Scheda rischio
Atmosfere sotto-ossigenate
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Un’atmosfera si dice sotto-ossigenata quando la concentrazione di ossigeno scende sotto il livello dell’aria normale (circa il 21%). La carenza può nascere dal consumo dell’ossigeno (fermentazioni, ossidazione di metalli, respirazione, combustione) o dalla sua sostituzione con altri gas più pesanti o inerti (azoto, argon, anidride carbonica, metano). Il pericolo è subdolo: l’ossigeno mancante non ha odore né colore, il corpo non lancia allarmi e la perdita di coscienza può essere improvvisa. È uno dei meccanismi che rende mortali cisterne, silos, pozzi, fosse e reti fognarie.
Cosa dice la norma
Il D.Lgs. 81/2008 non dedica un Titolo autonomo alla carenza di ossigeno: la disciplina è distribuita dove il rischio si manifesta.
- La valutazione di tutti i rischi, compresa la qualità dell’atmosfera di lavoro, discende dall’obbligo generale dell’art. 28 e confluisce nel DVR.
- I requisiti dei luoghi di lavoro — aerazione, ricambio d’aria, sicurezza dei locali interrati — sono fissati dall’art. 63 e dall’Allegato IV.
- I lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati (pozzi neri, fogne, camini, fosse, cisterne, serbatoi, vasche) hanno una disciplina rafforzata negli artt. 66 e 121, quest’ultimo dedicato alla presenza di gas negli scavi.
- L’ingresso in questi ambienti è subordinato alle regole del DPR 177/2011: qualificazione dell’impresa, addestramento specifico, procedure di lavoro e presidi di emergenza.
Il messaggio della norma è netto: dove l’atmosfera può diventare pericolosa, non si entra “per vedere”. Si valuta, si misura, si bonifica e solo allora si accede, con presidi adeguati.
Come si valuta
- Individuazione dei luoghi: mappa gli ambienti dove l’ossigeno può calare — spazi confinati e assimilabili, ma anche locali interrati, celle, scavi profondi, aree servite da gas inerti o dove avvengono fermentazioni.
- Analisi delle cause: chiediti da dove può arrivare la carenza. La saldatura in ambiente chiuso, l’inertizzazione con azoto, la ruggine di un serbatoio in ferro, i liquami che fermentano: ciascuna è una sorgente diversa che richiede una risposta diversa.
- Misurazione strumentale: la concentrazione di ossigeno si verifica con rilevatore (tipicamente multigas: ossigeno, infiammabili, tossici) prima dell’accesso, dall’esterno, e in continuo durante il lavoro. Gli strumenti vanno calibrati e sottoposti a bump test secondo le indicazioni del fabbricante.
- Definizione dei valori-soglia: fissa nella procedura i valori di accesso consentito e di evacuazione immediata, richiamando la norma tecnica di riferimento. Non improvvisare soglie “a memoria”.
Le misure, in ordine di priorità
- Eliminare l’ingresso: la prima domanda è sempre se il lavoro possa essere svolto senza entrare nell’ambiente, con attrezzi telescopici, ispezioni da remoto o robot. L’accesso non necessario è l’accesso più pericoloso.
- Bonifica e ventilazione: prima dell’ingresso l’ambiente va lavato con ventilazione forzata fino a ripristinare un’atmosfera respirabile, mantenuta per tutta la durata del lavoro. La ventilazione naturale, da sola, non è una garanzia.
- Isolamento delle sorgenti: intercetta e metti in sicurezza le tubazioni di gas inerti e i collegamenti da cui possono arrivare azoto, vapore o altri fluidi (blocco e sezionamento, procedura LOTO).
- Procedura e sorveglianza dall’esterno: nessuno lavora da solo in questi ambienti. Serve un preposto/sorvegliante esterno in contatto costante con l’operatore, un sistema di comunicazione e un piano di recupero che non costringa i soccorritori a entrare senza protezione.
- DPI a protezione delle vie respiratorie: quando la carenza non è eliminabile o come misura di emergenza, servono autorespiratori o respiratori a presa d’aria esterna — non i facciali filtranti, che non producono ossigeno. La scelta e l’addestramento seguono la logica della protezione delle vie respiratorie, trattandosi di DPI di terza categoria.
Errori comuni
- Fidarsi dei sensi: “si respira, quindi si può entrare” è la premessa di molti incidenti mortali. La carenza di ossigeno non si sente.
- Entrare per soccorrere senza autorespiratore: il soccorritore improvvisato diventa la seconda vittima nello stesso ambiente. Il piano di emergenza deve prevedere il recupero dall’esterno.
- Confondere maschere e autorespiratori: un facciale filtrante trattiene polveri e gas, ma non aggiunge ossigeno; in atmosfera sotto-ossigenata è inutile e ingannevole.
- Ventilare “un attimo” e chiudere il rilevatore: la carenza può ripresentarsi durante il lavoro. Il monitoraggio va tenuto attivo per tutta la permanenza.
- Trattare lo spazio confinato come un lavoro qualsiasi: senza qualificazione, addestramento e procedura del DPR 177/2011, l’ingresso è irregolare oltre che pericoloso.
Domande frequenti
Qual è la concentrazione di ossigeno considerata sicura?
L'aria che respiriamo contiene circa il 21% di ossigeno. Al di sotto di questa quota compaiono progressivamente sintomi e, in carenza marcata, la perdita di coscienza è rapida e senza segnali di allarme percepibili. I valori-soglia operativi per l'accesso e per l'evacuazione vanno fissati nel DVR e nella procedura di lavoro sulla base della norma tecnica applicabile e delle indicazioni del fabbricante degli strumenti.
Serve sempre il rilevatore di ossigeno prima di entrare in uno spazio confinato?
Sì. In un ambiente sospetto di inquinamento o confinato l'atmosfera va misurata dall'esterno prima dell'accesso e monitorata in continuo durante il lavoro. Il rilevatore multigas registra ossigeno, gas infiammabili e gas tossici: l'ingresso è vietato finché i valori non rientrano nei limiti previsti dalla procedura.
Perché un'atmosfera povera di ossigeno è così pericolosa?
Perché è inodore e insidiosa: il corpo umano non percepisce la carenza di ossigeno come percepisce un gas irritante. La vittima può perdere conoscenza in pochi secondi, e chi entra per soccorrerla senza autorespiratore diventa la seconda vittima. Molti incidenti mortali in cisterne e pozzi coinvolgono proprio i soccorritori improvvisati.
Approfondisci
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- GuidaFacciali filtranti e respiratori: quale protezione scegliere
- NormaDPR 177/2011 — Spazi confinati e ambienti sospetti di inquinamento
- ArticoloArt. 66 — Lavori in ambienti sospetti di inquinamento
- ArticoloArt. 121 — Presenza di gas negli scavi