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Guida · Valutazioni · 10 min di lettura

Stress termico da caldo: valutazione e misure

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il caldo non è solo una questione di comfort: oltre certe soglie diventa un rischio per la salute e la sicurezza, con effetti che vanno dal calo di attenzione — e quindi più infortuni — fino al colpo di calore, potenzialmente mortale. Valutarlo significa capire quando le condizioni termiche superano la capacità del corpo di disperdere calore, e intervenire prima che questo accada.

Passo 1 — Individua dove il caldo è un problema

Lo stress termico rientra nella valutazione di tutti i rischi e, poiché il microclima è espressamente uno degli agenti fisici, nella valutazione degli agenti fisici. Non è un adempimento “estivo” da spuntare: va affrontato ovunque le condizioni possano incidere su salute o sicurezza.

Due grandi famiglie di situazioni:

  • caldo di processo, in ambienti chiusi con sorgenti di calore: fonderie, vetrerie, forni, cucine professionali, panifici, lavanderie industriali;
  • caldo climatico, tipico del lavoro all’aperto: edilizia, agricoltura, cantieri stradali, logistica in piazzali e magazzini non condizionati.

Passo 2 — Distingui ambiente moderato e ambiente severo caldo

La scelta del metodo dipende dal contesto. Negli ambienti moderati (uffici, attività leggera al chiuso) il tema è il comfort termico: si usa l’indice PMV/PPD della norma UNI EN ISO 7730, che stima quanti occupanti saranno insoddisfatti delle condizioni. Qui il problema è raramente sanitario, ma incide su benessere e produttività, e va comunque considerato nella valutazione del microclima.

Negli ambienti severi caldi il tema è lo stress termico vero e proprio: il corpo fatica a smaltire il calore prodotto e ricevuto. È qui che si concentra il rischio di patologie da calore, e serve un metodo dedicato.

Passo 3 — Misura con l’indice WBGT

Per gli ambienti severi lo strumento di screening di riferimento è l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), definito dalla norma UNI EN ISO 7243. Si ricava combinando temperatura a bulbo umido naturale, temperatura del globotermometro e — all’aperto o con irraggiamento solare — la temperatura dell’aria, con pesi diversi.

Il valore WBGT misurato va confrontato con valori di riferimento che non sono fissi: dipendono dal dispendio metabolico dell’attività (leggera, moderata, pesante) e dallo stato di acclimatazione del lavoratore. Un compito pesante abbassa la soglia oltre la quale scatta il rischio. Quando lo screening WBGT indica un possibile superamento, si passa a un’analisi più fine (bilancio termico secondo UNI EN ISO 7933, con il predicted heat strain) e alla misura diretta di parametri fisiologici dove necessario.

Passo 4 — Pesa i fattori individuali e organizzativi

Il rischio non nasce solo dai gradi. La valutazione deve incrociare:

  • carico di lavoro fisico e durata dell’esposizione;
  • abbigliamento e DPI, che possono ostacolare l’evaporazione del sudore;
  • acclimatazione: chi rientra da un periodo di assenza o è appena assunto è più vulnerabile;
  • condizioni individuali — età, patologie, terapie farmacologiche, gravidanza — da leggere anche alla luce delle differenze di genere ed età richieste dall’art. 28.

Passo 5 — Definisci le misure, in ordine di priorità

Vale la gerarchia delle misure generali di tutela: prima si agisce sulla sorgente, solo alla fine sul singolo. In pratica:

  1. misure tecniche: schermare le sorgenti di calore, ventilare o climatizzare, ridurre l’irraggiamento, isolare i processi caldi;
  2. misure organizzative: turnazione, rotazione delle mansioni, pause di recupero in ambiente fresco, spostamento delle lavorazioni gravose nelle ore meno calde, disponibilità continua di acqua;
  3. misure procedurali e di protezione: procedure per le giornate critiche, indumenti idonei — inclusi quelli ad alta visibilità traspiranti per l’esterno — e presidi di primo soccorso.

Passo 6 — All’aperto, lavora sulle previsioni

Per il lavoro all’aperto la valutazione va resa dinamica: si integra con i dati previsionali (temperatura, umidità, indici di calore mappati per tipo di attività, come quelli resi disponibili dalle piattaforme di previsione dedicate). Le misure si graduano giorno per giorno sul livello di rischio atteso, fino alla sospensione delle lavorazioni più esposte nelle fasce orarie di picco. Le ordinanze regionali stagionali possono introdurre limiti ulteriori: verifica sempre la fonte aggiornata per il tuo territorio.

Passo 7 — Informazione, formazione e sorveglianza sanitaria

I lavoratori devono riconoscere i sintomi precoci (crampi, spossatezza, nausea, confusione) e sapere come reagire. Il medico competente entra nel merito quando il rischio è significativo: la sorveglianza sanitaria valuta l’idoneità tenendo conto di condizioni individuali e acclimatazione. La valutazione va aggiornata quando cambiano processi, layout, mansioni o dopo eventi sentinella come un colpo di calore o un mancato infortunio legato al caldo.

Checklist della valutazione dello stress termico da caldo

  • Mappa delle postazioni e delle mansioni esposte al caldo (di processo e climatico)
  • Classificazione ambiente moderato / severo caldo e metodo scelto
  • Misure WBGT confrontate con i riferimenti per attività e acclimatazione
  • Analisi dei fattori individuali e organizzativi
  • Misure tecniche, organizzative e procedurali con responsabili e tempi
  • Procedura per le ondate di calore basata sui dati previsionali (lavoro all’aperto)
  • Informazione/formazione sui sintomi e sul primo soccorso
  • Raccordo con il medico competente e criteri di aggiornamento

Domande frequenti

  • Lo stress termico da caldo va sempre valutato?

    Va considerato ogni volta che le condizioni termiche possono incidere sulla salute o sulla sicurezza: fonderie, vetrerie, cucine, panifici, lavorazioni vicino a forni, ma anche lavoro all'aperto in estate (edilizia, agricoltura, cantieri stradali). Rientra nella valutazione di tutti i rischi dell'art. 28 e, poiché il microclima è un agente fisico ex art. 180, nella valutazione degli agenti fisici. Dove il caldo è irrilevante e stabile la valutazione può concludersi in modo semplice, ma va comunque motivata.

  • Qual è la differenza tra indice WBGT e PMV/PPD?

    Sono due strumenti per situazioni diverse. Il WBGT (norma UNI EN ISO 7243) serve per gli ambienti severi caldi, cioè quando c'è rischio di stress termico vero e proprio, e va confrontato con valori di riferimento che dipendono dal metabolismo dell'attività e dall'acclimatazione. Il PMV/PPD (UNI EN ISO 7730) riguarda invece gli ambienti moderati, dove il tema è il comfort termico, tipico di uffici e ambienti chiusi con attività leggera.

  • Cosa deve fare il datore di lavoro durante un'ondata di calore?

    Aggiornare la valutazione con i dati previsionali, rimodulare gli orari spostando le lavorazioni più gravose nelle ore fresche, garantire acqua, pause e zone d'ombra, informare i lavoratori sui sintomi del colpo di calore e sulle procedure di emergenza. Le misure vanno graduate sul livello di rischio previsto per la giornata, non decise una volta per tutte.