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TUS

Scheda rischio

Urti, colpi e compressioni

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Urti, colpi e compressioni sono i traumi da impatto meccanico che non nascono dagli organi in movimento di una macchina, ma dal rapporto tra il corpo e ciò che lo circonda: si urta contro uno spigolo, una trave bassa o una porta a vetri; si viene colpiti da un carico che oscilla o da un pannello che scivola; ci si schiaccia una mano tra un collo movimentato e uno scaffale. Sono infortuni frequentissimi e trasversali a ogni settore, dalla logistica all’ufficio, e le conseguenze vanno dalla contusione lieve alla frattura, allo schiacciamento grave degli arti. La loro insidia è proprio la banalità apparente: proprio perché sembrano incidenti “di poco conto”, vengono sottovalutati in valutazione.

Cosa dice la norma

Non esiste un titolo dedicato ai soli urti: il rischio si governa componendo più riferimenti del D.Lgs. 81/2008, con baricentro nei requisiti dei luoghi di lavoro (Titolo II) e nel loro allegato tecnico.

RiferimentoContenuto
Art. 15Misure generali di tutela: priorità all’eliminazione del rischio alla fonte e alla protezione collettiva rispetto a quella individuale
Art. 28Obbligo di valutare tutti i rischi, compresi quelli da impatto e schiacciamento, e di riportarli nel DVR
Art. 63I luoghi di lavoro devono essere conformi ai requisiti dell’Allegato IV: vie di circolazione, spazi liberi, pavimenti, urti contro strutture
Art. 64Obblighi del datore di lavoro nel mantenere luoghi, vie e uscite in condizioni idonee e ordinate

Sul cantiere si aggiungono gli obblighi del Titolo IV (art. 96 e Allegato XIII sulla logistica di cantiere), mentre gli ostacoli e i punti di pericolo che non si possono eliminare vanno resi visibili secondo l’Allegato XXVIII sulla segnalazione di ostacoli e vie di circolazione. Per le sanzioni e i valori puntuali il riferimento resta il testo ufficiale del decreto.

Come si valuta

La valutazione si fa percorrendo fisicamente gli ambienti, non a tavolino, perché il rischio nasce dal layout reale e dai flussi di persone e materiali:

  1. Mappa delle vie di circolazione: si verificano larghezza, separazione tra transito pedonale e mezzi, incroci ciechi, dislivelli, sporgenze e spigoli vivi ad altezza di testa, spalle e mani.
  2. Analisi dei punti di schiacciamento: si individuano i punti in cui una mano o un piede possono restare compressi — tra carico e scaffale, tra portone e stipite, tra elementi in fase di posa o assemblaggio.
  3. Flussi di materiali: si osserva come vengono movimentati colli, pannelli, tubi e carichi lunghi, dove oscillano o possono sfuggire e chi si trova nel raggio d’azione.
  4. Ordine e manutenzione: si controlla la presenza di materiale accatastato in modo instabile, vie ingombre, pavimenti danneggiati, protezioni di spigoli mancanti o rotte.

L’esito confluisce nel DVR con le misure e le procedure per le fasi critiche. Dove il rischio è correlato ad altri fattori — caduta di oggetti dall’alto, movimentazione manuale dei carichi o rischio meccanico — le valutazioni vanno lette insieme, perché la stessa lavorazione genera più pericoli sovrapposti.

Le misure, in ordine di priorità

Vale la gerarchia dell’art. 15: prima si elimina, poi si protegge collettivamente, infine si dota il singolo di DPI.

  1. Sul layout e sui luoghi: allargare e sgomberare le vie di circolazione, separare i percorsi pedonali da quelli dei mezzi, eliminare gli spigoli vivi o smussarli, garantire lo spazio libero attorno alle postazioni. È l’intervento più efficace perché toglie il pericolo, non solo lo segnala.
  2. Protezioni collettive: paracolpi e protezioni angolari su spigoli e strutture, segnalazione delle sporgenze e degli ostacoli ad altezza pericolosa secondo l’Allegato XXVIII, protezione delle basi delle scaffalature, dispositivi anti-oscillazione per i carichi sospesi.
  3. Organizzative: ordine e pulizia come regola quotidiana, procedure per la movimentazione dei carichi ingombranti, coordinamento tra chi transita e chi manovra, illuminazione adeguata dei percorsi e degli incroci.
  4. DPI: calzature di sicurezza con puntale, elmetto dove c’è rischio di urto del capo o di colpi, guanti e paratibie dove serve, secondo gli obblighi degli artt. 75 e 77 e i criteri dell’Allegato VIII. La gestione dei DPI richiede consegna documentata e istruzioni d’uso, ma resta l’ultima barriera, non la prima.

Un esempio ricorrente: in un magazzino della logistica l’infortunio non avviene sollevando il carico, ma quando la mano dell’operatore resta compressa tra il collo e il montante dello scaffale in fase di deposito. La misura decisiva non è il guanto, ma lo spazio di manovra e una procedura di deposito che tenga le mani fuori dai punti di schiacciamento.

Errori comuni

  1. Considerarlo un rischio “minore”: la frequenza altissima di questi eventi ne fa una voce di infortunio pesante, anche quando i singoli casi sembrano banali.
  2. Segnalare invece di eliminare: un cartello su una trave bassa non abbassa il numero di teste che ci sbattono; dove si può, l’ostacolo va rimosso o protetto.
  3. Ignorare le vie di circolazione ingombre: il materiale lasciato nei corridoi è insieme causa di urti, di inciampo e di ostacolo alle vie di fuga.
  4. Affidare tutto ai DPI: elmetto e scarpe antinfortunistiche riducono le conseguenze di un colpo, ma non tolgono il pericolo che lo genera.

Domande frequenti

  • Urti e colpi vanno valutati anche in un magazzino o in un ufficio?

    Sì. L'obbligo di valutare tutti i rischi (art. 28) non conosce settori esenti: spigoli vivi, scaffalature, porte a vetri, vie di transito ingombre e dislivelli sono presenti anche nel terziario. Cambia la gravità attesa, non l'obbligo. Dove il rischio è modesto la valutazione può concludersi con misure semplici (layout, segnaletica, ordine), purché motivate nel DVR.

  • Il casco protegge dagli urti contro strutture fisse?

    Solo in parte, e solo se scelto per quello scopo. L'elmetto tutela il capo da colpi e da oggetti in caduta, ma il DPI è l'ultima barriera: contro l'urto della testa contro una trave bassa la misura decisiva è segnalare e proteggere l'ostacolo, non affidarsi al casco. Il DPI si aggiunge, non sostituisce, l'intervento sul luogo di lavoro.

  • Qual è la differenza tra questo rischio e il rischio meccanico da macchine?

    Il rischio meccanico riguarda il contatto con gli organi in movimento delle attrezzature (ingranaggi, lame, presse) ed è disciplinato dal Titolo III. Urti, colpi e compressioni riguardano invece l'impatto del corpo contro strutture, materiali o carichi movimentati, e trovano il baricentro normativo nei requisiti dei luoghi di lavoro (Titolo II e Allegato IV). Nella pratica spesso convivono e vanno valutati insieme.