Glossario
Zona ATEX
Zona ATEX: come si delimita un'area classificata (art. 293 e Allegato XLIX D.Lgs. 81/2008): sorgenti di emissione, ventilazione ed estensione.
Una zona ATEX è un’area delimitata di un luogo di lavoro in cui può formarsi un’atmosfera esplosiva, classificata secondo la probabilità e la durata della sua presenza. L’art. 293 del D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a ripartire queste aree in zone secondo i criteri dell’Allegato XLIX: zone 0, 1 e 2 per gas, vapori e nebbie, zone 20, 21 e 22 per le polveri combustibili.
La nozione di atmosfera esplosiva, le due direttive europee e la corrispondenza tra zone e categorie degli apparecchi sono nella voce ATEX. Questa voce spiega come si arriva a tracciare il confine di una zona e cosa significa lavorarci dentro.
Una zona ha una forma e una dimensione
La zona non è un reparto né un locale intero. È un volume attorno a un punto da cui una sostanza infiammabile può uscire, la sorgente di emissione: una flangia, uno sfiato, la bocca di un fusto, un punto di insacco. Lo stesso locale può contenere una zona 1 di pochi decimetri attorno a una valvola e una zona 2 più ampia che la avvolge, mentre il resto è area non pericolosa.
La classificazione nasce da quattro elementi, che le norme tecniche CEI EN 60079-10-1 (gas) e CEI EN 60079-10-2 (polveri) traducono in un metodo di calcolo:
- Sostanza: per i gas contano limite inferiore di esplosività, densità rispetto all’aria e volatilità; per le polveri finezza, umidità e tendenza a formare strati. Le soglie sono spiegate nella voce limite di esplosività.
- Grado di emissione: continuo, primo o secondo, secondo la frequenza e la durata del rilascio.
- Ventilazione: tipo, efficacia e disponibilità. Una buona ventilazione può ridurre l’estensione della zona o abbassarne il grado; una ventilazione poco affidabile la peggiora.
- Estensione: la distanza entro cui la miscela può restare sopra il limite inferiore di esplosività, che determina il disegno della zona sulla planimetria.
L’Allegato XLIX precisa che strati, depositi e cumuli di polvere combustibile vanno considerati come qualsiasi altra sorgente: uno spessore di polvere sul pavimento o sulle travi può generare una zona 22 anche lontano dalla macchina che la produce.
Esempio: un deposito di vernici a solvente
Esempio: un’azienda di serramenti tiene in un locale ventilato naturalmente fusti di vernice a solvente e travasa il prodotto a mano in contenitori più piccoli.
| Punto del locale | Sorgente di emissione | Esito possibile |
|---|---|---|
| Interno dei fusti aperti | Vapori presenti in modo continuo | Zona 0 |
| Intorno alla bocca durante il travaso | Emissione di primo grado, a ogni travaso | Zona 1 limitata |
| Pavimento del locale | Sversamento accidentale, emissione di secondo grado | Zona 2, estesa verso il basso perché i vapori sono più pesanti dell’aria |
| Ufficio adiacente separato da parete | Nessuna | Area non pericolosa |
Se l’azienda passa a una pompa di travaso con aspirazione localizzata, la zona 1 può ridursi o diventare zona 2. È la logica dell’art. 289: prima di adeguare gli apparecchi alla zona, si cerca di ridurre la zona.
Cosa comporta lavorare in una zona classificata
Dentro la zona valgono le prescrizioni minime dell’Allegato L: apparecchi della categoria adeguata, controllo delle cariche elettrostatiche, indumenti che non generano scariche, istruzioni scritte e autorizzazione per i lavori pericolosi. Gli accessi si segnalano, dove necessario, con il triangolo EX dell’Allegato LI.
La zona va anche tradotta in una mappa leggibile da chi lavora: una planimetria con i perimetri colorati per tipo di zona, allegata al documento sulla protezione contro le esplosioni dell’art. 294 e affissa dove serve. Per le manutenzioni conta il permesso di lavoro, che stabilisce quando una zona può essere temporaneamente declassata. Il metodo completo di valutazione è nella guida alla valutazione ATEX, i settori più esposti nella scheda sul rischio di atmosfere esplosive. Il testo vigente degli artt. 287-297 e degli allegati è sul D.Lgs. 81/2008 consolidato di Normattiva.
Domande frequenti
Una zona ATEX deve essere sempre segnalata con il cartello EX?
L'art. 293, comma 3, chiede di segnalare nei punti di accesso, se necessario, le aree in cui l'atmosfera esplosiva può formarsi in quantità tali da mettere in pericolo i lavoratori. Il segnale è il triangolo giallo con la scritta EX dell'Allegato LI. Nella pratica va apposto dove il documento sulla protezione contro le esplosioni individua zone accessibili al personale; non serve, ad esempio, per una zona 0 confinata all'interno di un serbatoio chiuso.
Si può lavorare con un flessibile o una saldatrice in zona ATEX?
Solo dopo aver eliminato l'atmosfera esplosiva o la zona stessa per il tempo del lavoro. Le attrezzature per lavori a caldo sono fonti di innesco efficaci in qualunque zona. Servono bonifica, misura dell'atmosfera, isolamento delle sorgenti di emissione e un permesso di lavoro scritto che autorizzi l'intervento e definisca le condizioni di ripristino. L'Allegato L richiede che i lavori pericolosi in queste aree siano autorizzati.
La classificazione delle zone va rifatta se cambia il prodotto lavorato?
Sì, se il nuovo prodotto ha caratteristiche diverse: un solvente più volatile, una polvere più fine o con energia minima di accensione più bassa possono allargare le zone o renderle più severe. Lo stesso vale per modifiche a impianti, ventilazione o modalità di lavoro. L'art. 294 impone di rivedere il documento sulla protezione contro le esplosioni quando cambiano in modo rilevante luoghi, attrezzature o organizzazione.