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TUS

Scheda rischio

Bombole e gas compressi

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Una bombola è un serbatoio di energia concentrata: gas compresso a pressioni elevate dentro un contenitore metallico. Il pericolo ha due nature che si sommano. La prima è puramente fisica: se la bombola cade e la valvola si spezza, il gas che fuoriesce la trasforma in un proiettile capace di sfondare pareti. La seconda dipende dal contenuto: gas infiammabili (acetilene, GPL, idrogeno) che alimentano incendi ed esplosioni, gas asfissianti o inerti (azoto, argon, anidride carbonica) che saturano l’ossigeno respirabile, gas comburenti (ossigeno) che intensificano ogni combustione, gas tossici o corrosivi. Officine, laboratori, reparti di saldatura, cucine professionali e cantine di mescita convivono con questo rischio ogni giorno.

Cosa dice la norma

Non esiste un titolo del D.Lgs. 81/2008 dedicato esclusivamente alle bombole: il rischio si governa combinando più discipline.

  • Le misure generali di tutela dell’art. 15 e l’obbligo di valutazione di tutti i rischi dell’art. 28 impongono di analizzare stoccaggio, movimentazione e uso dei gas nel DVR.
  • La bombola è un’attrezzatura di lavoro: si applica il Titolo III, con gli obblighi del datore sull’uso, la manutenzione e le verifiche dell’art. 71 e la formazione e l’addestramento dell’art. 73.
  • I recipienti a pressione rientrano tra le attrezzature in pressione soggette a controlli e ricertificazioni; le periodicità delle verifiche di legge sono richiamate dall’Allegato VII e dalla normativa PED di settore.
  • Per i gas infiammabili si aggiunge il Titolo XI sulle atmosfere esplosive (artt. 287-297), con la valutazione ATEX e la classificazione delle zone dove può formarsi una miscela pericolosa.

Sulle quantità e i valori tecnici (pressioni, distanze di sicurezza, soglie di detenzione, periodicità di collaudo) i riferimenti puntuali vanno tratti dalla normativa specifica applicabile e dalle istruzioni del fabbricante: non improvvisare parametri.

Come si valuta

  1. Censimento dei gas presenti: elenca ogni gas, la sua classe di pericolo (infiammabile, comburente, inerte/asfissiante, tossico, corrosivo) e le quantità detenute, leggendo la scheda di sicurezza.
  2. Mappa dei luoghi: distingui deposito, aree di travaso e punti d’uso. Un locale interrato o poco ventilato che accoglie azoto o CO₂ è un ambiente critico per il rischio asfissia.
  3. Scenari incidentali: valuta caduta e ribaltamento della bombola, rottura della valvola, fuga lenta, incendio esterno che investe il recipiente, accumulo di gas in punti bassi (GPL) o alti (idrogeno).
  4. Compatibilità e separazioni: verifica che comburenti e infiammabili non siano stoccati insieme e che le vie di fuga restino libere.
  5. Classificazione ATEX dove sono presenti gas infiammabili, con individuazione delle zone e delle sorgenti di innesco da eliminare.

Le misure, in ordine di priorità

  1. Riduzione e sostituzione: tenere in reparto solo le bombole necessarie, preferendo reti canalizzate e riduttori centralizzati agli stoccaggi diffusi.
  2. Stoccaggio corretto: bombole in verticale, vincolate contro il ribaltamento, cappellotto avvitato quando non in uso, deposito ventilato, segnalato e separato per classi incompatibili, lontano da fonti di calore.
  3. Movimentazione: usare carrelli portabombole dedicati, mai trascinare o far rotolare i recipienti, chiudere la valvola e rimontare il cappellotto prima di ogni spostamento.
  4. Impianti e uso: riduttori e tubazioni idonei al gas, controllo delle tenute, valvole antiritorno di fiamma dove serve, divieto assoluto di grasso o olio sui raccordi dell’ossigeno.
  5. Ambienti confinati: rilevatori di ossigeno e di gas, ventilazione forzata, procedure di accesso per gli spazi confinati dove gli inerti possono accumularsi.
  6. Formazione e DPI: addestramento pratico all’uso e all’emergenza ex art. 73, segnaletica e, dove necessario, gestione dei DPI come guanti e protezione degli occhi.

Errori comuni

  1. Bombole libere e in piedi da sole: senza catena o staffa un urto banale diventa un incidente grave.
  2. Depositare insieme ossigeno e infiammabili: la promiscuità dei comburenti è una delle non conformità più frequenti nei controlli.
  3. Sottovalutare i gas inerti: “tanto non è tossico” è il pensiero che precede molte asfissie in locali chiusi.
  4. Lasciare scadere le verifiche: usare recipienti fuori validità o danneggiati espone a rotture e a responsabilità dirette.
  5. Grasso sui raccordi dell’ossigeno: un contaminante organico a contatto con ossigeno in pressione può innescare una combustione violenta.

Domande frequenti

Come vanno stoccate le bombole in azienda?

In posizione verticale, saldamente vincolate con catene o staffe per impedirne il ribaltamento, con il cappellotto di protezione della valvola avvitato quando non sono in uso. Il deposito va tenuto in area ventilata, segnalata e lontana da fonti di calore, separando i gas incompatibili (in particolare comburenti da infiammabili).

Perché un gas inerte come l'azoto è pericoloso?

Perché in caso di rilascio in un ambiente chiuso o poco ventilato abbassa la percentuale di ossigeno respirabile e provoca asfissia, spesso senza alcun segnale d'allarme percepibile. È uno dei rischi principali negli spazi confinati e richiede rilevatori di ossigeno e procedure di accesso dedicate.

Le bombole sono soggette a verifiche periodiche?

Sì: i recipienti a pressione sono attrezzature soggette a collaudi e ricertificazioni periodiche secondo la normativa PED e i regolamenti di settore. Il datore di lavoro deve garantire che siano in corso di validità, integre e utilizzate secondo le istruzioni del fabbricante. Fai sempre riferimento alla fonte ufficiale per le periodicità applicabili.

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