Salta al contenuto
TUS

Normativa collegata · Regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008

CLP — Regolamento (CE) 1272/2008: classificazione ed etichettatura

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Perché esiste questo regolamento

Un fusto di solvente venduto a Milano, ad Amburgo o a Lione deve comunicare i suoi pericoli nello stesso modo. Il Regolamento CLP (Classification, Labelling and Packaging) nasce per questo: recepisce nell’Unione europea il sistema mondiale armonizzato GHS delle Nazioni Unite e impone un linguaggio unico per classificare sostanze e miscele, etichettarle e imballarle in modo sicuro.

Il CLP ha sostituito progressivamente le vecchie direttive su sostanze e preparati pericolosi: prima per le sostanze, poi per le miscele, fino a diventare l’unico riferimento in vigore. In pratica ha mandato in pensione i simboli arancioni e le frasi R e S, rimpiazzandoli con i pittogrammi a rombo rosso, le avvertenze “Pericolo” e “Attenzione”, le indicazioni di pericolo H e i consigli di prudenza P.

Essendo un regolamento europeo, si applica direttamente in tutti gli Stati membri senza bisogno di recepimento; l’Italia ha adottato con proprio decreto legislativo la disciplina sanzionatoria per le violazioni, con sanzioni per fornitori e importatori inadempienti (per gli importi puntuali si rinvia al testo ufficiale).

Il legame con il D.Lgs. 81/2008

Il CLP parla ai fornitori, ma lavora per il datore di lavoro. La valutazione del rischio chimico richiesta dal Titolo IX del Testo Unico parte proprio dalle informazioni CLP: l’art. 223 impone di considerare le proprietà pericolose degli agenti chimici, e queste proprietà sono espresse attraverso la classificazione CLP riportata in etichetta e nella scheda di sicurezza.

La stessa definizione di agente chimico pericoloso del Testo Unico rinvia ai criteri di classificazione del regolamento: se un prodotto ha una classificazione di pericolo CLP, entra automaticamente nel perimetro del rischio chimico aziendale. Le classificazioni come cancerogeno o mutageno, poi, fanno scattare gli obblighi rafforzati del Titolo IX per gli agenti cancerogeni e mutageni. Infine, l’informazione e la formazione dei lavoratori esposti devono includere il significato di pittogrammi, frasi H e consigli P: un’etichetta che nessuno sa leggere non protegge nessuno.

Il sistema in quattro passaggi

  1. Classificazione. Il fabbricante o l’importatore valuta la sostanza o la miscela rispetto alle classi di pericolo fisico, per la salute e per l’ambiente definite dal regolamento, applicando i criteri dei suoi allegati tecnici o le classificazioni armonizzate già stabilite a livello europeo.
  2. Etichettatura. Dalla classificazione discende l’etichetta: identificatori del prodotto, pittogrammi di pericolo, avvertenza, indicazioni di pericolo H, consigli di prudenza P e dati del fornitore, nella lingua dello Stato in cui il prodotto è immesso sul mercato.
  3. Imballaggio. I contenitori devono resistere al contenuto e, per determinati prodotti destinati al pubblico, prevedere chiusure di sicurezza per bambini e avvertenze tattili di pericolo.
  4. Notifica e aggiornamento. Le classificazioni vengono notificate all’ECHA, che le raccoglie nell’inventario delle classificazioni ed etichettature; a ogni adeguamento al progresso tecnico del regolamento, classificazioni ed etichette vanno riviste. Il collegamento con il REACH è costante: la scheda di sicurezza trasmessa lungo la catena di fornitura riporta la classificazione CLP nelle sue sezioni iniziali.

Cosa controllare in azienda

  • Ogni prodotto chimico presente in reparto ha etichetta CLP integra e leggibile e una scheda di sicurezza aggiornata, nella versione più recente inviata dal fornitore.
  • Il censimento dei prodotti usato per il DVR riporta le classificazioni CLP (classi di pericolo e frasi H) e coincide con ciò che è fisicamente a magazzino: prodotti nuovi non valutati e prodotti dismessi ancora in elenco sono i due scostamenti tipici.
  • I travasi e i contenitori di lavoro (spruzzette, taniche di rabbocco, vasche) sono etichettati: il pericolo non sparisce quando il prodotto lascia il fusto originale.
  • La formazione dei lavoratori copre il significato di pittogrammi, avvertenze e frasi H/P, con esempi sui prodotti realmente usati in azienda.
  • Le frasi H che qualificano un prodotto come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione sono state intercettate e hanno attivato le misure rafforzate previste dal Testo Unico.

Errori comuni

  1. Fermarsi all’etichetta del fornitore: il CLP fornisce i dati di pericolo, ma la valutazione dell’esposizione nelle condizioni reali d’uso resta un obbligo del datore di lavoro.
  2. Usare schede di sicurezza obsolete: classificazioni riviste dagli adeguamenti tecnici del regolamento possono cambiare il profilo di pericolo di un prodotto che si usa da anni.
  3. Ignorare i travasi: il flacone anonimo con il liquido “che sanno tutti cos’è” è tra le cause più frequenti di contatti ed esposizioni accidentali.
  4. Sottovalutare le miscele preparate internamente: chi miscela prodotti per uso interno deve comunque conoscere e comunicare i pericoli della miscela risultante.
  5. Considerare “non pericoloso” ciò che non ha pittogrammi: alcune classificazioni comportano solo frasi di avvertenza senza pittogramma, e anche prodotti senza classificazione possono richiedere attenzione nella valutazione del rischio chimico.

Domande frequenti

Cosa significano i pittogrammi rossi a forma di rombo sulle etichette?

Sono i pittogrammi di pericolo introdotti dal CLP sul modello del sistema mondiale GHS: rombi con bordo rosso e simbolo nero che segnalano le classi di pericolo fisico, per la salute e per l'ambiente. Hanno sostituito i vecchi quadrati arancioni della normativa precedente e vanno letti insieme all'avvertenza e alle indicazioni di pericolo H riportate in etichetta.

Il CLP riguarda anche chi usa soltanto i prodotti chimici, senza produrli?

Sì, anche se gli obblighi di classificazione ed etichettatura ricadono su fabbricanti, importatori e fornitori. L'utilizzatore ne è il destinatario: le informazioni CLP alimentano la valutazione del rischio chimico prevista dal Titolo IX del D.Lgs. 81/2008 e l'etichettatura va mantenuta leggibile anche sui travasi e sui contenitori di lavoro interni.

Che differenza c'è tra CLP e REACH?

Sono regolamenti complementari: il REACH governa registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche, il CLP stabilisce come comunicarne i pericoli attraverso classificazione, etichettatura e imballaggio. La scheda di sicurezza è il punto di incontro: il formato è definito dal REACH, ma la classificazione che vi compare è quella del CLP.

Approfondisci