Guida · Attrezzature e impianti · 11 min di lettura
Gestione di gas tecnici e bombole in azienda
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
I gas tecnici — ossigeno, acetilene, azoto, argon, anidride carbonica, GPL, miscele per saldatura — sono presenti in moltissime realtà: officine, carrozzerie, laboratori, reparti alimentari, cantieri. La bombola concentra in pochi litri un doppio pericolo: l’energia della pressione e le proprietà chimiche del gas (infiammabilità, tossicità, potere asfissiante). Gestirla bene non è complicato, ma richiede regole precise e costanti.
Passo 1 — Identifica sempre il contenuto
La prima misura di sicurezza è sapere con certezza cosa c’è dentro. Il riferimento vincolante è l’etichetta di pericolo applicata sull’ogiva, con la denominazione del gas, i pittogrammi CLP, le frasi H e i dati del fornitore, insieme al punzone e alla relativa scheda di sicurezza (SDS). La colorazione dell’ogiva, disciplinata dalla norma tecnica UNI EN 1089-3, è un ausilio visivo utile ma non fa fede da sola: una bombola priva di etichetta leggibile va considerata sconosciuta e restituita al fornitore. Raccogli e tieni aggiornate le SDS di tutti i gas presenti: sono la base della valutazione del rischio chimico.
Passo 2 — Inquadra gli obblighi normativi
La bombola è un’attrezzatura di lavoro: si applica il Titolo III del D.Lgs. 81/2008, che impone attrezzature idonee, mantenute efficienti e usate secondo le istruzioni del costruttore. In quanto recipiente a pressione trasportabile, la bombola è soggetta alle regole europee di costruzione e ricollaudo (marcatura Pi, “π”) recepite nell’ordinamento italiano. Se i gas sono infiammabili scatta anche la valutazione delle atmosfere esplosive (Titolo XI) e quella del rischio incendio; i depositi che superano le soglie di detenzione possono inoltre rientrare tra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. Verifica sempre l’articolo e l’allegato applicabili alla tua situazione anziché affidarti a soglie ricordate a memoria.
Passo 3 — Progetta lo stoccaggio
Il deposito delle bombole è il punto in cui si gioca la sicurezza. Alcune regole valide quasi ovunque:
- bombole in posizione verticale, sempre ancorate con catenelle o collari a parete o a rastrelliera, per evitare cadute e l’effetto “razzo” in caso di rottura della valvola;
- locale o area ventilata, all’aperto o con aperture permanenti, per non accumulare gas in caso di fuga;
- separazione dei gas incompatibili: in particolare i comburenti (ossigeno) vanno tenuti distanti dagli infiammabili (acetilene, GPL) e da oli e grassi;
- distinzione netta tra bombole piene e vuote, con cappellotto di protezione della valvola sempre montato durante il deposito e il trasporto;
- lontananza da fonti di calore, quadri elettrici e vie di fuga, con la segnaletica di divieto e pericolo pertinente.
Passo 4 — Cura riduttori, valvole e collegamenti
Tra la bombola e l’utenza c’è il riduttore di pressione, che deve essere specifico per il gas e per la pressione di esercizio: mai adattare un riduttore da un gas all’altro. Sull’acetilene e sull’ossigeno per la saldatura ossiacetilenica sono obbligatori i dispositivi contro il ritorno di fiamma. Controlla periodicamente la tenuta di raccordi e tubazioni (con acqua saponata, mai con fiamma), sostituisci i tubi deteriorati e non ingrassare mai le connessioni dell’ossigeno. Apri le valvole lentamente e chiudile a fine lavoro.
Passo 5 — Movimenta in sicurezza
La caduta di una bombola può tranciare la valvola e trasformare il recipiente in un proiettile. Per il trasporto interno usa carrelli portabombole con la bombola vincolata, mai facendola rotolare o trascinandola per la valvola; rimonta sempre il cappellotto e chiudi la valvola prima di spostarla. Il trasporto su strada è invece regolato dall’accordo ADR e riguarda il fornitore e il vettore.
Passo 6 — Controlla scadenze e verifiche
Il ricollaudo periodico della bombola è a carico del proprietario del recipiente — di norma il fornitore, nel sistema del vuoto a rendere: l’azienda utilizzatrice deve però rifiutare i recipienti con punzonatura di collaudo scaduta. Gli impianti fissi di distribuzione dei gas e i relativi accessori a pressione seguono invece il regime delle verifiche del datore di lavoro previsto dal Titolo III e dall’Allegato VII, con le periodicità e i soggetti indicati nella guida alle verifiche periodiche delle attrezzature. Annota controlli e sostituzioni nel registro dei controlli.
Passo 7 — Governa i rischi del gas, non solo della pressione
Oltre alla pressione, ogni gas porta con sé un pericolo chimico. I gas inerti (azoto, argon, anidride carbonica) sono asfissianti: una fuga in ambiente chiuso abbassa l’ossigeno senza alcun segnale percepibile, ed è la causa tipica degli infortuni negli spazi confinati. I gas infiammabili creano atmosfere esplosive; l’ossigeno arricchisce l’ambiente e rende combustibili materiali normalmente inerti. Traduci queste proprietà in misure concrete: rilevatori di gas dove serve, procedure di ingresso negli ambienti a rischio, formazione e informazione degli operatori sui gas che maneggiano.
Checklist del deposito bombole
- Etichette e SDS presenti e leggibili per ogni gas
- Bombole verticali, ancorate e con cappellotto quando non in uso
- Comburenti separati dagli infiammabili e dai grassi
- Area ventilata, lontana da calore e vie di fuga, con segnaletica
- Riduttori dedicati e dispositivi contro il ritorno di fiamma dove previsti
- Carrello portabombole per la movimentazione interna
- Punzonatura di ricollaudo valida e registro controlli aggiornato
- Valutazioni chimico, ATEX e incendio coerenti con i gas presenti
Domande frequenti
Le bombole di gas rientrano tra le attrezzature di lavoro del D.Lgs. 81/2008?
Sì. La bombola è un recipiente a pressione utilizzato in azienda e ricade negli obblighi generali del Titolo III sull'uso delle attrezzature di lavoro (art. 71): deve essere idonea all'impiego, mantenuta in efficienza e usata secondo le istruzioni del fornitore. A questi obblighi si sovrappongono le regole di costruzione e ricollaudo delle attrezzature a pressione trasportabili e, per i gas infiammabili o pericolosi, le valutazioni specifiche del rischio chimico, ATEX e incendio.
Come faccio a sapere che gas contiene una bombola?
Non ci si affida mai al solo colore. Il riferimento vincolante è l'etichetta con la denominazione del gas, la classificazione di pericolo e i dati del produttore, insieme al punzone sull'ogiva e alla scheda di sicurezza. La colorazione dell'ogiva segue la norma tecnica UNI EN 1089-3 ed è un aiuto visivo, non una prova: bombole vecchie o riverniciate possono trarre in inganno. Una bombola priva di etichetta leggibile va trattata come sconosciuta e restituita al fornitore.
Ogni quanto vanno ricollaudate le bombole?
Il ricollaudo periodico delle bombole è a carico del proprietario del recipiente, che di norma è il fornitore del gas presso cui si effettua il vuoto a rendere: la periodicità dipende dal tipo di gas e di recipiente ed è indicata dalla normativa sulle attrezzature a pressione trasportabili. L'azienda utilizzatrice deve però verificare che la bombola in uso non sia scaduta e rifiutare i recipienti con punzonatura di collaudo non più valida.