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Guida · Documenti · 11 min di lettura

Il permesso di lavoro: quando e come usarlo

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il permesso di lavoro (in inglese permit to work) è un’autorizzazione scritta che apre e chiude un’attività pericolosa non ordinaria: lo si compila prima di iniziare, verificando che le misure di sicurezza siano realmente in atto, e lo si chiude alla riconsegna dell’area. Non è un adempimento formale a sé stante, ma lo strumento con cui si traducono in pratica gli obblighi di organizzazione e vigilanza del datore di lavoro e di cooperazione negli appalti. Vediamo quando serve davvero e come costruirlo.

Passo 1 — Capisci quando serve

Il permesso di lavoro non si usa per il lavoro ordinario, per cui bastano le procedure di reparto. Si attiva quando l’attività esce dalla routine e concentra un rischio elevato. I casi tipici:

  • lavori a caldo (saldatura, taglio, molatura, uso di fiamme libere) in aree con rischio incendio o esplosione — vedi la sicurezza nelle operazioni di saldatura;
  • ingresso in spazi confinati o sospetti di inquinamento, dove il permesso di ingresso è parte delle procedure richieste dal DPR 177/2011;
  • lavori elettrici, in particolare la messa fuori tensione e i lavori sotto tensione, coordinati con le cinque regole d’oro;
  • interventi di manutenzione su macchine e impianti che richiedono la messa in sicurezza con procedura LOTO;
  • lavori in quota, scavi, sollevamenti critici e interventi che possono liberare fibre di amianto (in coordinamento con il piano di lavoro amianto).

La regola pratica: se un’attività richiede di disattivare una protezione, entrare in un ambiente non progettato per lo stazionamento, o introdurre una sorgente di innesco dove normalmente non c’è, serve un permesso.

Passo 2 — Definisci chi rilascia e chi esegue

Il permesso ha senso solo se separa i ruoli. Chi rilascia l’autorizzazione (il preposto o il responsabile dell’impianto) conosce l’area, verifica le condizioni e decide se il lavoro può iniziare. Chi esegue è il caposquadra dell’impresa o del reparto, che si assume l’esecuzione secondo le condizioni scritte. Nei lavori in appalto entra il referente del committente, perché il permesso diventa lo strumento operativo del coordinamento tra più imprese previsto dall’art. 26. Chi rilascia e chi esegue non devono coincidere: è proprio la doppia verifica a dare valore al documento.

Passo 3 — Descrivi il lavoro e i rischi specifici

Il permesso non è un timbro: descrive cosa si fa, dove, quando e con quali rischi. Indica l’attività puntuale (non “manutenzione”, ma “sostituzione girante pompa P-12”), l’area precisa, la finestra temporale di validità e i rischi specifici dell’intervento e dell’ambiente circostante. Un permesso valido solo per il turno indicato costringe a riautorizzare se il lavoro si prolunga: è un vantaggio, non un fastidio, perché impone di riverificare le condizioni.

Passo 4 — Elenca le misure e verificale sul campo

È il cuore del permesso. Per ogni rischio si elencano le misure che devono essere già attuate prima di iniziare, con una casella di verifica firmata da chi ha controllato. A seconda del lavoro:

  1. bonifica e messa fuori servizio (svuotamento, lavaggio, sezionamento energie con LOTO);
  2. misura dell’atmosfera negli spazi confinati (ossigeno, gas infiammabili, tossici), da ripetere durante l’attività;
  3. rimozione o protezione dei materiali combustibili e presidio antincendio per i lavori a caldo;
  4. delimitazione dell’area, DPI specifici e sorveglianza dall’esterno dove prevista;
  5. condizioni di riconsegna in sicurezza.

Ogni voce non spuntata blocca l’inizio: il permesso serve proprio a impedire che si parta “tanto poi lo sistemiamo”.

Passo 5 — Autorizza, sorveglia, chiudi

Solo quando tutte le verifiche sono positive chi rilascia firma l’autorizzazione a iniziare. Durante il lavoro il preposto vigila e sospende se le condizioni cambiano (fine validità, imprevisti, nuove interferenze). Al termine il permesso si chiude: si verifica che l’area sia bonificata, che le protezioni disattivate siano ripristinate e che nessuno sia rimasto all’interno di uno spazio confinato, poi si firma la riconsegna. Un permesso aperto e mai chiuso è un rischio, non una prova di diligenza.

Passo 6 — Archivia e usa i permessi come dato

I permessi chiusi si conservano insieme alla documentazione di sicurezza. Riletti nel tempo dicono quali lavorazioni si ripetono, dove nascono le interferenze, quali misure vengono spuntate “in automatico” senza vera verifica. Sono un ottimo ingresso per l’aggiornamento del DVR e per gli audit interni.

Checklist dei campi essenziali del permesso

  • Numero progressivo, data e finestra di validità
  • Descrizione puntuale del lavoro e area interessata
  • Ditta/reparto esecutore e nominativi degli operatori
  • Rischi specifici dell’intervento e dell’ambiente
  • Misure di sicurezza da attuare, con casella di verifica firmata
  • Eventuali misure/rilievi ambientali (atmosfera, isolamento energie)
  • Firma di chi rilascia, di chi esegue e (in appalto) del committente
  • Chiusura del permesso con riconsegna dell’area in sicurezza

Domande frequenti

  • Il permesso di lavoro è obbligatorio per legge?

    Non esiste un articolo del D.Lgs. 81/2008 che imponga in generale un 'modulo permesso di lavoro'. È però lo strumento con cui il datore di lavoro attua obblighi che sono obbligatori: la valutazione dei rischi delle attività non ordinarie, l'informazione e cooperazione negli appalti (art. 26) e le procedure per le lavorazioni pericolose. Per gli spazi confinati e sospetti di inquinamento, in particolare, il DPR 177/2011 richiede procedure di lavoro specifiche e il permesso di ingresso è la prassi consolidata per gestirle. In questi contesti il permesso non è facoltativo nei fatti: è il modo con cui si dimostra di aver organizzato il lavoro in sicurezza.

  • Chi firma il permesso di lavoro?

    Almeno tre ruoli. Chi rilascia il permesso (il preposto o il responsabile dell'area/impianto, che verifica le condizioni e autorizza), chi esegue il lavoro (il caposquadra dell'impresa o del reparto che se ne assume l'esecuzione) e, nei lavori in appalto, il referente del committente. Al termine il permesso va chiuso e firmato per riconsegna dell'area. La firma non è un formalismo: attesta che le misure indicate erano in atto nel momento in cui il lavoro è iniziato.

  • Il permesso di lavoro sostituisce il DUVRI o il POS?

    No. Il DUVRI (art. 26) e il POS in cantiere valutano i rischi a monte, a livello di contratto e di opera; il permesso di lavoro è lo strumento operativo del singolo intervento, che verifica qui e ora che quelle misure siano applicate prima di iniziare. Sono livelli diversi e complementari: il permesso richiama i documenti a monte, non li rimpiazza.