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TUS

Scheda rischio

Isocianati

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Gli isocianati sono composti molto reattivi alla base dei materiali poliuretanici (vernici, schiume, adesivi, elastomeri). Il loro pericolo principale non è la tossicità acuta, ma la capacità di provocare sensibilizzazione respiratoria: una volta che un lavoratore è sensibilizzato, anche esposizioni minime possono scatenare crisi di asma professionale, fino a quadri invalidanti che obbligano a lasciare la mansione. Sono inoltre sensibilizzanti e irritanti cutanei e irritano occhi e vie aeree. Il danno è individuale e imprevedibile: non esiste una soglia sicura per chi si è già sensibilizzato, perciò la prevenzione punta a evitare che la sensibilizzazione avvenga.

Cosa dice la norma

Gli isocianati sono classificati dal regolamento CLP come sensibilizzanti delle vie respiratorie (indicazione di pericolo H334) e, per molti di essi, sensibilizzanti cutanei (H317), oltre che irritanti. Sono quindi agenti chimici pericolosi e rientrano nel Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008 (artt. 221-232), dedicato agli agenti chimici. A differenza della formaldeide o del cromo esavalente, gli isocianati non sono di norma classificati come cancerogeni: non si applica quindi il più severo Capo II, ma il regime del Capo I va calato sulla natura sensibilizzante dell’agente.

RiferimentoContenuto
Allegato XXXVIIIValori limite di esposizione professionale per via inalatoria
Allegato XXXIXValori limite biologici e di sorveglianza sanitaria obbligatoria

Eventuali valori limite di esposizione per i singoli isocianati vanno letti nella versione vigente dell’Allegato XXXVIII, che è la fonte ufficiale e viene aggiornata periodicamente. A questo si aggiunge la disciplina del REACH, che per i diisocianati impone una formazione specifica degli addetti come condizione d’uso.

Dove si presenta

Le esposizioni più ricorrenti si incontrano in:

  • verniciatura poliuretanica a spruzzo: carrozzerie, finitura del legno-arredo, industria; l’applicazione a spruzzo produce aerosol facilmente inalabili;
  • produzione e applicazione di schiume poliuretaniche, rigide ed espanse, comprese le schiume spray per isolamento;
  • adesivi, sigillanti, colle e resine poliuretaniche in edilizia, calzaturiero e assemblaggi;
  • fonderie con anime realizzate in processo cold-box;
  • decomposizione termica: saldatura, taglio e riscaldamento di materiali poliuretanici (guarnizioni, vernici, schiume) liberano isocianati anche dove non sono usati come tali.

I composti più diffusi sono il toluene diisocianato (TDI), il difenilmetano diisocianato (MDI) e l’esametilene diisocianato (HDI), quest’ultimo tipico delle vernici per auto.

Come si valuta

La valutazione segue l’art. 223 e procede per passaggi ordinati:

  1. Identificazione: mappa tutti i prodotti e i processi che contengono o liberano isocianati, partendo dalle schede di dati di sicurezza (cerca le indicazioni H334 e H317) e considerando anche le fonti da decomposizione termica.
  2. Stima dell’esposizione: valuta via inalatoria e cutanea, durata, frequenza e modalità (lo spruzzo è critico). Dove servono dati oggettivi si esegue il monitoraggio ambientale nella zona di respirazione secondo le norme tecniche.
  3. Confronto con i valori limite: verifica il rispetto del valore dell’Allegato XXXVIII, ricordando che per un sensibilizzante il rispetto del limite non mette al riparo chi si è già sensibilizzato.
  4. Registrazione nel DVR: motiva le scelte, indica gli esposti e le misure. La valutazione va rinnovata a ogni modifica rilevante di prodotti, processi o cicli.

