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Glossario

ATEX

Atmosfere esplosive ATEX: definizione dell'art. 288 D.Lgs. 81/2008, differenza tra le due direttive, zone 0-1-2 e 20-21-22 e categorie degli apparecchi.

ATEX (dal francese ATmosphères EXplosibles) indica le atmosfere potenzialmente esplosive e le norme europee che le regolano. Per l’art. 288 del D.Lgs. 81/2008 l’atmosfera esplosiva è una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo l’accensione, la combustione si propaga a tutta la miscela incombusta.

Il comma 1-bis dello stesso articolo precisa cosa sono le condizioni atmosferiche: ossigeno intorno al 21%, con pressione e temperatura vicine a quelle di riferimento (101325 Pa e 293 K). Un’esplosione in un reattore pressurizzato o in un ambiente arricchito di ossigeno, quindi, esce dalla definizione ATEX e va gestita con altre regole tecniche.

Due direttive, due destinatari diversi

Con la sigla ATEX si indicano due direttive diverse, che spesso vengono confuse. Una protegge i lavoratori e si rivolge al datore di lavoro. L’altra riguarda i prodotti e si rivolge al fabbricante.

ATEX «lavoratori»ATEX «prodotti»
Fonte europeaDirettiva 1999/92/CEDirettiva 2014/34/UE
Recepimento in ItaliaTitolo XI del D.Lgs. 81/2008 (artt. 287-297)D.Lgs. 85/2016
Chi è obbligatoDatore di lavoro e dirigentiFabbricante, importatore, distributore
Cosa produceValutazione, classificazione delle zone, documento sulla protezione contro le esplosioniApparecchi e sistemi di protezione marcati CE ed Ex, con categoria dichiarata

Le due direttive si incontrano quando il datore di lavoro sceglie le attrezzature. La categoria certificata dal fabbricante deve essere adatta alla zona classificata dal datore di lavoro.

Zone e categorie degli apparecchi

L’art. 293 obbliga a suddividere in zone le aree in cui può formarsi un’atmosfera esplosiva, secondo l’Allegato XLIX. Il criterio è la probabilità e la durata della presenza della miscela.

Presenza dell’atmosfera esplosivaGas, vapori, nebbiePolveriCategoria minima degli apparecchi
Permanente, per lunghi periodi o frequenteZona 0Zona 201
Probabile, occasionale, durante il normale funzionamentoZona 1Zona 212
Improbabile e, se si forma, di breve durataZona 2Zona 223

Un apparecchio di categoria superiore può sempre essere usato in una zona meno severa. Non vale il contrario. Lo stesso articolo chiede, dove serve, di segnalare gli accessi alle aree con il segnale di avvertimento e di installare allarmi ottici o acustici per l’avvio e l’arresto dell’impianto.

Cosa deve fare il datore di lavoro

Gli obblighi del Titolo XI seguono un ordine preciso:

  1. Valutare il rischio di esplosione (art. 290): la probabilità che si formi l’atmosfera esplosiva, le fonti di innesco (anche le scariche elettrostatiche), gli impianti e le sostanze usati, l’entità degli effetti prevedibili.
  2. Prevenire e proteggere (art. 289): prima di tutto evitare che la miscela si formi. Se non è possibile, evitare l’innesco. Infine attenuare gli effetti dell’esplosione.
  3. Classificare le zone e applicare le prescrizioni minime dell’Allegato L.
  4. Redigere il documento sulla protezione contro le esplosioni (art. 294) prima dell’inizio del lavoro. Il documento è parte integrante del DVR e va rivisto quando cambiano in modo rilevante luoghi, attrezzature o organizzazione.
  5. Informare e formare i lavoratori (art. 294-bis) e coordinarsi con le altre imprese presenti nello stesso luogo (art. 292).
  6. Far verificare gli impianti elettrici nelle zone 0, 1, 20 e 21 secondo il DPR 462/2001, come prevede l’art. 296.

La procedura passo per passo, con la checklist del documento, è nella guida alla valutazione ATEX. La scheda sul rischio atmosfere esplosive descrive i settori più esposti.

Errori frequenti

Il primo errore è pensare che la disciplina ATEX riguardi solo raffinerie e impianti chimici. Mulini, silos, falegnamerie, cabine di verniciatura, impianti di aspirazione, locali di carica delle batterie e depositi di solventi sono casi tipici.

Il secondo errore è dimenticare le polveri. Un deposito di pochi millimetri sollevato da un primo evento può causare un’esplosione secondaria più grave della prima. Il terzo errore è classificare le zone ma non aggiornare il documento quando cambiano un prodotto o una macchina.

Le violazioni degli artt. 289, 290, 291, 292, 293, 294, 294-bis e 296 sono punite dall’art. 297 con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda, negli importi rivalutati ai sensi dell’art. 306. Il testo coordinato del D.Lgs. 81/2008 è pubblicato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Domande frequenti

  • Una piccola falegnameria rientra nella disciplina ATEX?

    Può rientrarvi. Le polveri di legno fini, se si accumulano o restano in sospensione vicino a levigatrici, aspiratori e filtri, possono formare un'atmosfera esplosiva. La dimensione dell'azienda non conta: conta se la miscela può formarsi. Se la valutazione lo esclude in modo motivato, basta documentarlo nel DVR; se non lo esclude, si classificano le zone e si redige il documento sulla protezione contro le esplosioni.

  • Il marchio Ex sull'attrezzatura basta per usarla in zona ATEX?

    No. Il marchio Ex e la marcatura CE dicono che l'apparecchio è costruito per atmosfere esplosive, ma bisogna controllare che gruppo, categoria e classe di temperatura siano compatibili con la zona e con la sostanza presente. Un apparecchio di categoria 3 va bene in zona 2 o 22, non in zona 1. L'abbinamento va indicato nel documento sulla protezione contro le esplosioni.

  • Ogni quanto si verificano gli impianti elettrici nelle zone ATEX?

    L'art. 296 del D.Lgs. 81/2008 rinvia alle verifiche dei capi III e IV del DPR 462/2001 per le installazioni elettriche nelle zone 0, 1, 20 e 21. La periodicità e i soggetti abilitati sono quelli del DPR 462/2001. Le zone 2 e 22 non sono incluse in questo obbligo, ma l'impianto va comunque mantenuto in efficienza come previsto dal documento sulla protezione contro le esplosioni.