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Glossario

Punto di infiammabilità

Il punto di infiammabilità è la temperatura minima alla quale un liquido emette vapori capaci di incendiarsi in presenza di un innesco: è un parametro chiave nella classificazione CLP dei liquidi infiammabili e nella valutazione del rischio incendio ed esplosione.

Il punto di infiammabilità (in inglese flash point) è la temperatura minima alla quale un liquido emette vapori in quantità sufficiente a formare, con l’aria, una miscela che si incendia in presenza di una sorgente di innesco. Non è una definizione giuridica contenuta nel D.Lgs. 81/2008, ma un parametro chimico-fisico del prodotto: lo si legge nella scheda di dati di sicurezza ed è determinante nella classificazione CLP dei liquidi infiammabili prevista dal Regolamento (CE) 1272/2008.

Come si misura e come classifica i liquidi

Il punto di infiammabilità si determina in laboratorio con metodi normalizzati, a vaso chiuso o a vaso aperto, e si esprime in gradi Celsius: quanto più è basso, tanto più il liquido è pericoloso, perché basta una temperatura ambiente modesta per generare vapori infiammabili. Sulla base di questo valore (combinato con il punto di ebollizione) il Regolamento CLP distingue i liquidi infiammabili in categorie di pericolo: la categoria 1 raccoglie i prodotti più volatili, con punto di infiammabilità inferiore a 23 °C e basso punto di ebollizione, mentre le categorie successive comprendono liquidi con punto di infiammabilità via via più alto, fino al limite di 60 °C oltre il quale, in genere, un liquido non è più classificato come infiammabile. Esempi tipici: la benzina e molti solventi nitro hanno punti di infiammabilità ampiamente sotto zero, mentre il gasolio si colloca su valori più elevati.

Perché conta per la sicurezza sul lavoro

Conoscere il punto di infiammabilità delle sostanze impiegate serve a stimare la probabilità che si formi un’atmosfera infiammabile e quindi a impostare le misure di prevenzione. Il dato va letto insieme al limite di esplosività, che indica le concentrazioni entro cui i vapori possono effettivamente esplodere, e alla scheda di dati di sicurezza del fornitore. In presenza di liquidi a basso punto di infiammabilità occorre valutare il rischio di formazione di atmosfere esplosive, controllare le sorgenti di innesco, garantire ventilazione e messa a terra e curare le modalità di stoccaggio.

Dove entra negli obblighi aziendali

Il parametro alimenta la valutazione del rischio incendio e del rischio esplosione che il datore di lavoro svolge nell’ambito del DVR. Per i depositi di solventi, carburanti e prodotti verniciati si rinvia alla guida sul deposito di sostanze chimiche, dove il punto di infiammabilità orienta le scelte su quantità massime, armadi di sicurezza e separazione dalle fonti di calore.