Guida · Formazione · 10 min di lettura
Formare lavoratori stranieri: verifica della comprensione linguistica
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Un attestato di formazione non prova nulla se il lavoratore non ha capito una parola del corso. Per i lavoratori stranieri questo non è un rischio teorico: è la causa più frequente di formazione dichiarata valida e in realtà inefficace, con conseguenze sia sull’infortunio sia sulla responsabilità del datore di lavoro. Vediamo come organizzare una formazione che regga davvero.
Passo 1 — Parti dall’obbligo di comprensibilità
La legge non chiede solo di “erogare” la formazione, ma di renderla comprensibile. L’art. 36 impone che l’informazione sia fornita in modo comprensibile per il lavoratore; l’art. 37 va oltre e prevede espressamente che, quando la formazione riguarda lavoratori immigrati, essa avvenga previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo. In pratica: prima si accerta che il lavoratore capisca la lingua del corso, poi si forma. Non il contrario.
Passo 2 — Individua chi sono i lavoratori interessati
Fai un censimento onesto della forza lavoro, mansione per mansione: chi ha una lingua madre diversa dall’italiano, con quale livello di padronanza, e in quali reparti opera. Non fermarti alla nazionalità: conta la reale competenza linguistica. Un magazziniere che usa il muletto e legge le procedure di stoccaggio ha un fabbisogno diverso da un addetto alle pulizie, e un cantiere con squadre multilingua richiede più attenzione di un ufficio. Questa mappatura si collega alla valutazione delle differenze di provenienza già richiesta dall’art. 28.
Passo 3 — Verifica la comprensione della lingua veicolare, prima del corso
La verifica va fatta prima di iniziare la formazione e va documentata. Non esiste un modello di legge: quello che conta è che l’accertamento sia reale e proporzionato al rischio. Strumenti concreti:
- un breve colloquio strutturato condotto dal formatore o dal preposto, con domande sulle istruzioni operative della mansione;
- un test scritto o orale nella lingua che si intende usare per il corso;
- il coinvolgimento di un mediatore linguistico quando il livello è incerto.
Verbalizza sempre l’esito: chi ha condotto la verifica, quando, quale lingua veicolare è stata scelta e con quale conclusione. È questo verbale, non l’attestato finale, a dimostrare che hai rispettato l’art. 37.
Passo 4 — Scegli la lingua e adatta il percorso
In base all’esito, decidi come erogare il corso. Le opzioni tipiche:
- formazione in italiano quando la padronanza è adeguata e verbalizzata;
- formazione nella lingua veicolare compresa dal gruppo (ad esempio in inglese o francese per squadre plurinazionali);
- formazione in italiano con mediatore o interprete in aula, e materiale tradotto a supporto.
Adatta anche i contenuti: privilegia esempi visivi, pittogrammi, dimostrazioni pratiche e la segnaletica di sicurezza presente in azienda. Per la parte pratica, l’addestramento sul campo supera molte barriere linguistiche, ma va comunque tracciato.
Passo 5 — Attenzione all’e-learning
La formazione a distanza è ammessa nei limiti previsti dalla normativa vigente e dall’Accordo Stato-Regioni, ma con lavoratori stranieri va usata con prudenza: una piattaforma non verifica da sola la comprensione linguistica. Se scegli l’e-learning, affianca la verifica preliminare in presenza e prevedi un momento di confronto diretto. La formazione specifica e l’addestramento legati ai rischi della mansione richiedono comunque una componente pratica non delegabile a un video.
Passo 6 — Documenta e conserva
Alla fine del percorso raccogli in un unico fascicolo, per ciascun lavoratore: il verbale della verifica linguistica, il registro delle presenze, il programma con la lingua utilizzata, la prova di apprendimento finale e l’attestato. In caso di controllo o di infortunio, è questa filiera documentale a distinguere una formazione realmente efficace da un adempimento di facciata. Ricorda che gli obblighi formativi restano in capo al datore di lavoro anche quando il corso è affidato a un ente esterno: la scelta della lingua e la verifica della comprensione non sono delegabili al fornitore senza controllo.
Checklist operativa
- Censimento dei lavoratori per lingua madre e reale padronanza dell’italiano
- Individuazione della lingua veicolare per ciascun gruppo o mansione
- Verifica della comprensione linguistica svolta prima del corso e verbalizzata
- Scelta motivata tra formazione in italiano, in lingua veicolare o con mediatore
- Materiale didattico adattato: pittogrammi, esempi visivi, dimostrazioni pratiche
- Componente pratica e addestramento tracciati per la mansione specifica
- Fascicolo per lavoratore con verbale linguistico, presenze, prova finale e attestato
- Aggiornamento della verifica in caso di cambio mansione o nuovi rischi
Domande frequenti
Basta consegnare le slide tradotte per considerare formato un lavoratore straniero?
No. La traduzione del materiale è utile ma non sostituisce la verifica preliminare della comprensione della lingua veicolare richiesta dall'art. 37, co. 13, né l'erogazione effettiva del corso. Una formazione che il lavoratore non comprende è giuridicamente inefficace, anche se l'attestato è stato rilasciato.
Chi decide se un lavoratore comprende la lingua del corso?
La responsabilità è del datore di lavoro, che organizza la verifica avvalendosi del formatore, del preposto o di un mediatore. Non esiste un test di Stato: conta che la verifica sia reale, documentata e proporzionata al rischio della mansione, non un modulo firmato senza alcun accertamento.
Un lavoratore straniero che parla italiano fluente va comunque sottoposto a verifica?
La verifica va prevista quando la formazione riguarda lavoratori immigrati, ma il suo esito può essere immediato: se la padronanza della lingua veicolare è evidente e verbalizzata, il corso prosegue in italiano senza ulteriori accorgimenti. Ciò che non è ammesso è saltare del tutto l'accertamento.
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