Guida · DPI · 9 min di lettura
Calzature di sicurezza: come sceglierle
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Le calzature di sicurezza sono il DPI che quasi tutti indossano e quasi nessuno sceglie davvero: si ordinano “un paio di antinfortunistiche” senza guardare a cosa serve proteggere il piede in quella mansione. Eppure il piede è esposto a rischi molto diversi — schiacciamento, perforazione della suola, scivolamento, agenti chimici, calore, freddo, elettricità — e a ciascuno risponde una calzatura diversa. Sceglierle bene significa partire dal rischio, non dal catalogo.
Passo 1 — Parti dalla valutazione dei rischi, non dal prodotto
La scelta di ogni DPI discende dall’analisi dei rischi che non è stato possibile eliminare o ridurre alla fonte (art. 77). Per i piedi vuol dire chiedersi, mansione per mansione, a cosa sono davvero esposti: caduta di oggetti pesanti, perforazione da chiodi o schegge, scivolamento su superfici bagnate o oleose, contatto con prodotti chimici, superfici calde o fredde, spruzzi di metallo fuso, tensione elettrica. La disciplina dei DPI è al Titolo III, Capo II del D.Lgs. 81/2008 (artt. 74-79), e l’Allegato VIII offre lo schema per l’inventario dei rischi e delle parti del corpo da proteggere. Il magazziniere che movimenta pallet, il muratore in cantiere e l’addetto alla fonderia non calzano la stessa scarpa.
Passo 2 — Distingui calzatura “di sicurezza”, “di protezione” e “da lavoro”
Le norme tecniche armonizzate separano tre famiglie in base al puntale:
- EN ISO 20345 — calzature di sicurezza: puntale resistente all’urto (prova a 200 J) e allo schiacciamento. È lo standard più diffuso in industria e cantiere.
- EN ISO 20346 — calzature di protezione: puntale con prova a 100 J, per esposizioni più contenute.
- EN ISO 20347 — calzature da lavoro: senza puntale, con proprietà utili (antistaticità, suola antiscivolo) ma nessuna protezione dagli urti al piede.
Se il rischio è la caduta di oggetti, una calzatura EN ISO 20347 non basta: serve il puntale. È l’errore più comune, spesso figlio di una scelta fatta guardando solo comfort ed estetica.
Passo 3 — Leggi le classi e le marcature aggiuntive
Sulla calzatura EN ISO 20345 la protezione è riassunta da una sigla di classe. In sintesi:
- SB — requisito base (puntale 200 J);
- S1 — SB con zona tallone chiusa, proprietà antistatiche, assorbimento di energia nel tallone e resistenza agli idrocarburi;
- S1P — S1 con suola resistente alla perforazione;
- S2 — S1 con resistenza alla penetrazione e all’assorbimento d’acqua della tomaia;
- S3 — S2 con antiperforazione e suola con rilievi;
- S4 e S5 — calzature interamente stampate (stivali in gomma o polimero), la S5 con puntale e antiperforazione.
A queste si aggiungono marcature per rischi specifici, tra cui P (antiperforazione), A (antistatica), WRU/WR (resistenza all’acqua), HRO (suola resistente al calore da contatto), HI/CI (isolamento da caldo/freddo), FO (resistenza agli idrocarburi) e i requisiti di resistenza allo scivolamento (SR). La revisione 2022 delle norme ISO ha aggiornato alcune sigle e reso obbligatoria la prova di scivolamento: verifica sempre la nota informativa del fabbricante, perché è lì che le prestazioni sono descritte per esteso.
Passo 4 — Individua la categoria del Regolamento (UE) 2016/425
Le categorie dei DPI non le stabilisce il Testo Unico ma il Regolamento (UE) 2016/425, che classifica i dispositivi in base alla gravità del rischio. La maggior parte delle calzature di sicurezza rientra in seconda categoria; la terza riguarda i casi più gravi, come la protezione da agenti chimici pericolosi o da freddo e calore estremi. La categoria non è un dettaglio burocratico: per i DPI di terza categoria l’addestramento all’uso è obbligatorio (art. 77) e va documentato, come per gli altri dispositivi trattati nella guida sui DPI di terza categoria.
Passo 5 — Cura scivolamento, comfort e taglia
Lo scivolamento su piano è tra le cause più frequenti di infortunio, e la suola è la sua prima difesa: scegli il livello di resistenza allo scivolamento coerente con il fondo reale (piastrelle bagnate, pavimenti oleosi, ghiaccio). Ma una calzatura protettiva rifiutata perché scomoda non protegge nessuno: fai provare più modelli e più taglie agli operatori, valuta plantari e sottopiedi per chi sta molte ore in piedi e considera peso e traspirabilità. Un puntale in composito, per esempio, alleggerisce la scarpa e non trasmette la temperatura esterna. Per i lavori elettrici coordina la scelta con le procedure e le qualifiche PES/PAV e con la norma CEI di riferimento, come descritto nella guida sui lavori elettrici: la calzatura antistatica dissipa le cariche, quella isolante è tutt’altra cosa e va scelta per lo scopo.
Passo 6 — Consegna, informa e sostituisci
Come per ogni DPI, le calzature vanno fornite gratuitamente dal datore di lavoro, accompagnate da informazione e formazione, e la consegna va verbalizzata: il ciclo completo è nella guida su scelta, consegna e gestione dei DPI. Definisci poi un criterio di sostituzione: suole consumate perdono aderenza, puntali deformati da un urto vanno controllati, tomaie forate o impregnate di sostanze non proteggono più. Dove i piedi e le mani sono esposti insieme, coordina la scelta con quella dei guanti; dove si lavora in quota, con gli anticaduta.
In sintesi
La calzatura giusta non è la più robusta in assoluto, ma quella coerente con il rischio della mansione: prima la valutazione, poi la famiglia normativa (EN ISO 20345, 20346 o 20347), poi la classe e le marcature aggiuntive, infine categoria, comfort e taglia. Ogni passaggio va tracciato: è ciò che distingue una dotazione efficace da uno scatolone di scarpe uguali per tutti.
Domande frequenti
La classe S3 va bene per qualsiasi lavoro?
No. La S3 è una dotazione robusta e diffusa (puntale, suola antiperforazione, resistenza all'acqua e suola con rilievi), ma non è la risposta a ogni rischio. In cella frigorifera serve la protezione dal freddo, in fonderia quella dal calore e dagli idrocarburi, per i lavori sotto tensione serve una calzatura con proprietà elettriche specifiche. La classe si sceglie a partire dai pericoli della mansione, non per abitudine.
Puntale in acciaio o in composito: cosa cambia?
Ai fini della protezione dagli urti nulla, purché il puntale superi la prova prevista dalla norma (200 J per le calzature di sicurezza). Il composito è più leggero, non conduce temperatura e non fa scattare i metal detector; l'acciaio in genere costa meno. La scelta dipende da comfort, ambiente e preferenze dell'operatore, non dal livello di protezione dagli schiacciamenti.
Le scarpe antinfortunistiche le paga il lavoratore?
No. Come ogni DPI, le calzature sono fornite gratuitamente dal datore di lavoro e non possono essere addebitate né trattenute dallo stipendio. Restano un dispositivo di protezione scelto in base al rischio, non un capo di abbigliamento a carico del dipendente.