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Guida · Attrezzature e impianti · 10 min di lettura

Nastri trasportatori: ripari e sicurezza

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il nastro trasportatore è una delle attrezzature più diffuse e sottovalutate: sembra innocuo perché lento e continuo, ma concentra alcuni degli infortuni più gravi in produzione e logistica — trascinamenti, amputazioni, schiacciamenti nei punti dove il nastro incontra un tamburo o un rullo. Metterlo in sicurezza significa lavorare su tre fronti insieme: i ripari fisici, i dispositivi di comando ed emergenza, le procedure di lavoro. Vediamo come.

Passo 1 — Inquadra il nastro come attrezzatura di lavoro

Il nastro trasportatore è a tutti gli effetti un’attrezzatura di lavoro: se acquistato nuovo deve essere provvisto di marcatura CE e del libretto di uso e manutenzione; se messo in servizio prima dell’obbligo di marcatura, deve rispettare i requisiti generali di sicurezza dell’Allegato V. In entrambi i casi il datore di lavoro deve garantirne l’idoneità all’uso, la corretta installazione e la manutenzione nel tempo, secondo gli obblighi dell’art. 71. Le norme tecniche armonizzate (per i nastri per materiali sfusi la UNI EN 620, per i ripari la UNI EN ISO 14120, per le distanze di sicurezza la UNI EN ISO 13857) non sono obbligatorie in sé, ma seguirle dà presunzione di conformità.

Passo 2 — Individua i punti pericolosi

Prima di scegliere le protezioni, mappa dove il nastro può afferrare. I punti critici tipici sono:

  • i punti di presa (nip points) dove il nastro si avvolge sul tamburo motore e sul tamburo di rinvio;
  • i rulli di ritorno e di appoggio, soprattutto se accessibili dal lato inferiore;
  • i punti di trasferimento tra nastri o su tramogge, dove si aggiungono cesoiamento e caduta di materiale;
  • gli organi di trasmissione (pulegge, cinghie, motoriduttori);
  • le zone di pulizia e disincaglio, dove l’operatore mette le mani vicino agli organi in movimento.

Registra questi punti nel DVR e associa a ciascuno una misura: è la base per non lasciare “buchi” nelle protezioni.

Passo 3 — Installa i ripari fissi dove basta segregare

Dove non serve accedere durante il normale funzionamento, la protezione migliore è il riparo fisso (carter, griglia, tunnel) che segrega il punto pericoloso e si rimuove solo con un utensile. I tamburi motore e di rinvio, gli organi di trasmissione e i tratti in quota vanno normalmente protetti così. Il riparo deve resistere alle sollecitazioni, non creare nuovi pericoli (spigoli, punti di intrappolamento) e rispettare le distanze di sicurezza in modo che l’arto non raggiunga l’organo pericoloso.

Passo 4 — Usa ripari mobili interbloccati dove si deve accedere

Quando l’accesso è frequente — ispezione, cambio prodotto, pulizia programmata — un riparo fisso avvitato viene inevitabilmente lasciato aperto. Meglio un riparo mobile interbloccato: apri lo sportello e il nastro si arresta; non riparte finché non è richiuso e ricomandato. È la soluzione corretta per carter di trasmissione ad apertura ricorrente e per le protezioni dei punti di trasferimento. L’interblocco va scelto e installato in modo che non sia facilmente eludibile.

Passo 5 — Prevedi arresti di emergenza raggiungibili

Su un nastro lungo un pulsante a fungo all’estremità non basta: chi viene trascinato non lo raggiunge. La soluzione standard è la fune di emergenza (pull-cord) tesa lungo tutto il fianco del nastro, azionabile da qualsiasi posizione con un semplice strattone, che comanda l’arresto immediato. Aggiungi arresti di emergenza in corrispondenza delle postazioni fisse e verifica che, dopo un arresto di emergenza, il riavvio sia possibile solo con un comando volontario e non automatico.

Passo 6 — Blocca il nastro per manutenzione e pulizia (LOTO)

La maggior parte degli infortuni gravi avviene con la protezione tolta e il nastro ancora alimentabile. Ogni intervento di disincaglio, pulizia o manutenzione va eseguito a nastro fermo, con l’attrezzatura sezionata dall’alimentazione e bloccata contro il riavvio (procedura lockout/tagout), tenendo conto anche di eventuali riavvii automatici, energie residue e del possibile ritorno del nastro per gravità nei tratti inclinati. Formalizza la procedura per iscritto e non affidarla al “buon senso” del singolo turno.

Passo 7 — Segnala, forma, manutenziona

Completa il sistema con:

  • segnaletica ai punti pericolosi e sul divieto di rimuovere i ripari durante il funzionamento;
  • informazione, formazione e addestramento all’uso in sicurezza e alle procedure di pulizia e sblocco;
  • un piano di manutenzione programmata che comprenda la verifica dell’efficienza di ripari, interblocchi e funi di emergenza, con esiti annotati nel registro dei controlli. Ricorda che l’obbligo di manutenzione e di controlli periodici dell’idoneità è parte integrante degli obblighi d’uso dell’attrezzatura, distinto dalle eventuali verifiche periodiche di legge previste per specifiche categorie.

Un nastro è in sicurezza quando l’operatore non può raggiungere un punto di presa con il nastro in moto, può fermarlo istantaneamente da dove si trova, e non può ripararlo o pulirlo senza prima sezionarlo. Se una di queste tre condizioni manca, il nastro è pericoloso anche se non ha ancora fatto danni.

Domande frequenti

  • Serve un patentino per usare un nastro trasportatore?

    No. I nastri trasportatori non rientrano tra le attrezzature per cui l'Accordo Stato-Regioni prevede un'abilitazione specifica (come carrelli o PLE). Resta però l'obbligo di informazione, formazione e, dove serve, addestramento all'uso in sicurezza ai sensi dell'art. 73 del D.Lgs. 81/2008.

  • Posso rimuovere un riparo per liberare un inceppamento al volo?

    No. La rimozione o l'elusione dei ripari e dei dispositivi di sicurezza è vietata durante il funzionamento. Ogni intervento di sblocco, pulizia o manutenzione va eseguito a nastro fermo, sezionato e bloccato contro il riavvio (procedura LOTO), come richiesto dagli obblighi d'uso dell'art. 71.

  • Un nastro vecchio senza marcatura CE è a norma?

    Può esserlo. Le attrezzature messe in servizio prima dell'obbligo di marcatura CE devono comunque rispettare i requisiti generali di sicurezza dell'Allegato V del D.Lgs. 81/2008; quelle acquistate dopo devono essere marcate CE. In entrambi i casi il datore di lavoro deve garantirne l'idoneità e la manutenzione.