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Guida · Valutazioni · 10 min di lettura

Genere, età e provenienza: le variabili dell’art. 28

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

L’art. 28, co. 1 del Testo Unico non chiede solo di valutare “i rischi”: chiede di valutarli tenendo conto delle differenze di genere, dell’età e della provenienza da altri Paesi dei lavoratori. È una delle parti più disattese del DVR, spesso liquidata con una frase di stile. Vediamo come trasformarla in scelte concrete e difendibili.

Passo 1 — Parti dai gruppi omogenei reali

La valutazione per mansioni (art. 28) diventa efficace solo se i gruppi omogenei rispecchiano davvero chi lavora. Prima di valutare, fotografa la popolazione aziendale: composizione per genere nelle diverse mansioni, fasce d’età (con attenzione a minori, neoassunti e over 55), presenza di lavoratori stranieri e loro reale padronanza della lingua.

Esempio: in un magazzino con addetti al picking dai 19 ai 60 anni, metà dei quali di madrelingua non italiana, le tre variabili convivono nella stessa mansione. Non puoi trattarle come un’eccezione: sono la normalità di quel gruppo omogeneo.

Passo 2 — Il genere: oltre la maternità

La tutela della lavoratrice madre è un obbligo distinto e specifico (D.Lgs. 151/2001), ma l’art. 28 va oltre la gravidanza. Le differenze di genere incidono su ergonomia e movimentazione manuale dei carichi (i valori di riferimento cambiano tra uomini e donne), su antropometria delle postazioni e taglie dei DPI, sull’esposizione ad alcuni agenti chimici e sulla componente di genere di stress, molestie e violenza sul lavoro.

Esempio concreto: se i limiti di peso raccomandati per la movimentazione sono calibrati solo sul lavoratore maschio adulto, la valutazione è incompleta per la parte femminile del gruppo. La misura è adottare i valori differenziati e verificare che i DPI siano disponibili in tutte le taglie necessarie.

Passo 3 — L’età: i due estremi e la curva in mezzo

L’età va letta come variabile continua. Ai giovani e ai neoassunti si associano minore esperienza e maggiore frequenza infortunistica: la risposta sta in addestramento, affiancamento e supervisione del preposto. Per i minori valgono limiti e mansioni vietate propri (L. 977/1967). All’estremo opposto, i lavoratori più maturi possono richiedere attenzione su lavoro gravoso, movimentazione dei carichi, turni e lavoro notturno, dove il giudizio del medico competente diventa decisivo.

Esempio: in un turno notturno di produzione, la valutazione dovrebbe segnalare che l’esposizione va calibrata sull’età e sugli esiti della sorveglianza sanitaria, prevedendo eventuali rotazioni.

Passo 4 — La provenienza: comprensione prima che traduzione

La provenienza da altri Paesi rileva soprattutto come barriera linguistica e diversa percezione del rischio. Il punto non è tradurre i documenti, ma garantire che formazione e informazione siano comprese: l’art. 37 impone di verificare la comprensione della lingua utilizzata nel percorso formativo. Segnaletica, procedure e istruzioni d’emergenza devono risultare intelligibili a chi le deve applicare.

Esempio: in un cantiere con squadre plurilingue, affiggere il piano di emergenza solo in italiano non basta. La misura è prevedere pittogrammi, istruzioni multilingue e, dove serve, un mediatore o un preposto di riferimento.

Passo 5 — Traduci le variabili in misure, non in premesse

L’errore ricorrente è scrivere “si tiene conto delle differenze di genere, età e provenienza” senza alcuna ricaduta operativa. Per ogni rischio in cui una di queste variabili incide, il DVR deve indicare la misura conseguente: valori di MMC differenziati, DPI in taglie adeguate, formazione con verifica linguistica, limiti per i minori, rotazioni per età. È lo stesso principio del Passo 4 del DVR: una misura ha un contenuto, un responsabile e un tempo.

Queste variabili si intrecciano spesso con lo stress lavoro-correlato, che l’art. 28 richiama esplicitamente: genere, età e provenienza sono anche fattori di contesto della valutazione dello stress.

Passo 6 — Aggiorna quando cambia la popolazione

La composizione aziendale cambia: nuove assunzioni, ingresso di lavoratori stranieri, invecchiamento della forza lavoro. Sono variazioni che possono rendere la valutazione non più attuale e rientrano tra i casi di aggiornamento del DVR previsti dall’art. 29, co. 3. Un DVR che descrive una popolazione di dieci anni fa non riflette i rischi reali di oggi.

Checklist — le tre variabili nel DVR

  • Popolazione aziendale fotografata per genere, fasce d’età e provenienza, mansione per mansione
  • Movimentazione carichi ed ergonomia con valori differenziati per genere
  • DPI disponibili in tutte le taglie e conformazioni necessarie
  • Tutele specifiche per minori e per le lavoratrici madri richiamate e collegate
  • Attenzione a lavoro gravoso, turni e notturno in funzione dell’età e della sorveglianza sanitaria
  • Formazione e informazione con verifica della comprensione linguistica per i lavoratori stranieri
  • Segnaletica e procedure d’emergenza comprensibili a tutta la popolazione presente
  • Per ogni variabile, una misura concreta con responsabile e tempi, non una semplice premessa
  • Riesame previsto al mutare significativo della composizione aziendale

Domande frequenti

Devo fare un documento separato per genere, età e provenienza?

No. Non serve un allegato a sé: queste variabili vanno integrate nella valutazione di ciascun rischio all'interno del DVR. L'art. 28, co. 1, le richiede come criterio trasversale, non come capitolo isolato. L'importante è che dal documento risulti che ne hai tenuto conto, mansione per mansione.

Cosa intende la legge per «provenienza da altri Paesi»?

Il riferimento è alle condizioni che possono aumentare il rischio per i lavoratori stranieri: barriera linguistica, diversa percezione del pericolo, minore familiarità con procedure e segnaletica. La misura tipica è garantire formazione e informazione effettivamente comprese, verificando la comprensione della lingua, non solo consegnando materiale in italiano.

L'età va considerata solo per i minori e gli anziani?

Sono i due estremi più evidenti, ma la variabile è continua. I lavoratori giovani e neoassunti hanno spesso meno esperienza e più infortuni; i lavoratori più maturi possono avere ridotte capacità in mansioni gravose o notturne. La valutazione deve coprire l'intero arco delle età presenti in azienda.

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