Scheda rischio
Elettricità statica
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
L’elettricità statica è l’accumulo di cariche elettriche su materiali che non riescono a disperderle. Nasce ovunque due superfici si sfregano e si separano — nastri che scorrono, liquidi che fluiscono in tubazioni, polveri che cadono in un silo, film plastici che si svolgono, una persona che cammina su un pavimento isolante. Quando il potenziale accumulato trova una via a massa, si scarica di colpo: una scarica elettrostatica (ESD).
Il pericolo non è tanto lo “sgradevole” shock sulle dita, quanto ciò che quella scintilla può innescare. In presenza di atmosfere infiammabili la scarica è una sorgente di innesco di incendi ed esplosioni; la sorpresa del contatto può provocare reazioni incontrollate (una mano che si ritrae, una caduta da una scala, un urto contro organi in movimento); le scariche danneggiano componenti elettronici e disturbano i processi.
Cosa dice la norma
L’elettricità statica non ha un Titolo dedicato nel D.Lgs. 81/2008: si governa intrecciando più riferimenti.
- Obblighi generali — la valutazione di tutti i rischi e l’adozione delle misure di prevenzione discendono dagli articoli 15 e 28: l’elettricità statica va considerata ovunque sia ragionevolmente prevedibile.
- Impianti e apparecchiature elettriche — il Titolo III (artt. 80-87) impone di proteggere i lavoratori dai rischi di natura elettrica, tra cui esplicitamente l’innesco di incendi ed esplosioni e gli effetti delle cariche, prevedendo misure come la messa a terra e l’equipotenzialità.
- Atmosfere esplosive — dove possono formarsi miscele esplosive, il Titolo XI (artt. 287-297) classifica le aree e impone di eliminare le sorgenti di innesco. L’art. 290 chiede di valutare le sorgenti di accensione, compresa l’elettricità statica, e l’art. 293 la ripartizione in zone.
La parte tecnica si appoggia alle norme di buona prassi (serie CEI/IEC sulla protezione dalle scariche elettrostatiche e, per gli impianti, alle regole dell’arte richiamate dalle norme CEI, tra cui la CEI 11-27 per i lavori elettrici). Il mancato rispetto degli obblighi espone alle sanzioni previste dal decreto per le singole violazioni: gli importi e le fattispecie vanno letti direttamente nelle norme sanzionatorie di riferimento, non memorizzati a spanne.
Come si valuta
- Individuare i meccanismi di carica: travasi e movimentazione di liquidi infiammabili, trasporto pneumatico e scarico di polveri, svolgimento di film e carta, nastri e cinghie, pulizia con aria compressa, abbigliamento e calzature isolanti del personale.
- Verificare la coesistenza con l’innesco: una carica diventa rischio di esplosione solo se nello stesso luogo può esistere un’atmosfera infiammabile. Qui la valutazione dell’elettricità statica si salda con la valutazione ATEX e con quella del rischio incendio.
- Stimare l’energia in gioco: si confronta l’energia della scarica prevedibile con l’energia minima di innesco della sostanza presente (molto bassa per gas e vapori, variabile per le polveri). Più bassa è la soglia, più severe le misure.
- Mappare i materiali isolanti e le parti non collegate: recipienti, tubi, flange, big-bag, rivestimenti plastici e persino l’operatore possono caricarsi se isolati da terra.
Le misure, in ordine di priorità
- Messa a terra ed equipotenzialità: collegare a terra tutte le parti conduttrici e renderle equipotenziali è la misura cardine. Durante i travasi di liquidi infiammabili si collegano fra loro recipiente di partenza e di arrivo prima di iniziare.
- Controllo del processo: ridurre le velocità di travaso e di riempimento, evitare cadute libere e spruzzi, usare tubi e sacchi conduttivi o dissipativi, limitare il trasporto pneumatico turbolento delle polveri.
- Agire sull’ambiente e sui materiali: mantenere l’umidità relativa a valori che favoriscono la dispersione delle cariche, preferire pavimenti, calzature e indumenti dissipativi, limitare i materiali plastici isolanti nelle zone critiche.
- Neutralizzazione attiva: nei casi in cui le misure passive non bastano si impiegano ionizzatori o barre neutralizzanti, specie nelle lavorazioni di film, carta e materie plastiche.
- Misure organizzative: procedure di travaso scritte, permessi di lavoro per le operazioni a rischio, formazione specifica e manutenzione con verifica periodica dell’impianto di terra (DPR 462/2001).
Per le polveri combustibili l’elettricità statica va letta insieme all’aspirazione e ventilazione industriale e alla pulizia programmata: uno strato di polvere risollevato da una scintilla è l’inizio classico di un’esplosione secondaria.
Sorveglianza sanitaria
L’elettricità statica è un rischio infortunistico e non comporta di per sé una sorveglianza sanitaria specifica: non esistono valori limite di esposizione da controllare con esami periodici, come invece accade per gli agenti fisici o chimici. L’obbligo di sorveglianza può nascere dai rischi connessi alla stessa lavorazione — esposizione a solventi, a polveri o ad altri agenti — e va in quel caso definito dal medico competente nel protocollo sanitario. La prevenzione, qui, è tutta tecnica e organizzativa.
Errori comuni
- Trattarla come un fastidio: ridurre il problema alla “scossa alla maniglia” e ignorare che la stessa scarica, altrove, innesca un’esplosione.
- Fidarsi di una terra non verificata: un collegamento interrotto o un impianto mai controllato equivalgono all’assenza di messa a terra.
- Dimenticare l’operatore: in zona classificata una persona isolata da calzature e pavimento è essa stessa un condensatore pronto a scaricarsi.
- Separare i documenti: valutare l’elettricità statica senza coordinarla con ATEX e incendio significa lasciare scoperta proprio la combinazione che causa gli eventi più gravi.
Domande frequenti
L'elettricità statica è un agente fisico come il rumore?
No. Non rientra fra gli agenti fisici del Titolo VIII né fra le sostanze pericolose del Titolo IX. È un fenomeno elettrico che si gestisce come rischio infortunistico: va valutato ai sensi degli obblighi generali (artt. 15 e 28), della disciplina degli impianti e apparecchiature elettriche del Titolo III e, dove può innescare un'esplosione, del Titolo XI sulle atmosfere esplosive.
Perché basta una piccola scintilla a provocare un'esplosione?
Perché molte sostanze infiammabili hanno un'energia minima di innesco bassissima: la scarica che percepiamo toccando una maniglia può superarla di molte volte. In presenza di solventi, gas combustibili o polveri sospese, una scarica elettrostatica invisibile è sufficiente a innescare la miscela.
La messa a terra da sola elimina il rischio?
È la misura di base, ma non basta da sola. Serve rendere equipotenziali e collegare a terra tutte le parti conduttrici coinvolte (recipienti, tubazioni, operatore), controllare le velocità di travaso, limitare i materiali isolanti e, nei casi critici, agire su umidità e ionizzazione dell'aria. La terra va inoltre verificata periodicamente.