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Scheda rischio

Nebbie di oli minerali

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Le nebbie di oli minerali sono gli aerosol — goccioline liquide e vapori ricondensati — che si liberano quando un olio minerale viene spruzzato, nebulizzato, riscaldato o messo in rapido movimento. L’esposizione tipica è quella degli operatori di macchine utensili dove l’olio funziona da lubrorefrigerante (tornitura, fresatura, rettifica, foratura, stampaggio e trafilatura dei metalli), ma nebbie oleose si formano anche in presse, compressori e impianti che trattano oli. Il rischio ha due volti: l’inalazione dell’aerosol, che irrita le vie respiratorie e, con esposizioni elevate e prolungate, è associata a effetti polmonari; e il contatto con la pelle, che causa dermatiti e follicoliti ed è la via di assorbimento più sottovalutata. La pericolosità dipende dal tipo di olio: gli oli minerali non trattati o scarsamente trattati e gli oli già usati nei motori a combustione sono i più insidiosi perché arricchiti di idrocarburi di rilievo cancerogeno.

Cosa dice la norma

La collocazione dipende dalla classificazione dell’olio. Gli oli lubrorefrigeranti raffinati e gli oli lubrificanti nuovi si trattano di regola come agenti chimici pericolosi ai sensi del Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008 (artt. 221-232): valutazione del rischio (art. 223) e misure specifiche di prevenzione e protezione (art. 225) proporzionate all’esposizione.

Scattano invece gli obblighi rafforzati del Capo II (agenti cancerogeni e mutageni, artt. 233-245) quando ricorre una delle condizioni seguenti:

SituazioneInquadramento
Oli minerali non trattati o scarsamente trattati, classificati cancerogeni 1A/1B secondo il regolamento CLPTitolo IX Capo II
Lavorazioni con oli minerali già usati nei motori a combustione internaProcesso richiamato nell’Allegato XLII → Capo II
Oli classificati come agenti chimici pericolosi ma non cancerogeniTitolo IX Capo I

Quando l’olio ricade nel Capo II, si applicano la sostituzione prioritaria, la riduzione dell’esposizione al minimo tecnicamente possibile, il registro degli esposti e la sorveglianza sanitaria specifica; i valori limite eventualmente previsti sono raccolti nell’Allegato XLIII, aggiornato periodicamente: il valore numerico va sempre verificato sulla fonte ufficiale vigente prima di dichiararlo nel DVR. Gli oli e i loro componenti possono inoltre essere soggetti a obblighi del regolamento REACH. La classificazione della singola miscela si legge sulla scheda di dati di sicurezza: è il punto di partenza per decidere tra Capo I e Capo II.

Dove si presenta

Le esposizioni più ricorrenti si incontrano in:

  • officine meccaniche e metalmeccanica, dove i fluidi lubrorefrigeranti sono spruzzati ad alta velocità su utensile e pezzo durante tornitura, fresatura, rettifica e foratura;
  • stampaggio, imbutitura, trafilatura e laminazione dei metalli, con oli da deformazione nebulizzati dalle presse;
  • manutenzione di motori e organi meccanici, cambi olio e lavaggi, dove si manipolano oli esausti di combustione, i più pericolosi;
  • compressori, turbine e impianti oleodinamici con trafilamenti e nebulizzazione dell’olio sotto pressione.

Come si valuta

La valutazione parte sempre dall’identificazione del prodotto e del processo:

  1. Identificazione: raccogli le schede di dati di sicurezza di tutti gli oli impiegati e stabilisci, per ciascuno, se è classificato come agente chimico pericoloso o cancerogeno, se è trattato o non trattato e se nel ciclo si manipolano oli già usati. È il passaggio che decide tra Capo I e Capo II.
  2. Stima dell’esposizione: valuta durata, frequenza, quantità nebulizzata e vie di assorbimento, considerando sia l’inalazione sia il contatto cutaneo. Dove servono dati oggettivi si esegue il monitoraggio ambientale della frazione aerodispersa, con campionamento nella zona di respirazione secondo le norme tecniche.
  3. Confronto con il valore limite: verifica il rispetto dei valori eventualmente applicabili, ricordando che per gli oli di rilievo cancerogeno l’obiettivo è ridurre l’esposizione al più basso valore tecnicamente possibile, non limitarsi a “stare sotto la soglia”.
  4. Registrazione nel DVR: con il metodo di valutazione del rischio chimico motiva le scelte, indica il numero di esposti e le misure adottate. La valutazione va rinnovata a ogni modifica rilevante di oli, macchine o cicli.

