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Glossario

Microclima

Microclima nei luoghi di lavoro: i sei parametri che lo definiscono, cosa chiede l'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008, perché non c'è una temperatura di legge.

Il microclima è l’insieme dei parametri fisici dell’ambiente che regolano lo scambio di calore tra il corpo e l’ambiente di lavoro: temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità relativa e velocità dell’aria, insieme all’attività svolta e al vestiario. È uno degli agenti fisici elencati dall’art. 180 del D.Lgs. 81/2008, e i requisiti dei luoghi chiusi sono fissati dall’Allegato IV, punto 1.9.

Il microclima descrive le condizioni. Il benessere termico e lo stress termico sono invece gli effetti possibili sulla persona, dal comfort fino al sovraccarico negli ambienti caldi o freddi.

I sei parametri

Il bilancio termico del corpo dipende da quattro grandezze ambientali e da due legate alla persona.

ParametroUnitàCome si rilevaCosa lo altera di solito
Temperatura dell’aria°CSonda di temperatura schermataImpianto, stagione, macchine
Temperatura media radiante°CGlobotermometroVetrate al sole, forni, pareti fredde
Umidità relativa%Igrometro o psicrometroLavaggi, vapore, impianto di climatizzazione
Velocità dell’ariam/sAnemometro a filo caldoBocchette, porte, correnti
Dispendio metabolicoW/m² o metTabelle della norma tecnica sul metabolismoLavoro fisico, ritmo
Isolamento del vestiariocloTabelle della norma tecnica sul vestiarioDivise, DPI, indumenti protettivi

La temperatura dell’aria, da sola, non basta: la stessa temperatura dà sensazioni opposte vicino a una vetrata esposta al sole o accanto a una parete fredda, perché cambia la componente radiante.

Cosa chiede l’Allegato IV

L’Allegato IV, richiamato dall’art. 63, fissa principi qualitativi, non valori numerici.

  1. Aria salubre in quantità sufficiente, con impianti di aerazione mantenuti efficienti e senza correnti fastidiose.
  2. Temperatura adeguata all’organismo umano, tenuto conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici, valutata insieme all’umidità e al movimento dell’aria.
  3. Locali di riposo, servizi igienici, mense e locali di primo soccorso a temperatura adatta alla loro destinazione.
  4. Protezione dal soleggiamento eccessivo delle finestre e dei lucernari.
  5. Quando non si può intervenire su tutto l’ambiente, difesa dei lavoratori con misure localizzate o mezzi personali.

L’assenza di soglie in gradi è voluta: il giudizio dipende dalla combinazione dei sei parametri e passa per le norme tecniche. Negli ambienti moderati si usano gli indici PMV e PPD, che stimano il voto medio e la percentuale prevista di insoddisfatti; negli ambienti severi si usano indici di stress termico.

Esempio: in un open space con impianto di climatizzazione l’aria è a 24 °C, ma tre postazioni accanto alla vetrata a sud registrano una temperatura radiante molto più alta nel pomeriggio. Gli addetti lamentano caldo, gli altri no. La misura dei parametri in quei punti mostra un PMV fuori dall’intervallo di comfort solo lì. La soluzione è schermare la vetrata, non abbassare il termostato per tutto l’ufficio.

Dal comfort allo stress termico

La classificazione dell’ambiente cambia il metodo. Ufficio, negozio e laboratorio sono di norma ambienti moderati, in cui l’obiettivo è il comfort. Fonderie, celle frigorifere e cantieri estivi sono ambienti severi, in cui si valuta il rischio per la salute. Il metodo passo per passo è nella guida al microclima e agli indici di valutazione, mentre le misure per il caldo estivo sono nella guida sullo stress termico da caldo. Il testo vigente dell’Allegato IV è nel D.Lgs. 81/2008 consolidato su Normattiva.

Domande frequenti

  • Qual è la temperatura minima e massima in ufficio per legge?

    Il D.Lgs. 81/2008 non fissa una temperatura in gradi. L'Allegato IV chiede una temperatura adeguata all'organismo umano, tenuto conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici, e di considerare umidità e movimento dell'aria. La valutazione si fa con le norme tecniche sul comfort, che stimano la percentuale di insoddisfatti. Per gli edifici esistono poi limiti di riscaldamento e raffrescamento fissati dalla normativa energetica, che hanno un'altra finalità.

  • Il condizionatore che soffia aria fredda su una postazione è un problema di microclima?

    Sì. Una corrente d'aria localizzata è una delle cause più frequenti di discomfort anche quando la temperatura media del locale è corretta, perché il benessere dipende anche dalla velocità dell'aria sulla persona. L'Allegato IV chiede di evitare correnti d'aria fastidiose. Spesso basta orientare le bocchette, ridurre la velocità di immissione o spostare la postazione.

  • Il microclima va inserito nel DVR anche in un ufficio?

    Sì, perché il microclima è un agente fisico dell'art. 180 e la valutazione dei rischi riguarda tutti i rischi presenti. In un ufficio climatizzato la valutazione è di solito semplice: rilievi dei parametri di base, verifica delle segnalazioni dei lavoratori, controllo di impianto e manutenzione. Serve una valutazione più approfondita quando ci sono lamentele ricorrenti o postazioni vicino a vetrate e fonti di calore.