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TUS

Scheda rischio

Movimenti ripetitivi degli arti superiori

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Ripetere lo stesso gesto centinaia o migliaia di volte al turno logora tendini, articolazioni e nervi degli arti superiori. Il danno è cumulativo e subdolo: non nasce da un singolo sforzo eccessivo, ma dalla somma di gesti singolarmente banali. Cassiere, addetti al confezionamento, operatori di linea, macellai, sarti e chi lavora al montaggio manuale sono tra i più esposti. Il risultato sono le patologie muscoloscheletriche dell’arto superiore, oggi tra le malattie professionali più denunciate all’INAIL.

Cosa dice la norma

Il rischio è disciplinato dal Titolo VI del D.Lgs. 81/2008, quello sulla movimentazione manuale dei carichi. La definizione dell’art. 167 è volutamente ampia: comprende le operazioni che, per caratteristiche o condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari ma non solo. È qui che rientrano i movimenti ripetitivi degli arti superiori.

Gli obblighi del datore di lavoro sono all’art. 168: eliminare o ridurre il rischio con l’organizzazione e i mezzi adeguati, e — quando l’attività non può essere evitata — valutarla nelle sue condizioni concrete. L’art. 169 impone informazione, formazione e addestramento sui gesti e sui rischi. I criteri e i fattori di rischio da considerare sono nell’Allegato XXXIII, che rinvia alle norme tecniche della serie ISO 11228 per la stima puntuale.

Come si valuta

  1. Screening delle mansioni: individua i compiti con gesti ciclici degli arti superiori, tempi ridotti di recupero e ritmi imposti. Un ufficio non ha questo rischio; una linea di confezionamento sì.
  2. Analisi del ciclo: si osservano frequenza delle azioni, forza applicata, posture di spalla-gomito-polso, ripetitività e periodi di recupero all’interno del turno.
  3. Metodo riconosciuto: lo strumento più diffuso è l’indice OCRA (norma UNI ISO 11228-3), che pesa questi fattori e restituisce un livello di rischio per mansione. Vanno usati metodi validati, non impressioni.
  4. Rotazione e picchi: chi alterna più postazioni ha un’esposizione diversa da chi resta otto ore sullo stesso gesto; la valutazione deve seguire la persona, non solo la postazione.

Gli esiti confluiscono nel DVR con l’indicazione delle mansioni critiche e delle misure adottate. Per la parte metodologica affine può esserti utile la valutazione con metodo OCRA e affini, che tratta la famiglia degli indici di sovraccarico.

Le misure, in ordine di priorità

  1. Alla fonte, tecniche e organizzative: riprogettare la postazione all’altezza corretta, avvicinare i materiali per ridurre le estensioni di braccio, introdurre attrezzi che riducono la forza (avvitatori, presse, nastri). Ridurre la cadenza della linea dove è il ritmo a fare il danno.
  2. Rotazione e pause: alternare le mansioni tra gruppi muscolari diversi e inserire micro-pause di recupero. La rotazione è efficace solo se i compiti alternati sono davvero differenti: spostare la stessa persona su due gesti identici non riduce nulla.
  3. Formazione e addestramento: insegnare l’esecuzione corretta del gesto e l’uso degli ausili, come previsto dall’art. 169. La sola informazione scritta non basta, serve addestramento pratico e verifica sul campo.

In un’azienda alimentare, per esempio, alternare l’addetto tra confezionamento, controllo qualità e pallettizzazione riduce l’esposizione ripetitiva più di qualsiasi cartello informativo.

Sorveglianza sanitaria

Quando la valutazione evidenzia un rischio non trascurabile, i lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria dal medico competente, secondo un protocollo mirato all’apparato muscoloscheletrico dell’arto superiore. Il medico raccoglie i disturbi precoci, formula il giudizio di idoneità e restituisce i dati anonimi collettivi alla valutazione, chiudendo il cerchio tra ambiente e salute. La sorveglianza sanitaria diventa così anche un sensore d’allarme: un aumento di tendiniti o di sindromi del tunnel carpale segnala che le misure vanno riviste.

Errori comuni

  1. Confondere il rischio con il solo mal di schiena: il Titolo VI copre anche spalla, gomito e polso, non solo la zona dorso-lombare.
  2. Valutare la postazione ignorando la persona: chi ruota e chi resta fisso hanno esposizioni diverse, anche sulla stessa macchina.
  3. Chiamare “rotazione” lo spostamento tra gesti uguali: se i compiti sollecitano gli stessi tendini, non c’è alcun recupero.
  4. Fermarsi alla formazione teorica: senza addestramento pratico e riprogettazione della postazione, il gesto sbagliato resta il gesto abituale.

Domande frequenti

  • I movimenti ripetitivi rientrano nella movimentazione manuale dei carichi?

    Sì. Il Titolo VI del D.Lgs. 81/2008 disciplina la movimentazione manuale intesa in senso ampio, comprendendo le azioni che comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico. I compiti ripetitivi ad alta frequenza degli arti superiori sono uno di questi, richiamati dall'Allegato XXXIII attraverso le norme tecniche della serie ISO 11228.

  • Ogni quanto va aggiornata la valutazione del rischio da movimenti ripetitivi?

    Va rivista a ogni modifica rilevante del ciclo di lavoro, dei ritmi, delle postazioni o dell'organico, e comunque quando la sorveglianza sanitaria segnala patologie. Non esiste una scadenza fissa nel Testo Unico: conta l'attualità rispetto alle condizioni reali di lavoro.

  • Quali disturbi provocano i movimenti ripetitivi?

    Tipicamente patologie muscoloscheletriche dell'arto superiore: tendiniti della spalla e del gomito, sindrome del tunnel carpale, tenosinoviti del polso e della mano. Molte sono tabellate INAIL come malattie professionali da sovraccarico biomeccanico.