Misure di prevenzione e protezione

La gerarchia è vincolante, non un menu:

  1. Eliminazione e sostituzione: dove l’olio ricade tra i cancerogeni, il primo obbligo è evitarlo sostituendolo, per quanto tecnicamente possibile (art. 235), con oli raffinati a bassa emissione, fluidi sintetici o cicli a lubrificazione minimale (MQL) o a secco. Anche con gli oli trattati vale il principio di preferire il prodotto meno pericoloso.
  2. Misure tecniche alla fonte: carenatura e chiusura delle macchine utensili e aspirazione localizzata dei vapori e degli aerosol, con separatori di nebbie oleose, prima della sola ventilazione generale. Si aggiunge il controllo di portata, temperatura e pressione del fluido lubrorefrigerante per limitare la nebulizzazione.
  3. Misure organizzative e gestione del fluido: manutenzione, filtrazione, controllo microbiologico e ricambio programmato degli oli (un fluido degradato nebulizza e irrita di più), segregazione delle lavorazioni più emissive e limitazione dei tempi di esposizione.
  4. Misure igieniche: divieto di mangiare, bere e fumare nelle aree a rischio, divieto di pulirsi mani e indumenti con stracci imbevuti di olio, indumenti di lavoro puliti e cambiati con regolarità, lavaggio e creme barriera — essenziali per contenere il contatto cutaneo con l’olio.
  5. DPI: guanti resistenti agli oli minerali, indumenti idonei e, dove l’esposizione residua lo richiede, protezione respiratoria come ultima barriera, mai in sostituzione delle misure collettive. L’aspirazione e la ventilazione industriale restano la misura primaria; per i respiratori si rinvia alla protezione delle vie respiratorie.

Sorveglianza sanitaria

I lavoratori esposti sono sottoposti a sorveglianza sanitaria da parte del medico competente, con protocollo mirato all’apparato respiratorio e soprattutto alla cute, dove compaiono per prime dermatiti e follicoliti da olio. Quando l’olio ricade nel Capo II (oli non trattati o esausti di combustione), la sorveglianza è obbligatoria e si affianca al registro degli esposti, tenuto tramite il medico competente e conservato a lungo dopo la cessazione dell’esposizione, data la lunga latenza delle patologie oncologiche; gli aspetti operativi sono nella guida al registro degli esposti a cancerogeni. Gli esiti anonimi collettivi rientrano nella valutazione del rischio, chiudendo il cerchio tra dati sanitari e misure di prevenzione.

Errori comuni

  1. Trattare tutti gli oli allo stesso modo: un olio esausto di motore o un olio non trattato non sono un lubrorefrigerante raffinato nuovo; ignorare che possono ricadere nel Capo II è un errore sanzionabile.
  2. Guardare solo all’inalazione: la pelle è una via di esposizione primaria; senza igiene, guanti e indumenti puliti non si è “a norma”.
  3. Fidarsi della sola ventilazione generale: senza carenatura e aspirazione alla fonte sulle macchine utensili la nebbia oleosa resta in officina.
  4. Dimenticare la gestione del fluido: un olio degradato nebulizza e irrita di più; filtrazione, controllo e ricambio sono misure di prevenzione, non manutenzione facoltativa.
  5. Congelare la valutazione: un nuovo olio, una nuova macchina o l’aggiornamento degli allegati rendono obsoleto il DVR in archivio.

Domande frequenti

  • Le nebbie di oli minerali sono un rischio chimico o un cancerogeno?

    Dipende dall'olio. Gli oli lubrorefrigeranti raffinati e gli oli lubrificanti nuovi si gestiscono di norma come agenti chimici pericolosi ai sensi del Titolo IX Capo I del D.Lgs. 81/2008. Rientrano invece tra i cancerogeni del Capo II gli oli minerali non trattati o scarsamente trattati e le lavorazioni che comportano l'esposizione a oli minerali già usati nei motori a combustione interna, richiamate tra i processi dell'Allegato XLII. La classificazione della singola miscela va sempre verificata sulla scheda di dati di sicurezza.

  • Perché con gli oli minerali è così importante proteggere la pelle?

    Perché il contatto cutaneo prolungato con oli e nebbie oleose è una via di esposizione primaria: provoca dermatiti irritative da contatto e la caratteristica follicolite da olio (l'"acne da olio" di operatori di macchine utensili), e con gli oli non trattati è storicamente associato anche a tumori cutanei. Per questo accanto all'aspirazione servono indumenti puliti, divieto di pulirsi le mani con stracci imbevuti di olio, igiene rigorosa e creme barriera.

  • Come si tengono sotto controllo le nebbie oleose in officina?

    La misura primaria è tecnica: carenatura delle macchine utensili e aspirazione localizzata dei vapori e degli aerosol alla fonte, con separatori di nebbie oleose, prima della sola ventilazione generale. Si aggiungono il controllo della temperatura e della pressione del fluido lubrorefrigerante, la manutenzione e il ricambio programmato degli oli, e la protezione respiratoria come ultima barriera dove l'esposizione residua lo richiede.