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Guida · DPI · 9 min di lettura

Guanti di protezione: scegliere la categoria giusta

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

I guanti sono il DPI più usato e, insieme, quello scelto peggio: comprati “a scatola” senza guardare il rischio, indossati oltre la loro vita utile, oppure sovradimensionati fino a diventare un pericolo (un guanto anticaglio vicino a un mandrino che ruota). Sceglierli bene significa partire dal rischio, non dal catalogo.

Passo 1 — Parti dalla valutazione dei rischi, non dal prodotto

La scelta di ogni DPI discende dall’analisi dei rischi che non è stato possibile eliminare o ridurre alla fonte (art. 77). Per le mani vuol dire chiedersi, mansione per mansione, a cosa sono davvero esposte: taglio, abrasione, punture, agenti chimici, microrganismi, calore o fiamma, freddo, tensione elettrica, vibrazioni. Un guanto è la risposta a un rischio specifico: non esiste il guanto “buono per tutto”. La disciplina dei DPI è al Titolo III, Capo II del D.Lgs. 81/2008 (artt. 74-79), e l’Allegato VIII offre lo schema per l’inventario dei rischi e delle parti del corpo da proteggere.

Passo 2 — Individua la categoria del DPI

Le categorie non le stabilisce il Testo Unico ma il Regolamento (UE) 2016/425, che classifica i DPI in tre categorie in base alla gravità del rischio:

  • Categoria I — rischi minimi (per esempio piccole abrasioni, detergenti diluiti, contatto con superfici calde fino a temperature contenute). Conformità autocertificata dal fabbricante.
  • Categoria II — rischi intermedi, tra cui i rischi meccanici comuni. Richiede l’esame UE del tipo da parte di un organismo notificato.
  • Categoria III — rischi che possono causare conseguenze gravissime, irreversibili o mortali: agenti chimici pericolosi, agenti biologici, rischio elettrico, calore o freddo estremi, tagli da attrezzi a motore. Oltre all’esame UE del tipo serve il controllo continuo della produzione.

La categoria non è un dettaglio burocratico: per i DPI di terza categoria l’addestramento all’uso è obbligatorio (art. 77) e va documentato, come spiegato nella guida sui DPI di terza categoria.

Passo 3 — Leggi i pittogrammi e le norme EN

Sul guanto e sulla confezione trovi i pittogrammi con le prestazioni certificate secondo le norme tecniche armonizzate. Le principali:

  • EN ISO 21420 — requisiti generali (innocuità dei materiali, comfort, taglie, marcatura). È la base che ogni guanto deve rispettare.
  • EN 388 — rischi meccanici: le cifre accanto al pittogramma dell’incudine indicano le prestazioni contro abrasione, taglio, strappo e perforazione (più eventuali prove di taglio e impatto).
  • EN 374 (serie) — agenti chimici e microrganismi.
  • EN 407 — rischi termici da calore e fuoco.
  • EN 511 — rischio da freddo.
  • EN 60903 — guanti isolanti per lavori sotto tensione, da coordinare con le procedure e le qualifiche dei lavori elettrici e con la relativa norma CEI.
  • EN 12477 — guanti per saldatori.

Un numero più alto nel pittogramma indica una prestazione migliore in quella prova, non “protezione totale”: è un livello misurato in laboratorio, da confrontare con l’esposizione reale.

Passo 4 — Per la chimica, ragiona sull’accoppiata materiale-sostanza

Contro gli agenti chimici la variabile decisiva è il tempo di permeazione: quanto impiega la sostanza ad attraversare il materiale del guanto. Dipende dall’accoppiata tra il polimero (nitrile, neoprene, PVC, butile, fluoroelastomeri) e la sostanza specifica, non dallo spessore in assoluto. Il riferimento è la scheda di dati di sicurezza del prodotto, che nella sezione sulle protezioni individuali indica il materiale idoneo, e la valutazione del rischio chimico. Un guanto in nitrile monouso va bene per schizzi occasionali; per l’immersione o il contatto prolungato serve un guanto spesso, certificato EN 374 per quella famiglia chimica.

Passo 5 — Verifica taglia, comfort e compatibilità con il compito

Un guanto della taglia sbagliata riduce la presa, affatica la mano e viene sfilato di nascosto: a quel punto la protezione è zero. Fai provare più taglie e più modelli agli operatori, valuta la sensibilità tattile necessaria (assemblaggio fino, elettronica) e le eventuali allergie ai materiali. Attenzione al rischio meccanico da organi in movimento: vicino a trapani, torni e frese i guanti possono essere pericolosi perché trascinabili, e in quei casi la scelta corretta può essere non usarli, adottando altre protezioni o ripari sulla macchina.

Passo 6 — Consegna, informa, addestra e sostituisci

Come per ogni DPI, i guanti vanno forniti gratuitamente dal datore di lavoro, accompagnati da informazione e formazione e, per la terza categoria, da addestramento; la consegna va verbalizzata, come descritto nella guida su scelta, consegna e gestione dei DPI. Definisci un criterio di sostituzione: i guanti si usurano, si tagliano, si contaminano e perdono efficacia. Un guanto forato o irrigidito non protegge più, anche se “sembra intero”. Dove le mani e le vie respiratorie sono esposte insieme, coordina la scelta con la protezione respiratoria.

In sintesi

Il guanto giusto non è il più robusto in assoluto, ma quello coerente con il rischio della mansione: prima la valutazione, poi la categoria del Regolamento (UE) 2016/425, poi i pittogrammi EN, infine taglia, comfort e addestramento. Ogni passaggio va tracciato: è ciò che distingue una dotazione efficace da una scorta di guanti nell’armadio.

Domande frequenti

  • Un guanto va bene per tutti i rischi?

    No. Un guanto anticaglio contro il taglio non protegge dagli agenti chimici, e un guanto in nitrile per la chimica non regge il calore. Ogni famiglia di rischio ha la sua norma EN e i suoi materiali: quando le mani sono esposte a più pericoli contemporaneamente, si sceglie un guanto certificato per tutti quei rischi oppure si organizza il lavoro in fasi con guanti diversi.

  • Come riconosco un guanto di terza categoria?

    Dai rischi che dichiara di coprire (agenti chimici pericolosi, agenti biologici, rischio elettrico, calore o freddo estremi, tagli da macchine) e dalla marcatura: sui DPI di terza categoria, accanto alla marcatura CE, compare il numero identificativo dell'organismo notificato che controlla la produzione. Per questi guanti l'addestramento all'uso è obbligatorio.

  • I guanti monouso in nitrile bastano contro i prodotti chimici?

    Non sempre. I guanti sottili monouso proteggono da schizzi occasionali, ma per l'immersione o il contatto prolungato serve un guanto certificato secondo la norma EN sui rischi chimici, con il tempo di permeazione verificato rispetto alla sostanza indicata nella scheda di sicurezza. La resistenza dipende dall'accoppiata materiale-sostanza, non dallo spessore da solo.