Guida · Emergenze · 11 min di lettura
Gestire l’emergenza terremoto in azienda
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il terremoto non si previene: si gestisce. A differenza di un incendio, non puoi eliminarne la causa, ma puoi ridurne drasticamente le conseguenze in azienda decidendo prima cosa fare, come mettere in sicurezza gli ambienti e come far comportare le persone. Vediamo come costruire una gestione dell’emergenza sismica credibile, non un foglio buono solo per l’ispezione.
Passo 1 — Capisci se e quanto il terremoto ti riguarda
Il punto di partenza è la classificazione sismica del comune in cui operi e le caratteristiche dell’edificio: età, tipologia costruttiva, eventuali verifiche già disponibili. Dove il sito è a pericolosità significativa, lo scenario sismico va considerato nella valutazione dei rischi per i suoi effetti sui luoghi di lavoro e approfondito nella valutazione del rischio sismico. Attenzione a non confondere i piani: la sicurezza strutturale dell’edificio risponde alle norme tecniche per le costruzioni e riguarda il proprietario; a te, come datore di lavoro, compete la gestione delle conseguenze sulle persone e sulle attrezzature.
Passo 2 — Inserisci lo scenario sismico nel piano di emergenza
La gestione del terremoto non vive in un documento a parte: è uno scenario del piano di emergenza interno, che l’art. 43 impone di predisporre attraverso le misure necessarie in materia di primo soccorso, lotta antincendio, evacuazione e gestione del pericolo grave e immediato. Nel piano descrivi in concreto: chi dà l’allarme e come, cosa si fa durante la scossa, come e quando si evacua, dove si trova il punto di raccolta esterno lontano da edifici e linee elettriche, come si effettua il conteggio delle persone e chi tiene i contatti con i soccorritori.
Passo 3 — Metti in sicurezza arredi, scaffalature e impianti
È qui che si salvano davvero le persone. Le lesioni da terremoto in ambiente di lavoro nascono soprattutto dalla caduta di oggetti e dal ribaltamento di arredi e scaffalature. Interventi tipici: ancoraggio a parete di armadi, librerie e scaffalature alte; fermi e sponde per il materiale stoccato in quota; fissaggio di corpi illuminanti, monitor e apparecchiature pesanti. Le attrezzature di lavoro vanno mantenute stabili e conformi ai requisiti dell’art. 71 e degli Allegati V e VI, tenendo conto anche delle sollecitazioni accidentali. Prevedi infine i dispositivi di sgancio rapido di energia elettrica e gas, installati e gestiti secondo le norme di buona tecnica (le norme CEI per l’impianto elettrico), così da poter interrompere le alimentazioni dopo l’evento.
Passo 4 — Definisci i comportamenti: durante e dopo
Il piano deve dire alle persone esattamente cosa fare, in due tempi.
- Durante la scossa: non correre verso le uscite né verso l’esterno; ripararsi sotto un tavolo robusto o accanto a un pilastro o muro portante; stare lontani da finestre, vetrate, scaffali e macchine sospese; se si sta lavorando su una macchina o su un’attrezzatura pericolosa, arrestarla se è possibile farlo in sicurezza.
- Dopo la scossa: al segnale, evacuare in modo ordinato lungo le vie di fuga verso il punto di raccolta, senza usare gli ascensori; aiutare le persone con difficoltà motorie secondo le procedure previste; una volta all’esterno, non rientrare per nessun motivo fino al via libera, perché le scosse di assestamento sono la fase più pericolosa per gli edifici già danneggiati.
Passo 5 — Addetti, segnaletica e vie di fuga
L’organizzazione dell’emergenza si regge sugli addetti designati: l’art. 18 obbliga il datore di lavoro a nominare i lavoratori incaricati della gestione delle emergenze e a fornire loro i mezzi per agire. Verifica che le vie e le uscite di emergenza siano sempre sgombre — un terremoto le mette alla prova come nient’altro — e che la segnaletica di sicurezza sia completa e visibile, secondo i criteri degli Allegati da XXIV a XXXII. Utile prevedere illuminazione di emergenza e segnalazione dei punti di riparo e del punto di raccolta.
Passo 6 — Informa, forma e prova
Un piano non provato è un’ipotesi. Informa e forma tutti i lavoratori sui comportamenti da tenere e integra lo scenario sismico nelle prove di evacuazione periodiche, così che la sequenza “riparati, aspetta la fine della scossa, evacua, raggiungi il punto di raccolta” diventi automatica. Gli esiti delle prove — colli di bottiglia sulle scale, uscite ostruite, persone che non sanno dove andare — sono la fonte più preziosa per correggere il piano.
Checklist operativa
- Classificazione sismica del sito verificata e scenario valutato dove significativo
- Scenario terremoto incluso nel piano di emergenza (art. 43)
- Scaffalature, arredi alti e apparecchiature pesanti ancorati
- Dispositivi di sgancio di energia elettrica e gas individuati
- Comportamenti durante/dopo la scossa definiti e diffusi
- Addetti alle emergenze designati e formati (art. 18)
- Vie di fuga sgombre, segnaletica e punto di raccolta esterno definiti
- Prove di evacuazione effettuate anche per lo scenario sismico
Domande frequenti
Il rischio terremoto va inserito nel DVR?
Il sisma non è un rischio lavorativo in senso stretto, ma le sue conseguenze in ambiente di lavoro sì: crolli di scaffalature, caduta di oggetti, blocco delle vie di fuga, danni agli impianti. Dove la classificazione sismica del sito e le caratteristiche dell'edificio lo rendono significativo, lo scenario va considerato nella valutazione dei rischi (art. 28) e soprattutto gestito nel piano di emergenza previsto dall'art. 43. La verifica strutturale dell'edificio è invece materia delle norme tecniche per le costruzioni e compete al proprietario dell'immobile.
Durante la scossa è meglio uscire subito o restare dentro?
La regola condivisa dalla Protezione Civile è non precipitarsi verso le uscite mentre la terra trema: la maggior parte delle lesioni avviene per caduta di oggetti e per la calca sulle scale. Durante la scossa ci si ripara sotto un tavolo robusto o accanto a un muro portante, lontano da finestre e scaffalature. L'evacuazione ordinata verso il punto di raccolta si effettua appena la scossa è terminata.
Chi deve rendere sismicamente sicuro l'edificio, il datore di lavoro o il proprietario?
L'adeguamento strutturale dell'immobile compete al proprietario. Il datore di lavoro che conduce l'edificio deve però gestire il rischio residuo con le misure organizzative e gestionali dell'emergenza, mettere in sicurezza ciò che è sotto il suo controllo (arredi, scaffalature, impianti) e segnalare al proprietario le criticità rilevate. Nei contratti di locazione è buona prassi definire per iscritto chi fa cosa.