Glossario
Carico d’incendio
Carico d’incendio: definizione del Codice prevenzione incendi, formula del carico specifico in MJ/m², esempio di calcolo e classi di resistenza al fuoco.
Il carico d’incendio è il potenziale termico netto di tutti i materiali combustibili presenti in uno spazio, corretto in base alla loro effettiva partecipazione alla combustione. Si misura in megajoule (MJ). Rapportato alla superficie lorda del compartimento diventa il carico d’incendio specifico, in MJ/m², usato dal Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015) per dimensionare la resistenza al fuoco.
È un dato che descrive quanto fuoco un ambiente può alimentare, non quanto è probabile che un incendio inizi. Questo secondo aspetto rientra nella valutazione del rischio incendio.
Come si calcola
Il capitolo S.2 del Codice definisce il carico d’incendio specifico qf con la somma, per ogni materiale presente, di quattro fattori divisa per l’area A del compartimento:
| Simbolo | Significato | Valori indicati dal Codice |
|---|---|---|
| gi | massa del materiale, in kg | da inventario |
| Hi | potere calorifico inferiore, in MJ/kg | da prove, dalla UNI EN 1991-1-2 o dalla letteratura tecnica |
| mi | fattore di partecipazione alla combustione | 0,80 per legno e materiali cellulosici; 1,00 per gli altri |
| ψi | fattore di limitazione della partecipazione | 0 in contenitori resistenti al fuoco; 0,85 in contenitori non combustibili non classificati; 1 negli altri casi |
Dal valore nominale si passa al carico d’incendio specifico di progetto qf,d moltiplicando per tre coefficienti: δq1, legato alla superficie del compartimento; δq2, legato al rischio dell’attività; δn, che premia le misure di protezione presenti, come una rete di idranti o un impianto di spegnimento automatico.
Esempio: un piccolo archivio
Esempio: un archivio di 50 m² contiene 2.000 kg di carta in faldoni su scaffali metallici aperti. Con un potere calorifico inferiore della carta di circa 17 MJ/kg, preso a titolo indicativo:
- contributo della carta: 2.000 × 17 × 0,80 × 1 = 27.200 MJ;
- carico d’incendio specifico: 27.200 / 50 = 544 MJ/m²;
- qf,d dipende poi dai coefficienti δ applicabili, ricavati dalle tabelle del Codice.
I valori di Hi per un progetto reale vanno presi dalle fonti indicate dal Codice, non da esempi.
A cosa serve: il legame con la resistenza al fuoco
Nel Codice il carico d’incendio specifico di progetto determina la classe minima di resistenza al fuoco del compartimento (tabella S.2-3):
| qf,d (MJ/m²) | Classe minima |
|---|---|
| fino a 200 | nessun requisito |
| fino a 300 | 15 |
| fino a 450 | 30 |
| fino a 600 | 45 |
| fino a 900 | 60 |
| fino a 1.200 | 90 |
| fino a 1.800 | 120 |
| fino a 2.400 | 180 |
| oltre 2.400 | 240 |
La tabella vale per la soluzione conforme del livello di prestazione che la richiede; il Codice prevede anche altre soluzioni e la verifica con metodi prestazionali. Lo stesso dato orienta la compartimentazione e le scelte di stoccaggio.
Dove si incontra in azienda
Nei luoghi di lavoro non soggetti a regola tecnica, la valutazione del rischio incendio segue i criteri del DM 3/9/2021: la quantità e la disposizione dei materiali combustibili ne sono un elemento, anche senza calcolo formale. Nelle attività soggette al DPR 151/2011 il carico d’incendio compare invece nei progetti e nelle relazioni tecniche presentati ai Vigili del Fuoco. L’obbligo generale di prevenzione incendi resta quello dell’art. 46 del D.Lgs. 81/2008, consultabile su Normattiva.
Domande frequenti
Il carico d’incendio specifico è obbligatorio per tutte le aziende?
Non come calcolo formale. È necessario quando si progetta la resistenza al fuoco delle strutture con il Codice di prevenzione incendi, quando una regola tecnica lo richiede o quando serve a classificare un'attività. Nella valutazione del rischio incendio di una piccola attività basta spesso stimare la quantità e la distribuzione dei materiali combustibili; il calcolo diventa utile dove si accumulano grandi quantità di merci.
Gli scaffali metallici entrano nel calcolo del carico d’incendio?
No, perché l'acciaio non è combustibile e non contribuisce al potenziale termico. Contano invece tutto ciò che appoggia sugli scaffali e gli imballaggi: cartone, pallet in legno, film plastici, schiume. Proprio gli imballaggi sono la voce più spesso dimenticata, e in un magazzino di prodotti non combustibili possono essere l'unica componente rilevante del carico.
Se riduco le scorte in magazzino posso ridurre i requisiti antincendio?
La riduzione del materiale combustibile abbassa il carico d’incendio e, a parità di altre condizioni, può ridurre la classe di resistenza al fuoco richiesta. Ma va resa stabile e documentata: un limite di stoccaggio deve diventare una regola di esercizio, controllata e scritta nella gestione della sicurezza antincendio. Se le scorte tornano a crescere, la valutazione va rifatta.