Glossario
Stress termico
Stress termico da caldo e da freddo: definizione, disturbi e primi interventi, indici WBGT, PHS e IREQ e valutazione dell'art. 181 D.Lgs. 81/2008.
Lo stress termico è il sovraccarico dell’organismo esposto a un ambiente caldo o freddo così severo che i meccanismi di termoregolazione non riescono più a mantenere stabile la temperatura interna del corpo. È un effetto del microclima, che l’art. 180 del D.Lgs. 81/2008 elenca tra gli agenti fisici, e va valutato secondo l’art. 181.
Il microclima descrive le condizioni dell’ambiente; lo stress termico è ciò che accade alla persona quando quelle condizioni, insieme al lavoro fisico e al vestiario, superano la sua capacità di compenso. Non va confuso con lo stress lavoro-correlato, che ha origine organizzativa e psicosociale.
Il bilancio termico del corpo
Il corpo produce calore con il lavoro muscolare e lo scambia con l’ambiente per convezione, irraggiamento ed evaporazione del sudore. Al caldo l’equilibrio salta quando l’aria è troppo calda o troppo umida per smaltire il calore: il sudore non evapora e la temperatura interna sale. Al freddo succede il contrario: il corpo perde più calore di quanto ne produca e lo protegge riducendo l’afflusso di sangue a mani, piedi e viso.
Da qui l’idea chiave per la prevenzione. Il rischio non dipende solo dalla temperatura dell’aria, ma anche da umidità, sole o superfici calde, ventilazione, intensità del lavoro, indumenti e DPI e caratteristiche della persona come acclimatazione, età e stato di salute.
Disturbi e primi interventi
| Esposizione | Disturbo | Segni tipici | Prima risposta |
|---|---|---|---|
| Caldo | Crampi da calore | Dolori muscolari durante o dopo lo sforzo | Pausa al fresco, reintegro di acqua e sali |
| Caldo | Esaurimento da calore | Debolezza, nausea, sudorazione abbondante, mal di testa | Stop al lavoro, luogo fresco, raffreddamento, controllo continuo |
| Caldo | Colpo di calore | Confusione, comportamento anomalo, perdita di coscienza | Emergenza: soccorsi subito e raffreddamento rapido |
| Freddo | Ipotermia | Brividi intensi, movimenti goffi, sonnolenza | Riparo caldo, indumenti asciutti, soccorsi se peggiora |
| Freddo | Lesioni da freddo alle estremità | Pelle pallida, insensibile o dura a dita, orecchie, naso | Riscaldamento graduale, nessuno sfregamento, valutazione medica |
Il passaggio dall’esaurimento al colpo di calore può essere rapido. Per questo la procedura di emergenza deve dire chi interviene e come, e la squadra di primo soccorso deve conoscerla.
Come si misura
Per gli ambienti severi si usano indici diversi da quelli del comfort.
- WBGT (UNI EN ISO 7243): indice di screening per il caldo, confrontato con valori di riferimento che dipendono dal metabolismo e dall’acclimatazione.
- PHS (UNI EN ISO 7933): modello di analisi più dettagliato per il caldo, che stima la sudorazione e il tempo massimo di esposizione.
- IREQ (UNI EN ISO 11079): isolamento del vestiario richiesto per lavorare al freddo e durata di esposizione ammissibile.
L’art. 181 chiede che la valutazione degli agenti fisici sia programmata ed effettuata da personale qualificato del servizio di prevenzione e protezione, almeno ogni quattro anni e ogni volta che cambiano le condizioni. Indici e metodo sono descritti nelle guide sul microclima e sullo stress termico da caldo.
Lavoro all’aperto ed emergenze climatiche
Nei cantieri, in agricoltura e nella logistica all’aperto le condizioni cambiano di ora in ora, e una misura una tantum non basta. Il 2 luglio 2025 Ministero del Lavoro e parti sociali hanno firmato un Protocollo quadro per le emergenze climatiche, destinato a fare da riferimento per le misure aziendali e territoriali. Diverse Regioni adottano inoltre ordinanze stagionali sulle ore più calde, da verificare ogni anno sulle fonti ufficiali.
Esempio: una squadra posa asfalto in luglio. L’organizzazione dell’orario sposta le lavorazioni pesanti al mattino presto, prevede pause all’ombra a intervalli fissi, acqua sempre disponibile e un controllo reciproco tra colleghi sui primi segni di malessere. I neoassunti lavorano i primi giorni con turni ridotti.
Domande frequenti
Il lavoratore appena assunto è più esposto allo stress da caldo?
Sì. L'organismo si adatta al caldo in modo graduale: nei primi giorni di lavoro in ambiente caldo si suda meno e in modo meno efficace, e il rischio di malori è più alto. Per questo chi rientra dalle ferie o inizia una mansione calda dovrebbe avere carichi e tempi di esposizione ridotti nei primi giorni. La misura va scritta nel DVR e comunicata al preposto.
Lo stress termico riguarda anche chi lavora in ufficio?
Raramente. In un ufficio con impianto funzionante si parla di benessere o discomfort termico, valutato con gli indici PMV e PPD. Lo stress termico vero e proprio richiede ambienti severi, come fonderie, cucine industriali, celle frigorifere o cantieri d'estate. Un ufficio con l'impianto guasto in piena estate, però, può avvicinarsi a quelle condizioni e va gestito di conseguenza.
Cosa fare se un collega mostra confusione mentale lavorando al caldo?
Va trattato come un possibile colpo di calore, che è un'emergenza: si chiamano subito i soccorsi, si sposta la persona all'ombra o in un luogo fresco, si allentano gli indumenti e la si raffredda con acqua e ventilazione. Se è vigile e non vomita può bere a piccoli sorsi. Non va lasciata sola né rimandata al lavoro, anche se sembra riprendersi.