposti a manutenzione
Art. 73Informazione, istruzioni e, dove necessario, addestramento all’uso corretto
Allegato VIDisposizioni sull’uso in sicurezza delle attrezzature

I DPI eventualmente necessari seguono il Capo II del Titolo III e le indicazioni dell’Allegato VIII. Quando l’utensile trasmette vibrazioni o rumore rilevanti, entrano in gioco anche gli obblighi del Titolo VIII sugli agenti fisici.

Dove si presenta e come si valuta

Il rischio va analizzato per mansione e per tipo di utensile all’interno del DVR, incrociando la lavorazione con la lesione plausibile:

  1. Tipo di utensile e lavorazione: un coltello da disosso, uno scalpello colpito a martello e un cacciavite hanno profili di rischio diversi (taglio, proiezione di schegge, punture o abrasioni).
  2. Ergonomia e forza: presa, ripetitività e sforzo influiscono su vibrazioni mano-braccio, affaticamento e disturbi muscoloscheletrici.
  3. Ambiente e postura: spazi angusti, superfici scivolose, lavoro sopra testa o in quota amplificano la probabilità di infortunio.
  4. Stato dell’utensile: manici lesionati, lame non affilate, teste “a fungo” negli scalpelli, chiavi usurate sono cause dirette di incidenti.
  5. Interferenze: coesistenza con proiezione di materiali, organi in movimento o altre lavorazioni vicine.

Le misure, in ordine di priorità

  1. Scelta e acquisto: utensili adeguati alla lavorazione, di qualità, con impugnature ergonomiche e antiscivolo; per gli utensili a motore, marcatura CE e libretto di istruzioni. Il coltello “giusto” per il taglio evita l’uso improprio di attrezzi non idonei.
  2. Manutenzione e controllo: lame affilate, manici integri, teste ravvivate; controllo visivo prima dell’uso e messa fuori servizio immediata degli utensili difettosi. Anche senza verifiche periodiche di legge, un registro dei controlli delle attrezzature aiuta a documentare la gestione.
  3. Uso corretto: taglio sempre in direzione opposta al corpo, utensili riposti in guaine o portautensili, mai in tasca; niente coltelli o taglierini lasciati aperti sui piani di lavoro.
  4. DPI: guanti antitaglio di livello adeguato, occhiali contro le schegge, guanti antivibrazione dove serve. La gestione dei DPI richiede consegna documentata e istruzioni d’uso; per i guanti va sempre valutato il rischio di trascinamento vicino a organi rotanti.
  5. Formazione e addestramento: istruzioni operative e addestramento pratico per gli utensili che lo richiedono, ai sensi dell’art. 73.

Sorveglianza sanitaria

Per il solo uso di utensili manuali non è prevista una sorveglianza sanitaria specifica. Diventa però obbligatoria quando l’attività, per il tramite dell’utensile, espone a rischi normati: vibrazioni mano-braccio (utensili a percussione o rotanti), rumore, movimenti ripetitivi o posture incongrue. In questi casi il medico competente attiva il protocollo previsto per l’agente di rischio corrispondente, e non per l’utensile in sé.

Errori comuni

  1. Considerarli fuori dal DVR: gli utensili manuali sono attrezzature di lavoro e vanno valutati come tutte le altre.
  2. “Tanto lo sanno usare”: la familiarità non sostituisce l’informazione e l’addestramento richiesti dall’art. 73.
  3. Utensili usurati in servizio: manici crepati, lame smussate e teste a fungo sono cause dirette di infortunio, spesso trascurate.
  4. DPI generici: un guanto qualsiasi non è un guanto antitaglio della classe adeguata; la scelta va motivata sul rischio reale.
  5. Uso improprio: usare un cacciavite come leva o scalpello, o un coltello al posto dell’attrezzo corretto, è tra le cause più frequenti di lesione.

Domande frequenti

  • Un martello o un cacciavite sono davvero "attrezzature di lavoro" ai sensi del Testo Unico?

    Sì. La definizione dell'art. 69 comprende qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto destinato a essere usato durante il lavoro, senza soglie di complessità. Anche gli utensili manuali più semplici rientrano quindi negli obblighi del Titolo III: idoneità all'uso, manutenzione, informazione, formazione e addestramento.

  • Servono verifiche periodiche obbligatorie anche per gli utensili a mano?

    Gli utensili manuali non rientrano fra le attrezzature soggette alle verifiche periodiche dell'Allegato VII, che riguarda apparecchi di sollevamento, recipienti in pressione e simili. Restano però l'obbligo generale di manutenzione e di controllo dell'efficienza (art. 71) e la buona pratica di un controllo visivo prima dell'uso, con messa fuori servizio degli utensili danneggiati.

  • Che formazione serve per usare gli utensili manuali?

    Oltre alla formazione generale e specifica del lavoratore, l'art. 73 impone informazione e istruzioni sull'uso corretto e sui rischi; per gli utensili che lo richiedono va previsto anche l'addestramento pratico. Non è previsto un patentino come per carrelli o PLE, ma l'uso corretto va insegnato e tracciato.