Misure di prevenzione e protezione

La gerarchia degli artt. 224 e 225 è vincolante:

  1. Eliminazione e sostituzione: dove tecnicamente possibile, impiega prodotti a minore tensione di vapore o pre-polimeri a basso contenuto di monomero libero, documentando la verifica anche con esito negativo.
  2. Misure tecniche: lavorazione in sistema chiuso o in cabine ventilate, aspirazione localizzata alla fonte, cabine di verniciatura a norma, separazione delle aree a spruzzo.
  3. Misure organizzative: limitazione del numero di esposti e dei tempi, procedure scritte, divieto di mangiare, bere e fumare nelle aree a rischio, igiene e indumenti di lavoro separati.
  4. DPI: respiratori adeguati (per lo spruzzo spesso con adduzione d’aria) e guanti resistenti, come ultima barriera e mai in sostituzione delle misure collettive. Per la scelta vedi la protezione delle vie respiratorie e la gestione dei DPI.
  5. Formazione: oltre a informazione e formazione del D.Lgs. 81/2008, va assicurata la formazione specifica richiesta dal REACH per i diisocianati.

Sorveglianza sanitaria

I lavoratori esposti sono sottoposti a sorveglianza sanitaria da parte del medico competente ai sensi dell’art. 229, con protocollo mirato all’apparato respiratorio (anamnesi, spirometria) e alla cute, teso a intercettare precocemente i segni di sensibilizzazione. Gli esiti anonimi collettivi rientrano nella valutazione del rischio, chiudendo il cerchio tra dati sanitari e misure. Un lavoratore che sviluppa asma da isocianati deve essere allontanato dall’esposizione: la gestione dell’idoneità è parte integrante della prevenzione.

Errori comuni

  1. Trattare gli isocianati come un rischio chimico banale: sottovalutare il carattere sensibilizzante porta a esposizioni che non superano i limiti ma sensibilizzano comunque i lavoratori.
  2. Spruzzare senza protezione respiratoria adeguata: la verniciatura a spruzzo è l’operazione più critica e richiede spesso respiratori con adduzione d’aria.
  3. Ignorare la decomposizione termica: saldare o riscaldare poliuretani libera isocianati anche dove non se ne usano.
  4. Dimenticare la formazione REACH: per i diisocianati è una condizione d’uso, non un adempimento facoltativo.
  5. Non reagire al primo caso di asma: ritardare l’allontanamento dall’esposizione aggrava un danno che può diventare permanente.

Domande frequenti

  • Gli isocianati sono agenti chimici o cancerogeni?

    Gli isocianati sono agenti chimici pericolosi e, soprattutto, potenti sensibilizzanti respiratori e cutanei: rientrano quindi nel Titolo IX Capo I del D.Lgs. 81/2008 (artt. 221-232), non nel Capo II sui cancerogeni. La loro pericolosità non sta in un effetto cancerogeno ma nella capacità di provocare asma professionale e dermatiti allergiche anche a concentrazioni molto basse, dopo un periodo di sensibilizzazione variabile. Vanno gestiti con il regime degli agenti chimici, applicato però con l'attenzione rafforzata che il carattere sensibilizzante impone.

  • Dove si incontrano più spesso gli isocianati al lavoro?

    Nelle verniciature poliuretaniche a spruzzo (carrozzerie, legno-arredo, industria), nella produzione di schiume poliuretaniche rigide ed espanse, negli adesivi, sigillanti e colle poliuretaniche, nelle guarnizioni e nei rivestimenti, nelle anime da fonderia con processo cold-box e in alcune operazioni di saldatura o taglio a caldo di materiali poliuretanici, che liberano isocianati per decomposizione termica. I più noti sono il TDI, l'MDI e l'HDI.

  • È obbligatoria una formazione specifica per chi usa diisocianati?

    Sì. Il Regolamento REACH prevede, per l'uso industriale e professionale dei diisocianati sopra una determinata concentrazione, una formazione specifica e documentata degli addetti sull'uso sicuro, condizione per poter continuare a impiegarli. Questo obbligo si aggiunge, e non sostituisce, all'informazione e formazione previste dal D.Lgs. 81/2008. Verifica sempre contenuti e soglie nel testo vigente della restrizione REACH, che è la fonte ufficiale.