Guida · Infortuni e INAIL · 11 min di lettura
Malattia professionale: riconoscimento e denuncia
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
La malattia professionale è la tecnopatia che si contrae nell’esercizio e a causa del lavoro: non un evento improvviso come l’infortunio, ma il risultato di un’esposizione lenta e prolungata a un fattore di rischio. Riconoscerla presto protegge il lavoratore e mette l’azienda in regola con obblighi che spesso vengono trascurati proprio perché la malattia non “si vede” come un incidente. Vediamo come muoversi.
Passo 1 — Distingui la tecnopatia dall’infortunio
Il discrimine è la causa. L’infortunio sul lavoro nasce da una causa violenta, concentrata in un momento preciso; la malattia professionale matura nel tempo per effetto delle condizioni di lavoro. Esempi ricorrenti: l’ipoacusia da rumore del carpentiere, il tunnel carpale da movimenti ripetitivi all’addetto al confezionamento, le dermatiti o le patologie da agenti chimici, le lombalgie da movimentazione manuale dei carichi. Capire in quale categoria rientra il caso serve a scegliere il canale di denuncia corretto e i relativi termini.
Passo 2 — Verifica se la malattia è tabellata
Il sistema italiano è misto. Esistono tabelle di legge (aggiornate con decreto ministeriale) che elencano, per ciascuna lavorazione, le malattie indennizzabili e il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione dell’esposizione. Per queste malattie tabellate opera la presunzione legale d’origine: il lavoratore non deve provare il nesso causale, basta che la patologia e la lavorazione rientrino nella tabella. Per le malattie non tabellate il riconoscimento resta possibile, ma spetta al lavoratore dimostrare l’origine professionale. Le tabelle vigenti e l’elenco delle malattie di probabile o possibile origine lavorativa sono pubblicati sul portale INAIL: verifica sempre la versione aggiornata prima di classificare il caso.
Passo 3 — La diagnosi e il certificato medico
Tutto parte da un certificato che diagnostica la tecnopatia e la collega al lavoro. Può redigerlo il medico curante, uno specialista, il pronto soccorso o il medico competente in occasione della sorveglianza sanitaria. Il medico che accerta una malattia professionale ha un proprio obbligo di segnalazione, distinto da quello del datore: la normativa prevede a suo carico il referto all’autorità giudiziaria e la denuncia agli enti competenti. Il certificato, con la diagnosi e i dati dell’esposizione, va trasmesso all’INAIL e consegnato al lavoratore e al datore di lavoro.
Passo 4 — La denuncia del datore di lavoro all’INAIL
Ricevuto il primo certificato, il datore di lavoro deve presentare la denuncia telematica di malattia professionale all’INAIL entro cinque giorni, allegando i riferimenti del certificato medico. È un adempimento a sé, da non confondere con la denuncia di infortunio: cambiano modulistica e presupposti. Attenzione al decorso del termine: parte dalla data in cui ricevi il certificato, non da quando la malattia è insorta. Per le modalità operative (accesso ai servizi online, campi obbligatori, allegati) fai riferimento alle istruzioni ufficiali dell’INAIL, che vengono periodicamente aggiornate.
Esempio concreto: un’officina riceve il 3 del mese il certificato di ipoacusia di un dipendente. Il conteggio dei cinque giorni decorre da quella data, a prescindere dal fatto che l’esposizione al rumore duri da anni. Segnare subito la data di ricezione sul protocollo aziendale evita di scoprire il ritardo a termine ormai scaduto.
Passo 5 — Istruttoria INAIL e prestazioni
Con la denuncia si apre l’istruttoria dell’Istituto, che valuta il nesso tra patologia e lavoro, il grado di menomazione e l’eventuale diritto alle prestazioni: indennità per inabilità temporanea, indennizzo del danno biologico o rendita a seconda della gravità, cure e prestazioni sanitarie. Il lavoratore può farsi assistere da un patronato. Se l’INAIL non riconosce la tecnopatia o ne valuta diversamente il grado, restano aperte la via amministrativa dell’opposizione e quella giudiziaria; i termini di prescrizione del diritto alle prestazioni sono fissati dalla normativa di settore, quindi non attendere per attivarsi.
Passo 6 — Cosa deve fare l’azienda dopo il riconoscimento
Una malattia professionale non si esaurisce con la denuncia. È un segnale che il rischio a monte va rivalutato: aggiorna il DVR sulla specifica lavorazione, riesamina misure di prevenzione e DPI, coinvolgi il medico competente sulla revisione del protocollo sanitario e del giudizio di idoneità, verificando l’eventuale ricollocazione del lavoratore. Il medico competente contribuisce alla valutazione e collabora con l’azienda ai sensi dell’art. 25 e cura la cartella sanitaria e di rischio, utile a ricostruire la storia espositiva. Ricorda inoltre gli obblighi di trasmissione dei dati sanitari collettivi previsti dall’art. 40 e il quadro della sorveglianza sanitaria dell’art. 41.
Checklist degli adempimenti
- Classificato il caso come malattia professionale e non come infortunio
- Verificato sul portale INAIL se la patologia è tabellata o non tabellata
- Acquisito il certificato medico con diagnosi e dati dell’esposizione
- Registrata la data di ricezione del certificato in azienda
- Presentata la denuncia telematica all’INAIL entro cinque giorni
- Consegnata copia della documentazione al lavoratore
- Rivalutato il rischio e aggiornato il DVR sulla lavorazione coinvolta
- Coinvolti medico competente e RLS per protocollo sanitario e misure
Domande frequenti
Che differenza c'è tra infortunio e malattia professionale?
L'infortunio nasce da una causa violenta e concentrata nel tempo (una caduta, un urto); la malattia professionale, o tecnopatia, si sviluppa lentamente per l'esposizione prolungata a un rischio lavorativo (rumore, movimenti ripetitivi, agenti chimici). Cambiano i termini e le modalità di denuncia, ma in entrambi i casi la tutela è INAIL.
Chi denuncia la malattia professionale all'INAIL?
Il datore di lavoro presenta la denuncia telematica all'INAIL, corredata del certificato medico, entro cinque giorni da quando riceve il primo certificato che diagnostica la tecnopatia. Il medico che formula la diagnosi ha un proprio, autonomo obbligo di denuncia previsto dalla normativa INAIL. Il lavoratore può comunque attivarsi in proprio.
Se la malattia non è in tabella si può comunque riconoscere?
Sì. Il sistema è misto: per le malattie elencate nelle tabelle di legge opera una presunzione legale d'origine, mentre per quelle non tabellate il riconoscimento è possibile se il lavoratore dimostra il nesso causale con il lavoro. In entrambi i casi la valutazione tecnica spetta all'INAIL.
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