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Guida · Attrezzature e impianti · 11 min di lettura

Sicurezza nella manutenzione degli impianti

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

La manutenzione è una delle attività a più alto tasso di infortuni gravi: si lavora su macchine di cui spesso si rimuovono i ripari, con energie accumulate (elettrica, pneumatica, idraulica, termica, gravitazionale) e frequentemente con ditte esterne che non conoscono l’impianto. Gestirla “a sensazione” è il modo più rapido per farsi male. Vediamo come impostarla come un processo controllato.

Passo 1 — Distingui ordinaria, straordinaria e su guasto

Non tutte le manutenzioni hanno lo stesso profilo di rischio. La manutenzione ordinaria (pulizia, lubrificazione, piccole regolazioni previste dal costruttore) è in genere pianificabile e a basso rischio residuo. La straordinaria (riparazioni, sostituzione di componenti, interventi sul quadro elettrico) richiede smontaggi e accesso a zone pericolose. La manutenzione su guasto, eseguita sotto pressione per rimettere in marcia l’impianto, è la più insidiosa proprio perché nasce dalla fretta. Il DVR deve valutare le attività di manutenzione come rischio specifico, non darle per scontate. La manutenzione programmata riduce proprio il peso degli interventi d’urgenza.

Passo 2 — Metti in sicurezza prima di toccare

La regola generale dell’art. 71 e dell’Allegato VI del D.Lgs. 81/2008 è chiara: gli interventi di riparazione e manutenzione si eseguono a macchina ferma. Prima di aprire un riparo o infilare le mani in un organo in movimento:

  • arresta l’impianto con le normali procedure;
  • isola tutte le fonti di energia (sezionatore elettrico, valvole di intercettazione aria/fluidi);
  • scarica le energie residue (aria compressa, accumulatori idraulici, molle, parti sollevate che vanno vincolate);
  • applica il blocco fisico e il cartellino di avvertimento con la procedura LOTO, così che nessuno possa riavviare la macchina mentre qualcuno ci lavora sopra.

Quando l’intervento non è tecnicamente eseguibile a impianto fermo, serve una procedura scritta che definisca misure alternative equivalenti: mai improvvisare la deroga.

Passo 3 — Usa il permesso di lavoro per gli interventi critici

Per le attività ad alto rischio — lavori elettrici, a caldo (saldatura, fiamma libera), in quota, in spazi confinati — introduci il permesso di lavoro. È un modulo che autorizza l’intervento solo dopo aver verificato e registrato le condizioni di sicurezza: isolamento eseguito, atmosfera bonificata, DPI disponibili, soccorso allertabile. Esempio: per la pulizia interna di un silo non basta “aprire e scendere”; serve verifica dell’ossigeno e dei gas, imbracatura, recupero predisposto e un addetto all’esterno, secondo il DPR 177/2011.

Passo 4 — Gestisci i rischi chimici della manutenzione

Molti interventi comportano l’uso di prodotti pericolosi: solventi sgrassanti, oli, additivi, sigillanti. Vale a pieno il Titolo IX Capo I (agenti chimici, artt. 221-232) del Testo Unico: leggi la scheda di sicurezza, classifica il prodotto secondo il Regolamento CLP (CE) 1272/2008, scegli ventilazione e DPI adeguati. Se durante la manutenzione si possono liberare agenti cancerogeni o mutageni — per esempio nella rimozione di guarnizioni o residui di lavorazioni che li contengono — si applica il Titolo IX Capo II (artt. 233-245), con gli obblighi rafforzati e, tra gli altri, il registro degli esposti. Per gli interventi su manufatti che possono contenere amianto si applica il Titolo IX Capo III, come riformato dal D.Lgs. 213/2025: in quel caso l’attività va programmata con le procedure dedicate e non può essere trattata come una normale manutenzione. Ricorda che l’immissione e l’uso delle sostanze restano disciplinati anche dal regolamento REACH.

Passo 5 — Governa la manutenzione affidata all’esterno

Gran parte della manutenzione viene appaltata. Scattano allora gli obblighi dell’art. 26: verifica dell’idoneità tecnico professionale della ditta, informazione sui rischi specifici dell’ambiente in cui opererà, cooperazione e coordinamento, e redazione del DUVRI dove esistono interferenze. Caso tipico: un manutentore esterno salda in un reparto dove il personale interno continua a lavorare — le interferenze (scintille, fumi, aree interdette) vanno gestite per iscritto prima di iniziare, non concordate a voce sul momento.

Passo 6 — Qualifica chi interviene e documenta

Chi fa manutenzione deve essere formato sulla specifica attrezzatura e, dove serve, qualificato: per i lavori elettrici occorrono persone idonee PES/PAV secondo la norma tecnica di riferimento. La formazione e l’addestramento sull’uso delle attrezzature discendono dall’art. 37 e dall’art. 73. Infine traccia tutto: le verifiche e gli interventi vanno annotati nel registro dei controlli delle attrezzature, che si integra con le verifiche periodiche obbligatorie. Una manutenzione non registrata, in caso di infortunio o controllo, è come non eseguita.

Checklist operativa prima dell’intervento

  • Attività valutata nel DVR e procedura disponibile
  • Impianto arrestato, energie isolate, residui scaricati
  • Blocco e cartellino LOTO applicati
  • Permesso di lavoro compilato per le attività critiche
  • Schede di sicurezza dei prodotti consultate e DPI pronti
  • DUVRI e coordinamento definiti se interviene una ditta esterna
  • Operatori formati/qualificati per quello specifico lavoro
  • Intervento registrato a fine lavori e ripari rimontati prima del riavvio

Domande frequenti

  • La manutenzione può farla chiunque in azienda?

    No. Gli interventi vanno affidati a personale formato e addestrato per quella specifica attrezzatura e, dove serve, in possesso di qualifiche dedicate (per esempio PES/PAV per i lavori elettrici). Il libretto di uso e manutenzione della macchina indica quali operazioni sono riservate a tecnici qualificati e quali può eseguire l'operatore: va rispettato.

  • Durante la manutenzione bisogna sempre fermare l'impianto?

    Di regola sì: le operazioni si eseguono a macchina ferma e con le fonti di energia isolate e bloccate (procedura LOTO). Solo quando l'intervento non è tecnicamente possibile a impianto fermo si adottano misure alternative equivalenti definite in una procedura scritta, come previsto dalle indicazioni dell'Allegato VI del D.Lgs. 81/2008.

  • Se la manutenzione la fa una ditta esterna, di chi è la responsabilità?

    La ditta esterna risponde dei propri lavoratori e del proprio operato, ma il datore di lavoro committente mantiene obblighi precisi di cooperazione e coordinamento ex art. 26: verifica dell'idoneità tecnico professionale, informazione sui rischi dell'ambiente e redazione del DUVRI quando ci sono interferenze.